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		<title>www.confederazionecub.it</title>
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		<description>Le ultime notizie dalla Confederazione CUB</description>
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			<description>Le ultime notizie dalla Confederazione CUB</description>
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		<lastBuildDate>Tue, 16 Mar 2010 14:11:00 +0100</lastBuildDate>
		
		
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			<title>Modena, 18 marzo 2010. Manifestazione: DIFENDIAMO LA SCUOLA, IL NOSTRO FUTURO E IL NOSTRO LAVORO</title>
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			<description>In allegato stampa su iniziativa</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Giovedì 18 marzo alle ore 15<br />Manifestazione di protesta di tutto il personale della Scuola<br />davanti all'Ufficio Scolastico Provinciale di Modena<br />in via Rainusso, 79/100<br /><br />IL GOVERNO ITALIANO HA PREDISPOSTO A PARTIRE DALLA LEGGE n.133 (art. 64, Capo II) UNA SERIE DI INTERVENTI PER IL CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA CHE RIDUCONO DRASTICAMENTE I FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA STATALE:<br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * tagli per 7 miliardi e 832 milioni di euro ai finanziamenti alla scuola pubblica<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * taglio dei posti di lavoro pari a 150.000 unità tra insegnanti e personale Ata<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * riduzione delle cattedre per il sostegno<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * aumento del numero di alunni per classe (fino a 35 per classe)<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * ridimensionamento, chiusura e accorpamento degli istituti scolastici<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * mancanza di finanziamenti per la messa in sicurezza e la manutenzione delle strutture edilizie delle scuole<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * mancanza di fondi per il normale funzionamento delle scuole a cominciare dal pagamento degli stipendi di molti supplenti<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * riduzione delle spese di pulizia del 25%, con ulteriori carichi di lavoro per il personale Ata<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Riduzione e accorpamenti delle classi di concorso; cancellazione e azzeramento delle graduatorie dei precari<br /><br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Riduzione dei quadri orari e dei piani di studio<br /><br /><br /><br />Il Coordinamento degli insegnanti precari della provincia di Modena chiede il ritiro di questi provvedimenti per difendere qualità, sicurezza e lavoro nelle scuole.<br /><br /><br />Hanno aderito: RdB/Cub Scuola Emilia Romagna, Gilda Modena, Flc Cgil Modena, Cobas Scuola Emilia Romagna, Collettivo Studenti Modena Uniti, Onda Anomala Modenese. </p>]]></content:encoded>
			<category>scuola</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 14:11:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Benevento, 22 marzo 2010: Assemblea pubblica a difesa del lavoro e della scuola</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=23327&#38;cHash=5e35f32e4a</link>
			<description>In allegato il volantino</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Lunedi 22 Marzo 2010 dalle ore 16,00ASSEMBLEA PUBBLICAPresso la SALA RIUNIONI – Centro per l’Impiego – via XXV luglio – BeneventoIL GOVERNO ITALIANO HA PREDISPOSTO A PARTIRE DALLA LEGGE n.133 (art. 64, Capo II) UNA SERIE DI INTERVENTI CHE RIDUCONO DRASTICAMENTE I FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA STATALE:&nbsp;&nbsp;&nbsp; * tagli per 7 miliardi e 832 milioni di euro ai finanziamenti alla scuola pubblica;&nbsp;&nbsp;&nbsp; * taglio dei posti di lavoro pari a 150.000 unità tra insegnanti e personale ATA; &nbsp;&nbsp;&nbsp; * riduzione delle cattedre per il sostegno;&nbsp;&nbsp;&nbsp; * aumento del numero di alunni per classe (fino a 35 per classe); &nbsp;&nbsp;&nbsp; * ridimensionamento, chiusura e accorpamento degli istituti scolastici; &nbsp;&nbsp;&nbsp; * mancanza di finanziamenti per la messa in sicurezza e la manutenzione delle strutture edilizie delle scuole; &nbsp;&nbsp;&nbsp; * mancanza di fondi per il normale funzionamento delle scuole a cominciare dal pagamento degli stipendi di molti supplenti; &nbsp;&nbsp;&nbsp; * riduzione delle spese di pulizia del 25%, con ulteriori carichi di lavoro per il personale ATA; &nbsp;&nbsp;&nbsp; * Riduzione e accorpamenti delle classi di concorso; cancellazione e azzeramento delle graduatorie dei precari; &nbsp;&nbsp;&nbsp; * Contratti truffa per la scuola e per i precari: da quelli di disponibilità a quelli a prestazione d'opera per i progetti, che si aggiungono ai co.co.co e ai contratti privati degli ex-LSU;&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Riduzione dei quadri orari e dei piani di studio;&nbsp;&nbsp;&nbsp; * Aumento dei finanziamenti diretti e occulti (da parte di tutte le amministrazioni Comuni, Province, Regioni) alle scuole private e paritarieIn questo modo avanza il processo di privatizzazione della Scuola pubblica statale voluto da tutti i Governi, senza distinzione, nell'ultimo decennio.I sindacati collaborazionisti sono complici di questa politica e non si può più delegare i nostri interessi di lavoratori e di cittadini: è l'ora dell'unità e della lotta.PARLIAMO DI NOI, PARLIAMO DEL FUTURO DELLA CONOSCENZA!E' L'ORA DI COSTRUIRE IL SINDACATO CHE SERVE AI LAVORATORI !LA RDB Scuola INVITA ALLA PARTECIPAZIONE TUTTI I LAVORATORI DELLA SCUOLADOCENTI- PERSONALE ATA – PRECARI – exLSU/ATA – CO.CO.CO.UN INVITO VIENE RIVOLTO ANCHE AI CANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI AD UN CONFRONTO SU QUESTI TEMI</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="right" class="bodytext"><em>RdB Scuola</em></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			<category>scuola</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 09:24:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Reggio Calabria, 20 marzo 2010: Assemblea pubblica a difesa del lavoro e della scuola</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=23312&#38;cHash=f91d0c892c</link>
			<description>In allegato il volantino</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Sabato 20 marzo – ore 16.00 – Reggio Calabria - Assemblea pubblica davanti al teatro CILEA – C.so Garibaldi<br /><br /><br /></p>
<p class="bodytext">DIFENDIAMO IL LAVORO - DIFENDIAMO LA SCUOLA STATALE<br />GENITORI – STUDENTI - PERSONALE DELLA SCUOLA PRECARIO E DI RUOLO – DIRIGENTI SCOLASTICI</p>
<p class="bodytext"><br /><br /><br />UNIAMOCI E LOTTIAMO CONTRO:</p>
<p class="bodytext"><br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * la riforma Gelmini distrugge e dequalifica la scuola statale.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * i tagli indiscriminati di 8 miliardi di euro (finanziaria Tremonti 2008) alla scuola statale.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * il piu’ grande licenziamento di massa dei lavoratori precari della scuola (docenti e ATA).</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * l’abolizione della compresenza e la conseguente istituzione del maestro unico.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * la chiusura delle piccole scuole e l’accorpamento degli edifici scolastici.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * il sovraffollamento e la creazione di classi-pollaio con 35/40 alunni che violano le norme sulla sicurezza e la qualità dell’apprendimento.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * la legge&nbsp; “truffa–precari” che esclude i precari storici da ogni possibile inclusione e stabilizzazione.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * l’anticipazione del federalismo scolastico che ha creato un ulteriore divario tra su e nord.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * la riforma della scuola superiore.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * l’indifferenza della politica verso i reali problemi reali delle famiglie.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; * le false propagande mediatiche del governo Berlusconi che inganna il popolo non creando riforme sul lavoro ma disoccupazione.</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="right" class="bodytext"><em>RdB Scuola / Cominato Precari Scuola Reggio Calabria</em></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			<category>scuola</category>
			
			
			<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 09:24:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>IL 21 22 23 MAGGIO A ROMA NASCE IL NUOVO SINDACATO DI BASE ITALIANO</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=23135&#38;cHash=d935c7a4a5</link>
			<description>A marzo i percorsi congressuali delle organizzazioni coinvolte</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Dall’unificazione di RdB, SdL e consistenti spezzoni categoriali e territoriali della CUB prenderà forma a fine maggio il nuovo sindacato di base italiano. Iniziano infatti a marzo i percorsi congressuali delle varie organizzazioni coinvolte, per giungere al Congresso di unificazione che si terrà a Roma dal 21 al 23 maggio 2010.<br /><br />&nbsp;<br /><br />Il nuovo soggetto nasce con l’ambizioso progetto di costruire la vera alternativa, concreta, radicata e di massa, al sindacato concertativo storico e di candidarsi ad essere il sindacato conflittuale che serve ai lavoratori italiani. Non la sommatoria di più esperienze ma una nuova soggettività, che rompe con il panorama precedente, rimuovendo tutti gli impedimenti sovrastrutturali che sin qui hanno mantenuto diviso il sindacalismo di base indebolendone la forza e la&nbsp; attrattività.<br /><br />&nbsp;<br /><br />A questa nuova formazione stanno guardando con attenzione ed interesse anche sindacati storici del panorama autonomo, quali lo SNATER (Telecomunicazioni e RAI) e l’Or.S.A. (Trasporti e non solo) che stanno attivamente partecipando al serrato dibattito in corso.<br /><br />&nbsp;<br /><br />Il nuovo sindacato avrà una forma snella e pratica, prevedendo due soli blocchi categoriali – il settore pubblico e il settore privato – e una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, regionale e provinciale, per meglio rispondere alla richiesta di organizzazione che viene non più solo dai segmenti classici del mondo del lavoro ma anche da quelli di “nuova generazione” quali i precari, i migranti, i disoccupati e coloro che non hanno un reddito sufficiente o hanno il problema della casa.<br /><br />&nbsp;<br /><br />Grande importanza sarà data anche ai servizi da offrire ai lavoratori e alle lavoratrici, con la costituzione di efficienti servizi fiscali, di patronato, uffici vertenze e legali, sportelli immigrati. <br /><br /></p>]]></content:encoded>
			<category>CUB Nazionale</category>
			<category>Patto di Base</category>
			<category>Area discussione</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 18:05:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>1 MARZO A COLORI. Straordinaria riuscita della giornata per i diritti degli immigrati </title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=23136&#38;cHash=2886805ac6</link>
			<description>Gli immigrati scendono nelle piazze di tutta Italia. In allegato le immagini e il comunicato del 2 marzo.</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext"><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Migliaia e migliaia di immigrati e immigrate sono scesi in piazza ieri, insieme a lavoratori italiani, giovani, movimenti di lotta, per rivendicare tutti quei diritti che nel nostro paese vengono negati da un Governo che si rifiuta di riconoscere una realtà che è sotto gli occhi di tutti: gli immigrati fanno parte a tutti gli effetti&nbsp; della nostra società.</strong></p>
<p class="bodytext"><strong><br />&nbsp;&nbsp; &nbsp;Si continua con scelte politiche razziste, acuite ultimamente dall’applicazione delle norme contenute nel cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’, si declamano come risultati eccellenti la diminuzione degli sbarchi senza dire che sono dovuti alla barbara pratica dei respingimenti in mare da dove gli immigrati vengono mandati a morire nei deserti libici, ma si tace sui richiami che persino l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati rivolge all’Italia per non avere nessuna legge sul diritto d’asilo.</strong></p>
<p class="bodytext"><strong><br />&nbsp;&nbsp; &nbsp;Si tace soprattutto sulla mancanza di diritti per chi da anni risiede e lavora nel nostro Paese, sul fatto che se il permesso di soggiorno è strettamente legato al contratto di lavoro e se ti licenziano, e oggi con la crisi molti immigrati vengono espulsi dai processi produttivi, corri il rischio di essere internato nei Centri di Identificazione e Espulsione, che i figli degli immigrati che regolarmente vivono nel nostro paese, al raggiungimento della maggiore età, pur nati in Italia, dovrebbero essere mandati nei paesi d’origine dei genitori, che magari non hanno mai conosciuto e di cui non parlano la lingua.</strong></p>
<p class="bodytext"><strong><br />&nbsp;&nbsp; &nbsp;In un mondo che si proclama globalizzato, che si vanta di aver liberalizzato la circolazione delle merci e del denaro, solo agli esseri umani viene impedita la possibilità di decidere dove costruire la propria vita!</strong></p>
<p class="bodytext"><strong><br />&nbsp;&nbsp; &nbsp;La giornata di ieri ha inteso riportare tutto questo all’attenzione dei lavoratori e cittadini del nostro Paese, delle istituzioni, delle forze politiche che non avendo idee su come uscire dalla crisi inventano nemici su cui scaricare la frustrazione, la confusione, il disagio di enormi settori popolari e con cui ottenere facili consensi elettorali.</strong></p>
<p class="bodytext"><strong><br />&nbsp;&nbsp; &nbsp;Dobbiamo continuare e rafforzare la lotta degli immigrati e delle immigrate perché ogni diritti negato loro porta ad un abbassamento dei nostri diritti.</strong></p>
<p class="bodytext"><strong><br />L’unità dei lavoratori italiani e immigrati nelle lotte è estremamente necessaria per resistere all’attacco padronale e governativo ai diritti dei lavoratori che anche in questi giorni va avanti nelle aule parlamentari, con le privatizzazioni dei servizi pubblici, con licenziamenti e chiusura di aziende.</strong><br /><br /></p>
<h3 align="center">Per i diritti e per il lavoro nessuno è straniero</h3>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="right" class="bodytext"><em>Federazione Nazionale RdB</em></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext">Roma, 2.3.2010</p>
<p align="left" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="left" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="left" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="left" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="left" class="bodytext">.</p>
<p class="bodytext"><hr><p></p><p align="center"><a href="http://www2.rdbcub.it/rassegna_video_20100301_giornata_diritti_immigrati.htm" target="_blank" class="external-link-new-window" ><strong>I VIDEO SU RdB TV</strong></a></p><hr><p align="right"><strong>2 marzo 2010 - Il Manifesto</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>ROMA «Troppa (in)tolleranza, nessun     diritto», dice uno striscione che fa il verso al ministro Maroni<br />     Sfilano in 5 mila, la capitale scopre «l'orgoglio     meticcio»<br />     </strong><em>di Silvio Messinetti</em></p>     <p>ROMA - «Ci avevano detto che non si poteva scioperare, ci     avevano detto che era impossibile uno sciopero meticcio!» è il grido che si leva     altisonante dal camion che guida il corteo all'altezza di via dello Statuto. Per avere una     risposta basta voltarsi all'indietro e scoprire che un lungo fiume colorato e multietnico     sta invadendo l'Esquilino in questo primomarzo2010 della Capitale. Il corteo della Rete     antirazzista romana è riuscito e questo è un dato incontestabile. Sono in 5 mila a detta     degli organizzatori. Almeno il doppio se si considera l'happening di Piazza Vittorio che     Cgil, Arci, Amnesty International, Emergency, Liberi Nantes F.C. e le comunità migranti     hanno organizzato in contemporanea. Molti di più del corteo di fine maggio contro il     pacchetto sicurezza, nelle stesse strade e in un consueto sabato prefestivo.<br />     È stata lunga, la giornata dell'orgoglio meticcio a Roma. Era cominciata già di mattina     presto con il sit-in dei collettivi universitari e degli studenti medi che avevano     improvvisato un seminario all'aperto sulla clandestinità, proprio davanti a quella Camera     dei deputati che mesi fa aveva assurto la clandestinità a reato. A seguire, il corteo     dell'Onda che da Montecitorio si è diretto verso il palazzo dell'Inps per testimoniare la     condizione di sfruttamento e di sommerso che rappresenta il vissuto quotidiano di molti     immigrati.<br />     Il clou delle iniziative è, comunque, nel pomeriggio. A Piazza dell'Esquilino si     ritrovano le comunità bengalesi e pachistane insieme a Cobas e Rdb-Cub che danno luogo a     una maratona oratoria con al centro le storie di vita degli immigrati. Per poi muovere     verso Porta Maggiore, concentramento del corteo della Rete. Alle 17, sotto una brezza tesa     di scirocco e una pioggerellina mista a sabbia, si parte. In testa il grande striscione     «Troppa (in)tolleranza, nessun diritto», in alto una grande effigie di Sans Papier, il     protettore dei migranti della terra. A seguire le numerose realtà che dal basso hanno     costruito in questi mesi la mobilitazione di piazza. A cominciare, naturalmente, dagli     africani di Rosarno che dietro il loro striscione gridano «no allo sfruttamento e     permesso di soggiorno subito». Ci sono le comunità migranti di Civitavecchia, di     Guidonia, di Monterotondo. Ancora, la Comunità cristiana di base di S. Paolo, le Madri di     Roma Città aperta, i precari della scuola dietro il drappo «Siamo tutti clandestini,     respingiamo la Gelmini». Sono in tanti, si balla e si canta e questa aria di festa non     viene scalfita dalle notizie provenienti dal Pigneto dove è in corso una perquisizione     della polizia nel palazzo che ospita la comunità senegalese e buona parte degli africani     di Rosarno. Provocazioni, niente più. Che non cambiano di una virgola il refrain di un     corteo deciso e fermo nelle rivendicazioni ma al contempo gioioso e pacifico. <br />     Intanto riprende a piovere. E un pachistano si avvicina per venderti l'ombrello. È     proprio vero: come faremmo senza di loro?</p>     <p align="CENTER"><strong>BANDIERA GIALLA Decine di migliaia     in piazza in molte città italiane, scioperi in diverse fabbriche del centro-nord. In     Francia e in Italia va in onda la «giornata senza immigrati». Ed è un successo<br />     I migranti in sciopero<br />     </strong><em>di Giusi Marcante</em></p> <em>    </em><p>BOLOGNA - Quello che non sembrava possibile è     accaduto: c'è stato lo sciopero nelle fabbriche. Il primo marzo 2010 è stato anche, in     alcuni territori soprattutto, una giornata di sciopero vero. Sui luoghi di lavoro     immigrati e italiani si sono fermati assieme. I numeri che ha comunicato la Fiom,     sindacato che con le Rdb-Cub ha dato copertura allo sciopero, sono decisamente importanti:     50 aziende si sono fermate a Brescia (la metà metalmeccaniche), in provincia di Bologna 8     ore alla Bonfiglioli B1, alla Euroricambi e alla Titan, un'ora a fine turno alla Ducati     cui hanno partecipato anche i lavoratori della Divisione Pulizie della Felsinea     Ristorazione, a Reggio Emilia 8 ore alla Terim e 4 ore alla Ipcleaning di Rubiera, ancora     4 ore alla Zincatura Padana e alla Reber di Luzzara. Altri casi invece fuoriescono dalle     comunicazioni ufficiali e danno l'idea che le dimensioni siano decisamente più grandi. E     così al presidio di Bologna si viene a sapere che nel basso mantovano 3 aziende, Tiberina     1 e 2 a Suzzara e la Ma.Co.Fer a Pegognaga si sono fermate un'ora mentre in altre     fabbriche sono spuntate iniziative autorganizzate dai migranti che hanno fatto fermate     simboliche con i nastrini gialli: alla Iveco, Cgh Bondioli, Pavesi, alla Marcegaglia del     presidente di Confindustria, alla Zanotti. Ancora in provincia di Reggio Emilia si sono     fermate altre undici aziende e sette nella provincia di Parma. <br />     Il coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante ha fatto un lavoro paziente nei     territori, di tessitura e di dialogo. «Questa mattina ci hanno chiamato dalla Cic, una     cooperativa che svolge servizi logistici per la Coop - racconta Maurizio Ricciardi del     Coordinamento migranti di Bologna - i lavoratori immigrati non volevano entrare e non     hanno lavorato mentre la delegata Cisl che abbiamo contattato neanche sapeva dello     sciopero». Da piazza del Nettuno, il luogo scelto per il presidio dal Comitato bolognese     per lo sciopero, i delegati raccontano quello che è accaduto nelle aziende. «I colleghi     all'inizio non capivano bene, allora abbiamo fatto delle assemblee noi Rsu e il     coordinamento migranti - spiega Dion Rassour delegato Fiom alla Bonfiglioli - ci dicevano     'ma questo sciopero è una cosa politica, è una cosa etnica', questa invece è     un'iniziativa per dimostrare che siamo degli esseri umani». Nella fabbrica di questo     delegato hanno scioperato per otto ore circa 100 lavoratori. «Fortunatamente non siamo in     cassa integrazione - riferisce Maurizio Grasso, Rsu Fiom dell'Euroricambi - nei reparti     sono stati i lavoratori che ci hanno chiesto di fare sciopero e per questo abbiamo deciso     di fare un'iniziativa pesante con la proclamazione di otto ore». In questa azienda ci     sono 340 lavoratori, gli immigrati sono il 30%. «C'è stata poca informazione - aggiunge     Diaby, anche lui Rsu Fiom - del primo marzo in molti sono venuti a sapere tramite     internet. Ma vogliamo dire che questa giornata non è contro le aziende ma per le     condizioni che quotidianamente viviamo». E infatti a Bologna la giornata si è aperta con     un presidio organizzato dalle Rdb all'ufficio immigrazione della Questura. «Noi stranieri     abbiamo un motivo in più per protestare rispetto agli italiani, è l'integrazione     mancata, la nostra permanenza è legata al lavoro e la burocrazia ci rende la vita     impossibile. E' possibile che per fare i documenti bisogna andare tre o quattro volte in     questura?» dice Agah, anche lui delegato Fiom. E' la vita di ogni giorno quella che     scorre nei racconti del microfono aperto in piazza dove sono presenti anche delegati Cisl     nonostante questo sindacato abbia chiaramente parlato di sciopero «sbagliato». E     probabilmente anche la Cgil, ieri la Camera del lavoro bolognese ha iniziato il suo     congresso, dovrà riflettere su quello che è accaduto. <br />     Sotto le due torri la giornata si è conclusa con un grande corteo che secondo gli     organizzatori ha visto sfilare per il centro diecimila persone. «I migranti e gli     italiani anti-razzisti hanno alzato la testa e non la riabbasseranno» ha scritto il     Comitato promotore in una nota e senza dubbio quello che ha sfilato ieri è stato un     corteo come non accadeva da tempo a Bologna. Con molti stranieri e tanti italiani, una     manifestazione alla pari con parola d'ordine «contro la Bossi Fini e il pacchetto     sicurezza». E forse le parole del delegato Fiom della Ducati Luca Ippoliti rappresentano     la sintesi migliore: «il diritto alla casa e al lavoro è un diritto di tutti». Lui e il     suo collega Vito Garau hanno scattato un sacco di foto «coloratissime e bellissime che     appenderemo in bacheca sindacale». Perché ieri è iniziato qualcosa di nuovo. </p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - Bari live</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Un migliaio ieri hanno attraversato     la città: &quot;Ventiquattro ore senza di noi&quot;<br />     &quot;Siamo tutti clandestini&quot;, sfilano i migranti     di Bari<br />     Assenza assordante dei rappresentanti istituzionali<br />     </strong><em>di Gianpietro Occhiofino</em></p> <em>    </em><p>Bari - Al grido di &quot;Siamo tutti clandestini&quot;,     un migliaio di manifestanti hanno attraversato le vie cittadine ieri. Sulle note del     &quot;raggae&quot; centinaia di extracomunitari, megafono alla mano, hanno rivendicato i     propri diritti. Anche a Bari, come nel resto d’Europa, si è svolta la giornata di     lotta del lavoro migrante. &quot;Una giornata intensa, memorabile. Tantissime persone     hanno risposto al nostro appello&quot;, sostiene Chouaib Chtiwi, coordinatore regionale     immigrati Rdb/Cub. &quot;Ventiquattro ore senza di noi&quot;, lo slogan dominante.     L’iniziativa, partita ieri mattina con una lectio magistralis alla Facoltà di     Scienze della Formazione, organizzata dagli studenti di Sociologia delle relazioni     Etniche, si è poi spostata in Piazza Umberto. &quot;Il primo marzo ha visto tutti     insieme, studenti, cittadini italiani ed extracomunitari. Abbiamo dato una risposta vera     alla crisi, alla questione del disagio degli immigrati e al problema degli alloggi&quot;,     dichiara Chtiwi. Il corteo ha attraversato alcune vie del quartiere Libertà. Il     messaggio: voler coinvolgere i migranti presenti in quella zona. Portare solidarietà a     tutti coloro che vivono negli scantinati, nei sottoscala di uno dei quartieri di Bari tra     i più multietnici. Presenti un gruppo di cittadini marocchini provenienti da Trani, un     altro da Corato, alcuni addirittura da Lecce. Si è festeggiato, si è ballato, perché la     musica costituisce uno dei veicoli di unione. &quot;Si usano lingue diverse, ma la musica     supera questo limite&quot;, afferma Adam, rifugiato politico che vive a Giovinazzo.     &quot;La manifestazione di oggi consolida le ragioni per cui il movimento antirazzista si     è mosso qui a Bari&quot;, afferma Angelo Cardone, occupante dell’ex liceo Socrate.     La rete recrimina un riconoscimento di fatto da parte dell’amministrazione comunale     sulla realtà del &quot;Ferrhotel&quot; e del &quot;Socrate&quot;. &quot;Chiediamo al     sindaco Emiliano che si schieri politicamente contro il pacchetto sicurezza varato dal     governo e contro la presenza del C.I.E. a Bari. Finora non abbiamo sentito nulla da parte     del Comune. Bari è solidale e molto più a sinistra della sua amministrazione&quot;,     conclude Cardone. Non è un caso, infatti, che nell’ultimo periodo i rifugiati     politici nel Socrate abbiano ottenuto cibo e vestiario dal vicinato. Assenti     ingiustificati i rappresentanti istituzionali. Non un consigliere, un assessore comunale,     provinciale o regionale. Eppure, cinque milioni sono gli immigrati regolarmente residenti     in Italia. Mediamente, ogni anno, producono il 9,7% del Pil. La latitanza dei nostri     rappresentanti politici di fronte ai drammi di milioni di migranti nel nostro Paese,     preoccupa notevolmente. Anzi, rappresenta una vergogna. </p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - Nuova Società</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Un giallo che illumina le città<br />     </strong><em>di Giovanni Catanzaro</em></p> <em>    </em><p>Torino - Dopo il primo grande e partecipato     appuntamento di Roma lo scorso 17 ottobre, ieri, primo marzo, in molte città italiane, si     sono tenute nuove iniziative contro il razzismo, per i diritti e la dignità dei migranti:     oltre all'invito ad indossare qualcosa di giallo come segno d'adesione, si sono svolti     molti appuntamenti di piazza. Anche Torino ha visto un'ampia partecipazione al presidio,     poi divenuto corteo, indetto per le ore 17.00 di fronte a Porta Nuova. Molte le adesioni:     Collettivo Immigrati Autorganizzati, Collettivo Gabelli, Rdb, Cobas, Sdl, Comitato di     Solidarietà Rifugiati Migranti, spezzone Antirazzista. Un corteo di 3000 persone (secondo     gli organizzatori) determinato, politico e denso di contenuti. Le rivendicazioni sono     chiare e condivise da tutti gli uomini e le donne che sfilano, che provano quotidianamente     che cosa voglia dire essere immigrato nell'epoca del Pacchetto Sicurezza: il diritto al     lavoro, alla casa, alla salute per tutte e tutti; il ritiro del pacchetto sicurezza;     rottura netta tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro; il diritto di asilo     per rifugiati e profughi; no ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono;     il mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro; l'accoglienza di     tutti e la chiusura dei CIE; contro ogni forma di discriminazione nei confronti di gay,     lesbiche, transgender, bisessuali e la solidarietà a tutti i lavoratori in lotta per la     difesa del lavoro. Come emerge da queste rivendicazioni il corteo di questa sera che da     Porta Nuova ha attraversato San Salvario per poi ritornare alla stazione, ha apportato     precise critiche e non solo un generico, per quanto sacrosanto, rifiuto di ogni forma di     razzismo. Ha saputo indicare con precisione quali forme assuma il razzismo oggi e chi lo     porta avanti. Ecco perché gli slogan più duri sono stati rivolti alla Lega nord e al     ministro Maroni, ormai per molti immigrati incarnazione di un pensiero razzista, di     criminalizzazione arbitraria e di sfruttamento. Sono molti gli interventi che si alternano     al microfono nel tentativo di dare voce a tutte le ragioni: da Rosarno cha ancora brucia     al bisogno di casa e lavoro. Parlando con i manifestanti emerge subito la rabbia. Una     rabbia accumulata, alimentata da singoli episodi di razzismo toccati a molti, una rabbia     lucida di chi si sente sempre sotto attacco senza aver fatto nulla e ha visto nel giro di     un paio d'anni peggiorare la sua situazione in Italia. E' cosi per Bouabd e sua moglie     Naima che si accompagnano con due figli piccoli nel passeggino: nati in Italia, con le     leggi vigenti non potranno avere la cittadinanza e inoltre se Bouabd perdesse il lavoro     tutti loro perderanno il permesso di soggiorno. Per Naima a pesare è anche la diffidenza     nei loro confronti alimentata, secondo lei, dalla Lega e dai media. Per Jamal del     Collettivo Gabelli questa giornata è un appuntamento importante per i diritti degli     immigrati e contro il razzismo. Ezio e Claudio del Sdl mi raccontano di come per gli     immigrati sia difficile avvicinarsi ai sindacati di base, che per loro oggi è un     trampolino di lancio e sperano che gli immigrati, vedendo le loro bandiere nel corteo,     imparino a conoscerli e individuarli come un punto di riferimento anche sul posto di     lavoro. Un'altra testimonianza significativa è quella di un gruppo di marocchini     ambulanti di Porta Palazzo che ieri hanno scioperato insieme a molti loro colleghi. Uno     sciopero quello dei lavoratori immigrati di Porta Palazzo assolutamente spontaneo, nato     con il passaparola nella giornata di sabato, che ha causato l'assenza di circa il 60% dei     banchi tra ortofrutta e vestiario. Poco dopo la partenza da Porta Nuova, alle 18.00 il     corteo si è arrestato su corso Vittorio poiché è giunta la notizia che un ragazzo     senegalese, che stava raggiungendo il corteo, trovato privo del permesso di soggiorno, è     stato arrestato dentro Porta Nuova. Per tutti i manifestanti questo arresto è una     provocazione e pertanto il corteo non si sarebbe mosso da Corso Vittorio fino alla sua     liberazione. Rassicurati dalla Digos che il rilascio sarebbe avvenuto in tempi     ragionevoli, il corteo ha ripreso a sfilare alla volta di San Salvario. Malgrado le     rassicurazioni alle ore 20.00, una volta ritornati alla stazione, il ragazzo era ancora     trattenuto in stato di fermo. La rabbia e l'indignazione tra i manifestanti è aumentata     così come è aumentato lo schieramento delle forze dell'ordine. Tuttavia la     determinazione a non disciogliere il presidio ha dato i suoi frutti e intorno alle ore     22.00 il ragazzo senegalese ha potuto raggiungere il suo corteo, suo fratello e tutti i     suoi compagni di lotta.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - Articolo 21</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Primo marzo, Bologna e le altre: un     seme è stato piantato<br />     </strong><em>di Gaetano Alessi</em></p>     <p>Bologna - Palazzo Re Enzo e Sala Borsa. Storia e cultura     che si fronteggiano da centinaia d’anni in quel di Bologna. Ed oggi, in mezzo,     tantissimo giallo. Questa la sfumatura cromatica che fa da cornice alla piazza storica del     centro emiliano. Luogo che ha dato ricetto alle centinaia di persone che, accogliendo     l’invito del comitato &quot;1 marzo 2010&quot; sono scesi in piazza a manifestare     contro il razzismo. Per la prima volta più di sessanta piazze italiane hanno voluto     lanciare un messaggio di coesione sociale tra migranti e quegli italiani, che pur non     essendo stranieri dal punto di vista anagrafico, si sentono estranei al clima di razzismo     che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di     civiltà. Buona la presenza nella piazza bolognese anche se, per amor di cronaca, gran     parte rappresentata da italiani e studenti. Tra i migranti massiccia la componente nord     africana e dell’Europa dell’est, poche le presenze mediorientali, nulla quella     cinese. Parole forti come tuoni piovono dalla scalinata di Palazzo Re Enzo che funge da     palco. Lì i rappresentanti di varie organizzazioni di migranti raccontano la loro storia,     ed il loro lavoro. &quot;Io mi sento italiano, ma non cittadino&quot; il refrain più     sentito. Parlano in tanti, perché tante sono le storie, mentre tra la folla il rumore dei     bonghi spesso copre quello degli oratori. Poca la politica presente. &quot;Una piazza di     migranti è meno appetibile in campagna elettorale di un’assemblea degli     industriali&quot; dicono i ragazzi della Fgci presenti. Una bandiera di Sinistra ecologia     e Libertà fa, per qualche minuto, da sfondo agli oratori, prima di tornare tra la gente a     fare compagnia ai drappi della Federazione della sinistra. Tra le associazioni tanti i     militanti di Emergency, Gino Strada a &quot;che tempo che fa&quot; invitava alla     partecipazione. Tra gli altri l’Associazione nazionale Partigiani d’Italia, il     popolo &quot;Viola&quot;, con uno striscione troppo impegnativo per i pochi attivisti     presenti, l’Arci, il coordinamento &quot;precari scuola Bologna&quot;, il     coordinamento &quot;Stop al Razzismo&quot;. Tra i volti noti l’ex assessore felsineo     di SeL Milena Naldi, il presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini, il filosofo     Stefano Bonanga. I palloncini gialli con la scritta &quot;Stop al razzismo&quot; della     Cgil segnano la presenza del maggiore sindacato italiano mentre le bandiere rosse delle     Rdb delimitano la piazza. Una piazza che pulsa di quel progetto di società multiculturale     da tanto decantata ma sempre più utopistica, in un paese dove l’applicazione della     Bossi – Fini fa ribrezzo anche al suo stesso ideatore. Il sorriso e la passione     civile che accompagna ogni parola ed ogni gesto dei migranti chiamati a raccolta fa ben     sperare per il futuro. Bologna ha segnato un colpo. Le altre piazze anche. Un seme è     stato piantato. Speriamo che cresca.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - Gazzetta del     Mezzogiorno</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Immigrati, in 1.000 sfilano per     Bari: «siamo persone»</strong></p>     <p>BARI - Un migliaio di persone partecipa a Bari alla     manifestazione antirazzista organizzata nell’ambito della giornata di sciopero degli     immigrati extracomunitari. Il corteo è partito dal palazzo del'Ateneo ed ha attraversato     alcune strade del centro cittadino che vengono volta per volta chiese al traffico. Alla     manifestazione partecipano varie associazioni di studenti. Sono presenti, tra     l’altro, bandiere di Sinistra critica, Prc, Unicobas, Rdb e Rete antirazzista. I     manifestanti esibiscono striscioni in cui rivendicano &quot;sono una persona, non sono un     documento&quot;, e cartelli che sollecitano inclusione e integrazione. Lungo il tragitto     vengono distribuiti volantini con appelli perchè venga riconosciuto il diritto di asilo     al cittadino turco Avni Er, dissidente politico nel suo Paese, che qualche giorno fa è     stato trasferito nel Cie di Bari e per il quale la Turchia ha chiesto l’estradizione.     In piazza ferrarese un presidio con lettura di testi di letteratura migrante,     testimonianza e racconti.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - La Repubblica</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>L´onda gialla degli stranieri in     sciopero<br />     In cinquemila al corteo in centro contro la     &quot;schiavitù legalizzata&quot; La protesta La soddisfazione degli organizzatori e dei     manifestanti &quot;Visto? Esistiamo anche noi&quot;<br />     </strong><em>di ANTONELLA CARDONE ENRICO MIELE</em></p> <em>    </em><p>Bologna - «Contro la legge Bossi-Fini ora sciopero».     Babacar Ndiaye indica alla piazza lo striscione ormai logoro alle sue spalle. «È dal     2004 che aspettiamo questo momento». Ieri erano almeno in cinquemila (10 mila secondo gli     organizzatori) all´ombra del Nettuno per il primo sciopero dei migranti organizzato in     Italia, sulla scia dell´esperienza francese. «Una grande presa di parola collettiva, per     ribadire che i diritti non hanno colore», come racconta Kindi Taila, 34 anni, medico di     origini congolesi, mentre sorride mostrando le magliette gialle che la sua associazione ha     stampato per l´occasione.<br />     A Bologna, tra le grandi città italiane, la manifestazione è stata una delle più     riuscite. Una piazza piena, dove l´ansia di esprimersi era palpabile, e un lungo corteo     che ha attraversato le strade del centro storico. A scandire il pomeriggio più che la     musica sono stati gli interventi dal palco. Il giallo è la tinta dominante per questa     &quot;24 ore senza di noi&quot; come recita lo slogan usato per lanciare l´iniziativa.     &quot;Il colore del cambiamento&quot; sparso un po´ ovunque, nelle fasce al braccio della     gente come nei palloncini. Ci sono operai di origini lontane, studenti, donne con il velo     e perfino chi, normalmente, dorme in stazione, come racconta Shakeel, pakistano di 37     anni, muratore che da due anni non trova lavoro e di conseguenza ha perso il permesso di     soggiorno. Molti i cartelli e gli slogan contro la Bossi-Fini e il &quot;pacchetto     sicurezza&quot;. «Oggi possiamo essere felici» esulta dal palco Cecile Kyenge,     coordinatrice del comitato promotore di uno sciopero che ha fatto emergere - per un giorno     - le tante etnie di una città che «a volte fa finta di non vederci. Eppure esistiamo,     lavoriamo e paghiamo le tasse come tutti gli altri». Dal palco arrivano voci e grida con     accenti diversi: pakistano, congolese, marocchino. Una babele scesa in piazza per dire no     alle «schiavitù legalizzate» e ai «tanti ricatti che gli immigrati subiscono nei     luoghi di lavoro». Molte le associazioni bolognesi e di tutta l´Emilia, il gruppo Ya     Basta!, le donne migranti. Poche bandiere di partito. «Se oggi un immigrato - attacca     Giamplacido Ottaviano, delegato della Bonfiglioli - perde il lavoro la sua permanenza in     Italia è incerta e questo crea tensioni tra gli operai. Questa è quindi una protesta     fondamentale anche per noi italiani».<br />     La giornata era iniziata con un presidio mattutino delle Rdb davanti all´ufficio     immigrazione e lo stand della Cgil aperto sotto il Nettuno. Poi è proseguita all´ombra     del Nettuno, lasciando a bocca aperta una città quasi incredula davanti a tutta quella     folla, a quella macchia gialla che si ingrossava sempre di più. Diecimila magari non lo     saranno stati, come rivendicavano con orgoglio gli organizzatori a fine giornata, ma     almeno la metà sì. Comunque tanti, se non tantissimi, per il primo sciopero degli     stranieri in città.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - La Tribuna di Treviso</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Ieri è nato il movimento «Primo     Marzo»<br />     Yene, leader dei dissidenti «I nostri problemi restano     Diritti, spazi e moschee»</strong></p>     <p>Treviso - E’ nato ieri il movimento «Primo marzo»,     gli stranieri dissidenti che hanno deciso di scioperare contro la linea delle associazioni     ufficiali di migranti. Ma di fronte alla Camera di Commercio, allo show dei gruppi     BreakDance di Treviso e Mogliano, poco più di un centinaio di persone. Erano più     carabinieri e celerini....«Non ci interessano i numeri - dicono i promotori - si deve far     sapere ai trevigiani che esistiamo».<br />     La manifestazione, nata dal tam tam sulla piazza virtuale di Facebook, ha visto come     leader Ioseph Yene Oscar. Uno dei pochi immigrati ad aver scioperato ieri.<br />     «Il nostro è un primo passo - dice Yene - A Treviso le priorità sono i tempi di rinnovo     dei permessi di soggiorno e gli spazi di incontro agli immigrati». Compresi i luoghi di     culto. «Sono cattolico - dice Yene (foto a fianco) - Ma credo che i fratelli musulmani     abbiano diritto a un posto dove pregare». Con gli stranieri in piazza ieri l’Adl     Cobas, disobbedienti, Anpi e studenti medi. Stridente il contrasto con i passanti     trevigiani: molti ridevano. La conferma più lampante del clima di isolamento denunciato     dal palco.(l.c.)</p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - L'Arena</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>«Paghiamo le tasse ma ci     considerano di serie B»</strong></p>     <p>Verona - «Una giornata senza di noi», il primo sciopero     dei migranti italiani e di buona parte d’Europa, è iniziato a Verona con un presidio     in piazza Santa Toscana alle 11. Nulla a che vedere con i 20 mila in piazza a Napoli o con     gli stranieri che davano lezioni di clandestinità davanti a Montecitorio, a Roma. Qui in     150 hanno raccontato il loro dramma di immigrati, e i loro racconti di vita erano un     chiaro sfogo rivolto alla ricerca di confronto e di un po’ di umanità.<br />     Il presidio di porta Vescovo voluto da Cittadinanza Attiva, Adl Cobas, Rete sociale per la     casa e da tutti gli impiegati nelle cooperative Genius Dhl di Veronella, Coop Concordia     con Mtn San Bonifacio, Coop Halding, Group Tnt Ver e Coop Europromos, e dalle associazioni     Algerini Verona Anwar, Marocchina Atlas, Consulta immigrati, infine dai collettivi     Studentesco e Metropolis, ha portato in piazza anche tante donne e bambini. «Ho fatto     perdere un giorno di scuola a mio figlio perché trovo che anche manifestare per i propri     diritti sia un modo per insegnare e formare gli adulti di domani», dice una giovane madre     con in capo il chador e vestita all’occidentale. Su un palco dove è stato appeso un     manifesto con scritto «Rete per la casa, un diritto per tutti», sale un ragazzino di 11     anni. Si chiama Taha, il suo nome in arabo significa prediletto.<br />     Racconta che è nato alla maternità di Borgo Trento e non è considerato cittadino     italiano. Eppure i suoi compagni di scuola lo trattano alla pari. «Io non sento nessuna     differenza tra me e i miei compagni. Non trovo giusto che ci sia qualcosa o qualcuno che     mi faccia sentire di meno o come un qualcosa che non merita di rimanere in questa città.     Io non sono una cosa ma una persona». Il suo intervento è seguito da un lungo applauso.     Poi ha parlato Paul, uno studente delle superiori. «Sono nato qui ma nella mia carta di     identità c’è scritto cittadinanza nigeriana», afferma. In piazza ci sono i     rappresentanti dei lavoratori impiegati in note aziende cittadine. Fra loro Roberto     Malesani, legale di Adl Cobas e Rete per la casa, nonché di Cittadinanza Globale.<br />     Kaled Ben Ammar, del direttivo di Cittadinanza Attiva e sindacalista, parla di «leggi     razziali» introdotte nel Paese negli ultimi anni, e dei ritardi nella consegna dei     permessi di soggiorno. «Sembra impossibile che nessuno capisca il dramma di chi lavora e     non è nemmeno tutelato. Di chi vive in questa città pagando le tasse e non è     considerato cittadino», grida dal microfono ricordando a i presenti che il lavoro degli     immigrati garantisce il 10% del Pil. In piazza Santa Toscana le donne offrono la loro     testimonianza. Toccante quella di Rabih Souad: «Avevo una famiglia fino a un anno fa,     quattro figli e un marito. Lavorava in nero, è stato trovato senza permesso di soggiorno     e rimpatriato. È morto in Algeria. Ora cerco un lavoro, ho portato i miei figli a scuola     dalle suore e l’assistente sociale invece di aiutarmi mi ha denunciata».(A.Z.)</p>     <p align="CENTER"><strong>PROTESTA. Soprattutto giovani alla     giornata europea di manifestazioni degli immigrati per sensibilizzare l’opinione     pubblica sul problema della discriminazione<br />     Trecento in Piazza Bra: «Siamo cittadini»</strong></p>     <p>Verona - «Sindaco Tosi, non continuare a dire che a Verona     c'è integrazione. Se qualcosa di vero c'è, è merito nostro». Hanno urlato le loro     ragioni a poca distanza dal municipio. Ma gli stranieri scesi in piazza Bra, ieri     pomeriggio, per per manifestare contro la legge Bossi-Fini, le lungaggini burocratiche e i     costi per il rinnovo del permesso di soggiorno e, più in generale, a causa di un clima     politico che li fa sentire «come se avessimo sempre un'arma puntata addosso», in realtà     non erano tantissimi. Circa trecento (un po' di più verso sera) sugli oltre 70 mila     residenti in città e provincia.<br />     Ed erano in maggioranza giovani, cioè quelli raggiunti dal tam tam sul social network     Facebook, organizzato dal Coordinamento migranti, con l'adesione di Arci provinciale,     Movimento federalista europeo, forze politiche di centro-sinistra (Federazione della     sinistra, Pdac, Sinistra e libertà, Giovani democratici e Pd), sindacati Fiom, Rdb e Cub     e associazioni di studenti e docenti universitari e alcune onlus. La manifestazione è     servita anche per invitare alla mobilitazione in occasione del prossimo 25 aprile e al     «grande sciopero generale del 1° ottobre».<br />     Ieri, però, il grosso degli immigrati adulti, come hanno ammesso gli stessi manifestanti,     «sono rimasti a lavorare nei cantieri, nelle fabbriche, nelle case dei veronesi, per     paura che un giorno di sciopero, per chi non ha diritti, significhi perdere il posto e la     possibilità di restare qui. Nessuno ci difende». Sono potuti venire i gestori dei     call-centre e i titolari delle botteghe di kebab. E i disoccupati per colpa della crisi.     Alcuni dei convenuti, originari soprattutto dell'Africa, del Pakistan, dello Sri Lanka e     della Moldavia, hanno portato con sé la documentazione della quale sono abituati a     preoccuparsi quotidianamente (il permesso di soggiorno, il contratto di lavoro e di     affitto). E la sventolavano in aria, lamentando il fatto che mantenere le carte in regola,     con dispendio di soldi e di fatica, non equivale a essere considerati italiani e veronesi.     A volte nemmeno dopo tanti anni: quando si avrebbe diritto alla cittadinanza, ma magari     non la si ottiene per cavilli burocratici, per esempio per un breve periodo all'estero, in     visita alla famiglia d'origine.<br />     «Continuano a chiamarci stranieri», dice Moustapha Wagne, del Coordinamento migranti,     affiancato da Michele Fiorillo dei Giovani democratici, «e non cittadini. Dimenticano che     850 mila lavoratori immigrati in Italia producono il 10% del Pil». E aggiunge: «E Tosi     sarebbe un sindaco modello? Ma se è stato condannato per razzismo. A livello politico, si     è creato un clima odioso. E noi non vogliamo che i nostri figli, che resteranno qui, lo     subiscano anche in futuro. Nelle scuole, tra i banchi, sta avvenendo la vera integrazione,     che non deve essere repressa». Intanto, giovani veronesi e immigrati cantavano insieme     canzoni rap.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - Il Tirreno</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Il centro invaso dal corteo degli     stranieri «Vogliamo solo lavorare»<br />     </strong><em>di DAVID EVANGELISTI</em></p> <em>    </em><p>LIVORNO - Decine di immigrati hanno aderito ieri     pomeriggio alla manifestazione nazionale &quot;24 ore senza di noi&quot; organizzata nella     nostra città dal &quot;Comitato livornese per il 1º marzo&quot; per rivendicare i     diritti dei migranti. A gridare «No al razzismo» e «Legge Bossi-Fini no» c’erano     africani (la maggior parte senegalesi), albanesi, rom e turchi. Alla testa del corteo,     partito al ritmo di djembée da via Grande e terminato in piazza della Repubblica, un     grande striscione firmato Sdl con scritto &quot;Contro la precarietà cancellare la     Bossi-Fini e la legge 30&quot;. Al raduno in piazza Grande (accanto al Mc Donald’s),     si sono soffermati anche esponenti di Sinistra critica (Fabio Gatto, Rosalba Volpi),     Federazione della sinistra (Alessandro Trotta, Aldo Manetti), Verdi (Stefano Romboli) e     Sinistra ecologia e libertà (Andrea Ghilarducci). Presenti anche membri dell’Unione     inquilini, del centro sociale Godzilla, del Comitato lotta per il diritto al lavoro, degli     Unicobas, della Fai e del Movimento antagonista. E’ spuntata anche una bandiera     raffigurante l’ex leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan Abdullah Ocalan.     Samira Karoui e Shahrazad Al Basha del Cesdi, parlando della politica     sull’immigrazione portata avanti dal governo, attaccano: «Per gli immigrati perdere     lavoro diventa un reato».</p>     <hr>     <p align="right"><strong>2 marzo 2010 - Corriere del Veneto</strong></p><p align="CENTER"><strong>Mille in strada e un solo slogan     «La casa è un diritto di tutti»<br />     Il corteo da Alte a piazza Duomo, soddisfatti i     sindacati. Fischietti, tamburi e candele per la protesta degli stranieri</strong></p>     <p>MONTECCHIO MAGGIORE - In più di mille a gridare «no al     razzismo» e «la casa è un diritto di tutti» lungo il centro storico di Montecchio.     Pienamente riuscita, secondo gli organizzatori Cgil, Cisl e Uil, la fiaccolata di «Un     giorno senza di noi» ieri sera da Alte al cuore della città castellana: un serpentone di     uomini e donne di ogni età, etnia e religione tutt'altro che silenzioso, a dispetto di     quanto annunciato all'inizio. Fischietti, tamburi e soprattutto slogan, molti dei quali     apertamente ostili all'amministrazione comunale leghista, sono risuonati per tutto il     percors. La manifestazione non ha comunque registrato incidenti di nessun tipo. Il corteo     vicentino di «Un giorno senza di noi» è stato organizzato a Montecchio in segno di     opposizione a una delibera sugli alloggi approvato dall'amministrazione che ha scatenato     il dissenso degli stranieri. Il testo ha incrementato gli standard abitativi delle     abitazioni e gli extracomunitari che non rispettano i requisiti non ottengono l'idoneità     di alloggio dal municipio, necessaria al rinnovo del permesso di soggiorno. Contro questo     provvedimento l'Unione degli immigrati provinciale sabato scorso ha indetto uno sciopero     della spesa, mentre in parallelo le organizzazioni sindacali hanno annunciato un'azione     legale. A loro, ieri si è aggiunta la fiaccolata che ha acceso i riflettori sulle     situazioni vissute dai cittadini non italiani dell'Ovest Vicentino. «Qualcuno in città     oggi ha tenuto a casa i bambini e non è andato al lavoro - spiegava all'inizio del corteo     Ousmane Condè dell'Unione Immigrati - ma lo ha fatto di propria spontanea volontà». Fra     tamburi e megafoni si accalcava dietro grandi striscioni gialli una folla rumorosa e     allegra di bengalesi, pachistani, africani, qualche cinese e anche qualche immigrato     balcanico: molti con una fiaccola accesa in mano, anche i bambini, quasi tutti con un     indumento giallo indosso o una fascia color canarino allacciata alla manica. Partiti in     poco più di trecento, i manifestanti sono aumentati durante il percorso, quando sono     arrivati gruppi dalle altre città della provincia. Presenti in forze i sindacati della     Triplice, con il loro servizio d'ordine, e gli RdB-Cub. Gli slogan gridati dalla folla,     inneggianti a pace e fratellanza fra i popoli, sono diventati via via più aspri     avvicinandosi al Comune, dove si è sentito urlare apertamente «Lega razzista». Erano     presenti fra la folla anche il consigliere comunale di Vicenza Giovanni Rolando del Pd,     venuto «in coerenza con la proposta di estensione del voto amministrativo presentata a     Vicenza», e il maestro Bepi De Marzi, che non ha risparmiato una battuta caustica: «Il     sindaco di Montecchio dovrebbe almeno togliere la croce dal cortile del Comune, in quello     che fa non c'è niente di cristiano». La folla (più di un migliaio di persone secondo la     questura), si è sciolta pacificamente in piazza Duomo. </p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - Dire</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Lo sciopero degli immigrati:     &quot;Nessun essere umano è illegale&quot;<br />     Roma, Napoli, Milano, Bologna... Nelle città italiane     gli stranieri scendono in piazza a migliaia contro il razzismo e per i loro diritti. Colf,     badanti, manovali, tecnici: ce la farebbe il nostro Paese senza di loro?</strong></p>     <p>ROMA - Piazza dell'Esquilino, a Roma. Qui si tiene il     presidio di cittadini immigrati e italiani per il primo marzo, giorno che gli stranieri     presenti in Italia hanno scelto per il loro sciopero, per fermarsi in nome della lotta al     razzismo e per chiedere il rispetto dei loro diritti. Sono scesi in piazza in molte città     italiane. Nella Capitale sono circa un centinaio le persone presenti, tra loro     rappresentanti del Comitato immigrati, del Comitato lavoratori immigrati e italiani uniti     e dei Cobas; una decina le bandiera dei Cobas e una di Rifondazione comunista. I cittadini     stranieri hanno portato anche alcuni animali da cortile: due pecore, tre galline e tre     papere. 'E' la nostra risposta contro la crisi.- spiega Bachu, portavoce dell'associazione     Dhuumcatu- ci siamo autorganizzati'. C'è chi denuncia il razzismo e chi chiede agli     italiani di andare a raccogliere i pomodori al posto degli stranieri. C'è chi racconta la     situazione disperata in cui vive, senza casa e senza lavoro, e chi accusa il sindaco     Gianni Alemanno di non avere fatto nulla per rispondere la richiesta di cittadini     immigrati. C'è chi chiede la libertà e chi denuncia che il prezzo della crisi lo stanno     pagando in primo luogo i lavoratori migranti. Sono tante le storie, le esperienze, le     testimonianze che è possibile incrociare. 'Gli stranieri sono a casa o stanno lavorando     perchè hanno paura di far sentire la loro voce.- denuncia al microfono Kim Bikila,     togoleso, da 12 anni agente cinematografico che cura gli interessi di circa 220 attori     stranieri- Denunciamo il razzismo artistico. Un artista straniero può fare solo ruoli     secondari'. Mawlana Masudurrahman, vice segretario dell'associazione Bangladesh oggi non     ha aperto il negozio di call center all'Esquilino. 'Oggi ho chiuso il mio negozio per     essere qui. Noi stranieri vogliamo il permesso di soggiorno, senza condizioni, per tutti     quelli che hanno un lavoro'. 'Noi migranti vogliamo far capire all'opinione pubblica che     la nostra presenza non puo' essere legata alle misure di sicurezza.- denuncia Riadh     Zaghdane delle rappresentanze di base confederazione Cobas Sdl- Chiediamo ai migranti di     alzare la testa'.<br />     NAPOLI - Anche Napoli si mobilita per il primo marzo. Oltre 5 mila persone hanno sfilato     stamattina nel corteo partito da piazza Garibaldi e conclusosi a piazza del Plebiscito per     la manifestazione 'Nessun essere umano è illegale!', aperta dallo spezzone dei     migranticon simboli gialli contro la discriminazione. Gli immigrati sono arrivati numerosi     da ogni parte della Campania, alcuni sono giunti in pullman da Caserta e Salerno, tra loro     anche gli sgombrati di S. Nicola a Varco. I manifestanti, in attesa di incontrare il     prefetto di Napoli, hanno occupato la piazza e sono pronti a rimanervi fino a notte fonda     se non avranno risposte. I primi gruppi di italiani e migranti sono partiti stamattina     dalla stazione di Napoli e si sono riuniti agli studenti provenienti da piazza del Gesù e     al corteo di disoccupati giunto da piazza Mancini. 'Siamo in piazza- spiega l'ucraina     Svetlana, referente del sindacato di rappresentanza di base, uno dei promotori     dell'iniziativa- per informare la gente sulle pericolose conseguenze di una legge che     criminalizza gli immigrati: oggi tutti noi ci troviamo a vivere in un clima di paura anche     per la minima cosa. Oltre a Napoli, siamo riusciti a mobilitare altre città campane, come     Caserta e Salerno da cui sono arrivati moltissimi rappresentanti delle comunita'     immigrate, compresi gli sgombrati di S. Nicola a Varco'. Tra le persone che sono scese in     piazza stamattina ci sono anche gli operatori sociali e i mediatori culturali che hanno     scioperato in blocco. In programma per tutta la giornata anche dibattiti, come quello     all'università L'Orientale sugli effetti delle politiche del governo italiano con     interventi dei docenti Ian Chambers e Silvana Carotenuto e di migranti delle comunità     napoletane. La rete antirazzista di Quarto ha affisso striscioni nei luoghi del     caporalato. Previsti anche un'estemporanea didisegnatori contro il razzismo, e,insieme     agli interventi dei migranti e degli antirazzisti dal palco, i contributi di artisti e     musicisti, installazioni, tammurriate, percussioni e rappresentazioni teatrali. 'Noi     immigrati che viviamo e lavoriamo in questo Paese- si legge nel documento siglato dalle     associazioni campane- che siamo una parte del suo presente e del suo futuro, subiamo un     clima di crescente razzismo. Ogni giorno si ripetono soprusi, forme di discriminazione     giuridica, violenze e condizioni di sfruttamento al limite dello schiavismo, che     calpestano la stessa dignità umana!'. Queste alcune delle richieste che riguardano, in     particolare, la situazione campana: risoluzione dei problemi che ostacolano la     regolarizzazione; strutture di accoglienza contro la politica degli sgomberi senza     alternative; mercati per il lavoro ambulante e pari dignità di trattamento tra le     attività commerciali di italiani e immigrati; più diritti e sicurezza per i lavoratori     impegnati nell'edilizia, nell'industria tessile, nell'agricoltura e nel lavoro domestico.<br />     MILANO - 'Senza di me, chi si prende cura di tua madre?'. Con questo cartello sulle spalle     Margot, 44 anni peruviana, ha manifestato a Milano in occasione di 'Primo Marzo 2010 - Una     giornata senza di noi'. Lavora in una casa di riposo per anziani e ha saputo     dell'iniziativa tramite i Cobas (una delle rappresentanze sindacali che hanno garantito la     copertura ai lavoratori, ndr). 'In istituto dicono che lo sciopero è ingiustificato-     spiega-. Ma un giorno di lavoro in meno non mi fara' diventare piu' povera. Oggi era     importante essere qui'. Accanto a lei una decina di colleghe che, assieme ad alcuni membri     del comitato milanese di 'Primo Marzo 2010 - Una giornata senza di noi' hanno srotolato     uno striscione giallo (colore simbolo della giornata) davanti al Tribunale con la scritta     'Migrare non e' reato'. Nello stesso momento altri due striscioni sono stati esposti     davanti al Cie di via Corelli ('Basta silenzi. Chiudiamo i centri di identificazione ed     espulsione') e alla Questura ('Permesso di soggiorno per tutti. Tempi di rinnovo più     rapidi'). 'Siamo qui per dire di no al pacchetto sicurezza e al permesso di soggiorno a     punti- dice Issa, magazziniere senegalese che vive in Italia da sei anni-. Questa è una     manifestazione pacifica e non violenta perchè noi siamo persone civili'. Sul palco,     allestito di fronte a Palazzo Marino si sono alternati diversi interventi di lavoratori     migranti. 'Siamo qui per far capire che esistono persone che lavorano in Italia. E     contribuiscono, contribuiamo a portare avanti il nostro Paese', dice Edna, somala con     cittadinanza italiana che per una giornata ha lasciato il suo posto come custode socio     sanitaria. 'I miei figli sono nati qui e spero possano contribuire a far crescere questo     Paese', conclude. Moustapha, egiziano, partecipa alla manifestazione ma resta in disparte.     Non prende la parola e non sale sul palco. 'Sono in Italia dal 2003 e non ho i documenti',     spiega. Per quattro anni ha lavorato a Bologna, poi il trasferimento a Milano. 'Lavoro     come muratore. Qualche giorno, poi una settimana. Se va bene un mese. Ma sempre in nero',     spiega. Tra i circa duemila partecipati alla giornata di oggi anche alcuni rappresentanti     del San Raffaele. Nei reparti pero' c'è stata bassa adesione da parte dei lavoratori     immigrati: 'In molti reparti, sopratutto in quelli in cui e' piu' forte la presenza di     stranieri, gli organici sono al limite e i dipendenti sono stati precettati', spiega     Margherita Napoletano, rappresentante Rsu del San Raffaele.<br />     BOLOGNA - Sono stati i primi ad arrivare in piazza: un centinaio di immigrati con il     personale e i volontari dell'Ufficio stranieri della Cgil si sono radunati stamattina in     piazza Nettuno, trasferendo le attività dell'ufficio in due gazebo all'aperto. Nel     pomeriggio sempre piazza Nettuno sara' il cuore della grande manifestazione promossa dal     Comitato 1° Marzo, con delegazioni di immigrati annunciate in arrivo da tutta     l'Emilia-Romagna e con la partecipazione attesa di studenti medi, universitari del     collettivo Bartleby e del Coordinamento precari della scuola.In piazza, stamattina,     marocchini, eritrei, bengalesi, nigeriani: volti sorridenti, un gruppo di percussionisti     che ha suonato per tutta la mattinata intonando slogan contro la Bossi-Fini e le politiche     sull'immigrazione del governo: voci che risuonavano nella piazza riempita dai palloncini     gialli (il colore ufficiale della manifestazione) con la scritta 'Diritti senza     frontiere'. Ma qual è il cambiamento che gli scioperanti vorrebbero dall'Italia? Come     sempre, uno dei temi ricorrenti è la lentezza della burocrazia. 'Vogliamo solo i nostri     diritti' dice Mohammed, manovale marocchino, a Bologna da nove anni. 'Ogni volta che devo     chiedere il permesso di soggiorno devo aspettare un anno e mezzo'. 'Penso sia arrivato il     momento di far sentire la nostra voce' aggiunge Seman, studentessa eritrea di Ingegneria     informatica. 'Bologna non è una città razzista, sono le leggi italiane ad essere sempre     più razziste'. 'Tutti i cambiamenti nella percezione degli immigrati- spiega Taifour,     rifugiato politico proveniente dal Corno d'Africa, mediatore culturale per l'ufficio     stranieri- vengono dall'alto: dal pacchetto sicurezza, dalla retorica come quella che     abbiamo sentito dal ministro dell'Interno dopo Rosarno. Noi che scappiamo dai regimi     fondamentalisti siamo doppiamente colpiti dai pregiudizi religiosi, perche' qui finiamo     spesso per essere additati come estremisti. I veri fondamentalisti girano per le citta'     pieni di soldi, sono rispettati, non lavorano per 15 euro al giorno. Ma siamo noi a pagare     per loro'.<br />     MONI OVADIA: 'CI RICORDANO CHE ANCHE LORO SONO UGUALI' - Con il primo sciopero di oggi,     gli immigrati presenti in Italia 'ci ricordano che anche loro sono uguali. Tocca a noi far     si' che lo diventino davvero'. Lo ha detto Moni Ovadia nel saluto alla platea congressuale     alla Cgil di Bologna a cui oggi ha parlato di uguaglianza, ricordando che 'i nostri     cittadini che vengono da fuori non si distinguono dal passaporto o dalla nazionalità     perchè la parola cittadini significa essere legati ai diritti fondamentali'. Ovadia si è     anche scagliato contro il 'lavoro schiavistico' degli immigrati, perchè 'ormai sembra     quasi veniale che sotto il nostro sole ci siano lavoratori nei campi di pomodoro e di     frutta trattati come schiavi'.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - Redattore Sociale</strong></p> <p align="center"><strong>IMMIGRAZIONE<br />     A Napoli anche gli immigrati di San Nicola Varco<br />     Oltre 5 mila persone in corteo. Chiedono strutture di     accoglienza contro la politica degli sgomberi, mercati per il lavoro ambulante e pari     dignità di trattamento tra le attività commerciali di italiani e immigrati<br />     </strong><em>di Maria Nocerino</em></p> <p>NAPOLI - Anche Napoli si mobilita per il primo marzo.     Oltre 5 mila persone hanno sfilato stamattina nel corteo partito da piazza Garibaldi e     conclusosi a piazza del Plebiscito per la manifestazione &quot;Nessun essere umano è     illegale!&quot;, aperta dallo spezzone dei migranti con simboli gialli contro la     discriminazione. Gli immigrati sono arrivati numerosi da ogni parte della Campania, alcuni     sono giunti in pullman da Caserta e Salerno, tra loro anche gli sgombrati di S. Nicola a     Varco. I manifestanti, in attesa di incontrare il prefetto di Napoli, hanno occupato la     piazza e sono pronti a rimanervi fino a notte fonda se non avranno risposte. I primi     gruppi di italiani e migranti sono partiti stamattina dalla stazione di Napoli e si sono     riuniti agli studenti provenienti da piazza del Gesù e al corteo di disoccupati giunto da     piazza Mancini. &quot;Siamo in piazza - spiega l'ucraina Svetlana, referente del sindacato     di rappresentanza di base, uno dei promotori dell'iniziativa - per informare la gente     sulle pericolose conseguenze di una legge che criminalizza gli immigrati: oggi tutti noi     ci troviamo a vivere in un clima di paura anche per la minima cosa. Oltre a Napoli, siamo     riusciti a mobilitare altre città campane, come Caserta e Salerno da cui sono arrivati     moltissimi rappresentanti delle comunità immigrate, compresi gli sgombrati di S. Nicola a     Varco&quot;. Tra le persone che sono scese in piazza stamattina ci sono anche gli     operatori sociali e i mediatori culturali che hanno scioperato in blocco. In programma per     tutta la giornata anche dibattiti, come quello all'università L'Orientale sugli effetti     delle politiche del governo italiano con interventi dei docenti Ian Chambers e Silvana     Carotenuto e di migranti delle comunità napoletane. La rete antirazzista di Quarto ha     affisso striscioni nei luoghi del caporalato. Previsti anche un'estemporanea di     disegnatori contro il razzismo, e, insieme agli interventi dei migranti e degli     antirazzisti dal palco, i contributi di artisti e musicisti, installazioni, tammurriate,     percussioni e rappresentazioni teatrali. &quot;Noi immigrati che viviamo e lavoriamo in     questo paese si legge nel documento siglato dalle associazioni campane - che siamo una     parte del suo presente e del suo futuro, subiamo un clima di crescente razzismo. Ogni     giorno si ripetono soprusi, forme di discriminazione giuridica, violenze e condizioni di     sfruttamento al limite dello schiavismo, che calpestano la stessa dignità umana!&quot;.     Queste alcune delle richieste che riguardano, in particolare, la situazione campana:     risoluzione dei problemi che ostacolano la regolarizzazione; strutture di accoglienza     contro la politica degli sgomberi senza alternative; mercati per il lavoro ambulante e     pari dignità di trattamento tra le attività commerciali di italiani e immigrati; più     diritti e sicurezza per i lavoratori impegnati nell'edilizia, nell'industria tessile,     nell'agricoltura e nel lavoro domestico. </p> <p align="center"><strong>IMMIGRAZIONE<br />     Primo marzo, &quot;prendiamo esempio dai lavoratori di     Rosarno&quot;<br />     Da piazza dell'Esquilino i migranti chiedono     l'estensione del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro e denunciano: &quot;Gli     stranieri sono a casa o stanno lavorando perché hanno paura di far sentire la loro     voce&quot;</strong></p> <p>ROMA - C'è chi denuncia il razzismo e chi chiede agli     italiani di andare a raccoglie i pomodori al posto degli stranieri. C'è chi racconta la     situazione disperata in cui vive, senza casa e senza lavoro, e chi accusa il sindaco     Alemanno di non avere fatto nulla per rispondere la richiesta di cittadini immigrati. C'è     chi chiede la libertà e chi denuncia che il prezzo della crisi lo stanno pagando in primo     luogo i lavoratori migranti. Sono tante le storie, le esperienze, le testimonianze che è     possibile incrociare nella giornate del Primo marzo, alla manifestazione in corso a Roma     in piazza dell'Esquilino. &quot;Gli stranieri sono a casa o stanno lavorando perché hanno     paura di far sentire la loro voce. - denuncia al microfono Kim Bikila, togoleso, da 12     anni agente cinematografico che cura gli interessi di circa 220 attori stranieri     Denunciamo il razzismo artistico. Un artista straniero può fare solo ruoli     secondari&quot;. Mawlana Masudurrahman, vice segretario dell'associazione Bangladesh oggi     non ha aperto il negozio di call center all'Esquilino. &quot;Oggi ho chiuso il mio negozio     per essere qui. Noi stranieri vogliamo il permesso di soggiorno, senza condizioni, per     tutti quelli che hanno un lavoro&quot;. &quot;Noi migranti vogliamo far capire     all'opinione pubblica che la nostra presenza non può essere legata alle misure di     sicurezza. - denuncia Riadh Zaghdane delle rappresentanze di base confederazione Cobas Sdl     - Chiediamo ai migranti di alzare la testa&quot;. Alla conferenza stampa è intervenuto     anche Edgar Galeano del comitato immigrati che da 10 anni raccoglie organizzazioni di     stranieri. &quot;Finalmente è arrivato il Primo marzo, portato in Italia da un gruppo di     bravi ragazzi italiani e da immigrati. Lo sciopero non è stato possibile prosegue -     perché deve passare attraverso i sindacati e dunque questa giornata si articola     attraverso una serie di manifestazioni in tutta Italia. Il Primo Marzo è una data     provocatorio, la campagna anti-immigrati del governo e del centro sinistra deve finire. In     questo momento di crisi chiediamo l'estensione del permesso di soggiorno per chi ha perso     il lavoro. Questa è la prima tappa di un percorso per fermare il razzismo, prendiamo     esempio dai lavoratori di Rosarno che si sono ribellati alla mafia e al     razzismo&quot;.(ap)</p> <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - Sky Tg 24</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>&quot;Migrare non è reato&quot;: in     piazza il popolo in giallo<br />     Manifestazione in oltre sessanta città per il primo     sciopero italiano degli stranieri. Un giorno di festa e di lotta, &quot;per combattere il     razzismo, per un'Italia multietnica&quot;</strong></p>     <p>Manifestazioni, cortei, concerti. Il popolo in giallo si     ferma per 24 ore per mostrare alla società cosa succederebbe senza di loro. Senza i     milioni di immigrati che lavorano in Italia. &quot;Nel giro di dieci anni gli immigrati     che lavorano nell’agricoltura sono diventati oltre 172 mila, vale a dire il 20% della     forza lavoro. E’ un elemento importante. Ma nei campi assistiamo a situazioni di     sfruttamento. E non solo a Rosarno, ma anche in Piemonte. Per non parlare poi del     Veneto&quot; dice il rappresentante comitato immigrati in Italia Aboubakar Soumahoro. Non     solo: &quot;I lavoratori migranti contribuiscono anche al 10% del Pil&quot; aggiunge. E     spiega che il messaggio che gli stranieri oggi vogliono lanciare agli italiani è che     &quot;il venir meno dei diritti dei lavoratori migranti significa far venire meno i     diritti dei lavoratori italiani&quot;. E anche la Coldiretti sostiene che senza il     contributo dei quasi cinque milioni di immigrati che vivono nel nostro Paese non sarebbe     possibile la produzione di numerose eccellenze del 'Made in Italy' alimentare. Unanime il     sostegno all'iniziativa da parte del Pdl e dell'opposizione. Se il Partito democratico     prende parte compatto alle iniziative di piazza della giornata, molti esponenti del     principale partito di governo sostengono l'iniziativa. Così il vicepresidente della     commissione Lavoro della Camera Giuliano Cazzola (Pdl) appoggia le motivazioni dello     sciopero: &quot;Gli immigrati vogliono dimostrare non solo di esistere - spiega in una     nota - ma di essere indispensabili con il loro lavoro alle attività economiche e sociali     del Paese: circostanza assolutamente vera&quot;. Della stessa lunghezza d'onda il deputato     Pdl Benedetto Della Vedova. Adesioni anche dalla candidata del centrosinistra alla     presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino (che parla di &quot;vera integrazione&quot;) e     dal portavoce dell'Italia dei valori Leoluca Orlando. Per il vicesindaco di Milano     Riccardo De Corato, invece, si tratta di una manifestazione che non rispecchia la realtà     in quanto &quot;la presenza di poche centinaia di immigrati in piazza su una popolazione     che ha sfondato quota 200 mila regolari ne riassume il senso&quot;. E i dati sulle imprese     e i locali gestiti da stranieri, &quot;aumentati dal 2000 del 179%&quot;, mostrano come     Milano abbia &quot;permesso un riscatto sociale e di costruire una famiglia a migliaia di     immigrati&quot;. L'integrazione, sottolinea quindi il vice Sindaco, &quot;è già nei     numeri&quot;. Contraria allo sciopero dei migranti la Lega Nord, che ha deciso di     organizzare domani a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, una contromanifestazione in     risposta allo sciopero di oggi proclamato dagli immigrati. &quot;Curioso come a una     manifestazione organizzata per radunare i lavoratori stranieri - ha commentato il     capodelegazione della Lega Nord in giunta regionale lombarda, Davide Boni - si sia     registrata la presenza massiccia di associazioni e movimenti studenteschi, legati     evidentemente alla sinistra, così come numerosi italiani. Il clima prettamente politico     in cui si e' svolto il corteo, decreta pertanto il fallimento di una iniziativa demagogica     e strumentale, che mira a dare una visione distorta sulla presenza degli stranieri in     questo Paese&quot;. </p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - Corriere di Bologna.it</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>stranieri e lavoro<br />     Sciopero degli immigrati anche alla Bonfiglioli e alla     Ducati<br />     Il coordinamento: non è solo un'iniziativa simbolica</strong></p>     <p>Bologna - «Lo sciopero c’è». Il Coordinamento     migranti di Bologna e provincia diffonde un elenco di fabbriche bolognesi in cui lo     sciopero dei lavoratori migranti, si assicura, non è solo un’iniziativa simbolica:     otto ore di sciopero alla Bonfiglioli B1 di Calderara, alla Euroricambi e alla Titan di     Crespellano, un’ora all’uscita per la Ducati di Borgo Panigale, dove     «partecipano anche i lavoratori della divisione Pulizie della Felsinea Ristorazione»     impiegati nello stabilimento.<br />     L’elenco, sottolinea il Coordinamento, verrà aggiornato nel corso della giornata.     «Contro ogni mistificazione dello sciopero etnico, i lavoratori migranti e italiani che     ora stanno scioperando- si legge nella nota del Coordinamento- parteciperanno al presidio     che oggi pomeriggio dalle 15 si terrà in piazza Nettuno». Stamattina, invece, oltre a     quello delle Rdb davanti all’ufficio Immigrazione della Questura, un altro sit-in ha     avuto luogo in piazza Maggiore, dove sono apparsi i primi palloncini gialli (il colore     scelto per caratterizzare la protesta di oggi). L’appuntamento centrale è quello     delle 15 in piazza del Nettuno.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - Il Giornale di     Vicenza.it</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Oggi lo sciopero dei migranti     «Provate a stare senza di noi»<br />     Nella &quot;Giornata degli immigrati&quot;     manifestazioni in tutta Italia con lo stop al lavoro. In azione sindacati e studenti.     Cortei, fiaccolate e comizi a Vicenza a Montecchio Maggiore</strong></p>     <p>Vicenza - I drammatici fatti di Rosarno, i respingimenti in     mare, gli scandali sulla gestione dei Cie, i centri di accoglienza, «la cultura razzista     che si sta diffondendo», le file notturne per il rinnovo dei permessi di soggiorno, «il     naufragio di una politica di integrazione vera e di rilancio di servizi per fornire     strumenti efficaci ai migranti per non essere preda della malavita organizzata»: per     tutti questi motivi i lavoratori stranieri oggi, primo marzo, incrociano le braccia e     fanno uno sciopero di 24 ore per far sì che il Governo italiano si renda conto di cosa     vuol dire «stare 24 ore senza di noi». Sarà una lunga giornata di protesta anche nel     Vicentino quella di oggi nell'ambito della &quot;Giornata degli immigrati&quot;. La     giornata comincerà con il corteo degli studenti, promosso dal Collettivo studenti e dal     Coordinamento studentesco, con appuntamento alla stazione ferroviaria del capoluogo     berico: da qui, sfilando lungo le vie del centro storico, il corteo arriverà in contrà     Gazzolle, sede della Provincia. Altre due manifestazioni sono previste in serata a     Montecchio Maggiore. Nella piazza della frazione di Alte, un gruppo congiunto di ragazzi     italiani e stranieri proporrà intrattenimenti con giochi rivolti ai bambini con lo scopo     di evidenziare l'integrazione tra residenti e stranieri. Infine, una fiaccolata silenziosa     organizzata dall'Unione Immigrati con Cgil, Cisl e Uil, che dalla piazza di Alte     raggiungerà la piazza di Montecchio. In piazza San Paolo per dire no ai licenziamenti,     allo sfruttamento e al razzismo in occasione della mobilitazione nazionale &quot;Primo     marzo-Una giornata senza di noi&quot;. Il sindacato di base, però, avverte: «Per noi     nessuna sfilata silenziosa: questi temi vanno urlati a gran voce». Sono questi i     capisaldi per l'appuntamento lanciato dalla sede vicentina del sindacato di base in data     primo marzo (alle 18.30) ad Alte. «Il Parlamento ha varato una legislazione sempre più     restrittiva - spiega Raniero Germano responsabile provinciale dell'RdB Cub - ma con la     crisi economica in atto, lavoratori immigrati e italiani sono ricacciati nella     precarietà, nella disoccupazione e nell'insicurezza con la differenza che per i primi la     perdita del lavoro comporta il diventare clandestini. Questa manifestazione, che non è     uno sciopero visto che si svolgerà al di fuori dell'orario di lavoro, sarà sostenuta dai     lavoratori italiani e stranieri a gran voce perché questa situazione sociale     intollerabile va urlata e denunciata». A conoscere bene i problemi che incontra uno     straniero in Italia è il pakistano Saquib Nazir. Da 13 anni nel nostro paese, 7 dei quali     a Vicenza, Nazir è un lavoratore a tempo indeterminato: «Se l'azienda dove lavoro     dovesse fallire io diventerei un clandestino e tutto quello che di buono ho fatto in     questi anni andrebbe perso - spiega - l'appartamento che sto pagando sarà regolare fino     al compimento dei 14 anni d'età dei miei figli, poi dovrò lasciarlo». Alla     manifestazione promossa per i diritti degli immigrati aderisce anche Asoc, che invita soci     e simpatizzanti alle 17 in piazza S. Paolo all'iniziativa &quot;Nessun bambino è     straniero&quot; e alle 19.30 alla fiaccolata organizzata da Cgil, Cisl e Uil per il     rispetto degli altri e delle altrui diversità.(S.M.)</p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - EPolis Roma</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>La protesta. Prima mobilitazione     nazionale per i diritti dei lavoratori stranieri, presidi in 60 città<br />     Sciopero generale dei migranti, badanti e colf scendono     in piazza<br />     Manifestazione e concerti in piazza Vittorio     organizzati dal comitato primo marzo</strong></p>     <p>Roma - Far capire all’opinione pubblica italiana     quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della     società. E dire basta a razzismo e xenofobia. Con questi obiettivi di fondo, il movimento     &quot;Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi&quot;, nato dalla società civile due     mesi fa ha promosso per la giornata di oggi 1° marzo, il primo sciopero nazionale dei     migranti in Italia. La &quot;rivoluzione gialla&quot; è arrivata dalla Francia, dove     sempre oggi è prevista un'iniziativa analoga. In Italia l'iniziativa è partita in     maniera spontanea sul web, sono state 50mila le adesioni su Facebook. Nel mirino i     respingimenti in mare, la gestione dei Cie, i centri di accoglienza, &quot;la cultura     razzista che si sta diffondendo&quot;, le file notturne per il rinnovo dei permessi di     soggiorno. <br />     NELLA CAPITALE la manifestazione prevede alle 17 il corteo delle reti antirazziste che si     snoderà da Porta Maggiore, passando da piazza Vittorio Emanuele, Santa Maria Maggiore e     piazza Esquilino, dove i primi assembramenti sono previsti alle 14. A questo punto il     comitato migranti si unirà al corteo e tutti confluiranno in piazza Vittorio Emanuele,     dove alle 18 si aprirà la manifestazione indetta dal comitato &quot;Primo marzo&quot;. In     programma concerti, con l’esibizione dell’Orchestra multietnica di Piazza     Vittorio e una serie di interventi. Fra le associazioni che hanno aderito alla     manifestazione Legambiente Arci, Amnesty International, Emergency, partiti politici (Pd,     Sel eRifondazione Comunista), i sindacati Cgil, Cisl e Uil senza dimenticare Cobas e Sdl.     Alle 18,30 è previsto il lancio di migliaia di palloncini gialli, simbolo della giornata,     in 60 piazze italiane. Una manifestazione nazionale per sostenere l’importanza     dell’immigrazione per la tenuta sociale ed economica del Paese. Astensione dal     lavoro, sciopero degli acquisti, sit-in, presidi permanenti si svolgeranno in tutto il     Paese, da Milano a Trieste fino a Reggio Calabria, Palermo, Genova, Brescia, Napoli,     Siracusa, Catania, Perugia, Bologna, Bergamo, Trento, Bari, Bolzano, Oristano, Venezia e     Taranto. In mattinata Legambiente ha organizzato una pulizia straordinaria dei giardini di     Colle Oppio, dando appuntamento agli immigrati e ai cittadini italiani che aderiscono allo     sciopero. I Cobas organizzano lezioni speciali nelle scuole, incentrate sui diritti dei     migranti e sulla storia del colonialismo. Davanti al Parlamento ci saranno &quot;lezioni     di clandestinità&quot; organizzate dagli studenti dell’Onda. Intanto, la Coldiretti     ha lanciato l’allarme: nelle campagne si aspettano 80mila immigrati come operai     stagionali e senza la pubblicazione del decreto flussi 2010 il 10 per cento del raccolto     resta nei campi.(P.A.)</p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - Il Giornale di Vicenza</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>OGGI CORTEI. In azione sindacati e     studenti<br />     Fiaccole silenziose e comizi rumorosi per gli immigrati</strong></p>     <p>Vicenza - Sarà una lunga giornata di protesta quella di     oggi nell’ambito della &quot;Giornata degli immigrati&quot;. La giornata comincerà     con il corteo degli studenti, promosso dal Collettivo studenti e dal Coordinamento     studentesco, con appuntamento alla stazione ferroviaria del capoluogo berico: da qui,     sfilando lungo le vie del centro storico, il corteo arriverà in contrà Gazzolle, sede     della Provincia. Altre due manifestazioni sono previste in serata a Montecchio Maggiore.     Nella piazza della frazione di Alte, un gruppo congiunto di ragazzi italiani e stranieri     proporrà intrattenimenti con giochi rivolti ai bambini con lo scopo di evidenziare     l’integrazione tra residenti e stranieri. Infine, una fiaccolata silenziosa     organizzata dall’Unione Immigrati con Cgil, Cisl e Uil, che dalla piazza di Alte     raggiungerà la piazza di Montecchio.<br />     In piazza San Paolo per dire no ai licenziamenti, allo sfruttamento e al razzismo in     occasione della mobilitazione nazionale &quot;Primo marzo-Una giornata senza di noi&quot;.     Il sindacato di base, però, avverte: «Per noi nessuna sfilata silenziosa: questi temi     vanno urlati a gran voce». Sono questi i capisaldi per l’appuntamento lanciato dalla     sede vicentina del sindacato di base in data primo marzo (alle 18.30) ad Alte. «Il     Parlamento ha varato una legislazione sempre più restrittiva - spiega Raniero Germano     responsabile provinciale dell’RdB Cub - ma con la crisi economica in atto, lavoratori     immigrati e italiani sono ricacciati nella precarietà, nella disoccupazione e     nell’insicurezza con la differenza che per i primi la perdita del lavoro comporta il     diventare clandestini. Questa manifestazione, che non è uno sciopero visto che si     svolgerà al di fuori dell’orario di lavoro, sarà sostenuta dai lavoratori italiani     e stranieri a gran voce perché questa situazione sociale intollerabile va urlata e     denunciata».<br />     A conoscere bene i problemi che incontra uno straniero in Italia è il pakistano Saquib     Nazir. Da 13 anni nel nostro paese, 7 dei quali a Vicenza, Nazir è un lavoratore a tempo     indeterminato: «Se l’azienda dove lavoro dovesse fallire io diventerei un     clandestino e tutto quello che di buono ho fatto in questi anni andrebbe perso - spiega -     l’appartamento che sto pagando sarà regolare fino al compimento dei 14 anni     d’età dei miei figli, poi dovrò lasciarlo».<br />     Alla manifestazione promossa per i diritti degli immigrati aderisce anche Asoc, che invita     soci e simpatizzanti alle 17 in piazza S. Paolo all’iniziativa &quot;Nessun bambino     è straniero&quot; e alle 19.30 alla fiaccolata organizzata da Cgil, Cisl e Uil per il     rispetto degli altri e delle altrui diversità.(S.M.)</p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - La Repubblica</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Andranno a lavorare indossando     qualcosa del colore della manifestazione.<br />     La campagna appoggiata da sindacati<br />     Lo &quot;sciopero giallo&quot; degli immigrati giornata     di protesta contro il razzismo<br />     </strong><em>di ERICA DI BLASI</em></p> <em>    </em><p>Torino - Uno sciopero bianco, anzi giallo, per gli     immigrati torinesi. Di questo colore si tingeranno infatti oggi la città e i tanti luoghi     di lavoro dove prestano la loro opera gli stranieri. Sotto la Mole non ci sarà un vero     sciopero - per i sindacati era impossibile appoggiare uno stop esclusivamente per ragioni     etniche - ma un tamtam mediatico che partirà oggi. Una sorta di primavera antirazzista:     la data del primo marzo è stata condivisa a livello nazionale. Sotto la Mole oggi gli     stranieri che lo vorranno si recheranno quindi al lavoro indossando qualcosa di giallo: la     stessa Cgil torinese partecipa chiedendo ai suoi iscritti di portare coccarde o fasce     gialle come segno di adesione. La campagna antirazzista è stata promossa anche Anva     Confesercenti: oggi infatti gli operatori del mercato della Crocetta sfoggeranno a loro     volta una striscia gialla al braccio. L´associazione commercianti di corso Orbassano     distribuisce invece un foglio, naturalmente giallo, da esporre nelle vetrine dei negozi     che aderiscono. Gialli saranno anche i palloncini distribuiti davanti a quelle scuole di     Torino, come la Manzoni di corso Marconi, dove è stato infranto il tetto del 30 per cento     di alunni stranieri. <br />     Per tutta la giornata si susseguiranno volantinaggi, convegni, presidi, momenti di     incontro che culmineranno nella manifestazione promossa dal Coordinamento per il Primo     Marzo e che avrà come punto di ritrovo, a partire dalle 17, la stazione di Porta Nuova.     Ma le iniziative partiranno già alle prime ore del mattino. Dalle 6, infatti, è previsto     un volantinaggio e un dibattito davanti allo Sportello Immigrazione della questura in     corso Verona, mentre nel pomeriggio è in programma un presidio sotto la prefettura     promosso dall´Associazione Radicale Adelaide Aglietta che ha indetto per oggi anche una     giornata di sciopero della fame e il convegno &quot;Torino e i rifugiati politici&quot;.     Un altro volantinaggio, in questo caso delle Rdb Cobas, diffonderà il messaggio     antirazzista al centro commerciale del Lingotto. <br />     «Il primo marzo - spiega Diego Castagno, uno dei promotori del comitato - dovrebbe     servire a costruire una rete di soggetti che ragionino e condividano le esperienze sul     tema dell´accoglienza e dell´integrazione». Un tema su cui sono stati invitati a     discutere anche i genitori che hanno adottato un minore straniero: si intitola infatti     &quot;Che bello questo bambino! Di che razza è?&quot;, l´incontro dibattito tra     associazioni, famiglie, insegnanti ed esponenti politici a cui interverranno, fra gli     altri, l´assessore comunale alle politiche per l´integrazione, Ilda Curti e Beppe Amato     dell´Associazione Nuovi Orizzonti per Vivere l´Adozione. Per le strade della città si     terrà anche una manifestazione a sorpresa. E ancora, due palazzine Atc stenderanno sui     balconi tante lenzuola gialle: con lo stesso colore saranno incartati simbolicamente anche     gli alberi del giardino di via Morgari. A mettere a punto il programma di oggi sono state     oltre un centinaio di associazioni torinesi. «Il primo marzo - conclude il comitato     promotore - sarà una giornata di mobilitazione nazionale all´insegna della non-violenza     e del dialogo, per manifestare contro il razzismo e a favore dell´affermazione dei     diritti e del rispetto della dignità degli immigrati. Nella realtà torinese si è creata     una rete tra differenti soggetti che, pur nella diversità delle varie anime che     rappresentano, ha contribuito a definire un calendario comune di attività, sotto     l´insegna del colore giallo, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare i torinesi su     un tema così delicato».</p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - L'Unione Sarda</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Anche in Grecia, Francia e Spagna in     piazza con la t-shirt gialle per opporsi ad ogni forma discriminatoria <br />     Primo sciopero degli immigrati. Oggi in 60 città per     lottare contro il razzismo<br />     Nata sul web la protesta del Primo Marzo ha ricevuto     l'adesione di Emergency, Amnesty, i missionari del Pime e Legambiente, Pd, Verdi, Sinistra     e libertà, Rifondazione comunista, Cgil, Cisl, Uil e Cobas.</strong></p>     <p>ROMA - Oggi in Italia ci sarà il primo «sciopero     nazionale» degli stranieri, proclamato per rendere «visibili» gli immigrati che vivono     e lavorano in Italia e per lottare contro il razzismo. Colore predominante sarà il     giallo, scelto dagli organizzatori della protesta, che nasce dalla Francia e si     allargherà anche ad altri Paesi europei, oltre che all'Italia.<br />     L'iniziativa si collega, infatti, alla protesta che avrà luogo in Francia, sempre oggi,     la <em>Journee sans immigres, 24h sans nous</em> . Anche altri Paesi, come la Grecia e la     Spagna, si stanno mobilitando per mettere insieme sotto la stessa t-shirt gialla     stranieri, cittadini dell'Unione Europea, seconde generazioni di immigrati e «chiunque     condivida il rifiuto del razzismo e di ogni forma discriminatoria». L'iniziativa si     ispira al movimento di protesta dei latino-americani negli Stati Uniti nel 2006 contro la     politica di immigrazione.<br />     In Italia saranno sessanta le piazze che si tingeranno di giallo, «per sostenere     l'importanza dell'immigrazione per la tenuta socio-economica del Paese», come ha     annunciato il comitato Primo Marzo 2010 - Una giornata senza di Noi.<br />     È prevista una serie d'iniziative nelle diverse città coinvolte: tra le altre, a Varese     verrà offerto un «pranzo etnico» agli agenti della polizia penitenziaria, a Trieste ci     adopereremo per cancellare le scritte razziste dai muri, a Bologna ci sarà una mostra     fotografica all'aperto con i volti dei nuovi italiani, a Milano verranno offerte lezioni     di lingua straniera in piazza. A Roma ci saranno «lezioni di clandestinità» organizzate     dagli studenti dell'Onda davanti al Parlamento. Alle 18.30, poi, in tutte le piazze     coinvolte verranno liberati dei palloncini gialli, per ribadire il colore simbolo della     manifestazione.<br />     Nata in maniera spontanea sul web la protesta del Primo Marzo ha ricevuto nel nostro Paese     una lunga serie di adesioni, tra cui Emergency, Amnesty, i missionari del Pime e     Legambiente, di partiti politici (Pd, Verdi, Sel e Rifondazione Comunista) e di sindacati     Cgil, Cisl, Uil e Cobas, che pur dando il loro sostegno, non hanno proclamato lo sciopero     generale a livello nazionale. Le astensioni dal lavoro saranno, dunque, a macchia di     leopardo e la copertura sindacale verrà garantita principalmente dai sindacati di base,     come Sdl (Sindacato dei Lavoratori). Radio e tv daranno spazio allo sciopero giallo: in     particolare Radiotre dedicherà all'iniziativa la trasmissione Mondo, La7 darà spazio     agli immigrati nella puntata di Otto e mezzo, mentre Mtv Italia proporrà uno speciale sui     giovani immigrati dal titolo Prime Generazioni. </p>     <hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - L'Arena</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>MIGRANTI. Due le manifestazioni, al     mattino in piazza Santa Toscana e al pomeriggio in Bra Giornata di sciopero per la «nuova     società»<br />     Allarme di Coldiretti: «Serve il decreto flussi     altrimenti 80mila lavoratori non arriveranno» E fra poco è tempo di fragole</strong></p>     <p>Verona - Due manifestazioni, una al mattino alle 11 in     piazza Santa Toscana a Veronetta, e l’altra nel pomeriggio alle 16 in Bra, per lo     sciopero dei lavoratori stranieri indetto oggi in tutta Italia. Un invito ad aderire alla     manifestazione che è stato lanciato su Facebook per raccogliere il maggior numero di     adesioni e l’astensione dei lavoratori stranieri avverrà anche in Germania e in     Francia. Cittadinanza Globale (a cui si lega Adl Cobas con Rete sociale per la casa e     tutti i lavoratori impiegati nelle cooperative) e Comitato primo marzo le due compagini     che organizzeranno presidi e happening con aperitivo e musica interculturale in due     momenti distinti ma con lo stesso fine: protestare per chiedere a gran voce il     riconoscimento di una «nuova società». Quella formata da tutti coloro che lavorano,     pagano le tasse, versano contributi per le pensioni e che vengono puntalmente emarginati     dalla politica «ufficiale».<br />     E proprio nel giorno dello sciopero degli immigrati la Coldiretti lancia l’allarme e     chiede a gran voce che venga pubblicato al più presto il decreto flussi 2010 sulla     Gazzetta ufficiale per consentire l’ingresso di 80mila lavoratori stagionali     immigrati da cui dipende il 10% dei raccolti. E nella nostra provincia tra poco inizia la     raccolta delle fragole.<br />     «Il ritardo della pubblicazione rischia di danneggiare settori di grande rilevanza per il     Made in Italy agroalimentare» perchè dopo la pubblicazione sarà necessario attendere     gli altri adempimenti che, tra nulla osta dello Sportello Unico e il rilascio del visto ai     Consolati, richiederanno almeno altri sessanta giorni.<br />     Ma i tempi dell’agricoltura sono ristretti e si confrontano con quelli dettati     dall’andamento stagionale delle produzioni. Con circa il 10 per cento di     extracomunitari sul totale dei lavoratori agricoli è nelle campagne dove la presenza di     immigrati evidenzia una incidenza tra le più elevate dei diversi settori economici. Sono     90.091 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati come extracomunitari negli archivi     Inps ed appartengono a 155 diverse nazionalità.<br />     Nell’intento del comitato Primo Marzo ci sono anche la battaglia per l'abrogazione     della legge Bossi-Fini, a favore di un welfare dell'integrazione e l'acquisizione di     diritti di cittadinanza per i migranti.<br />     «È solo l'inizio di un percorso», dichiara Moustapha Wagne del Coordinamento migranti,     «che continuerà con una grande mobilitazione in occasione della festa del 25 aprile con     l'obiettivo di uno sciopero generale il primo ottobre». Aderiscono alla manifestazione il     Coordinamento migranti e le principali comunità straniere (l'Arci Verona, il Movimento     Federalista Europeo, associazioni di volontariato e cooperazione internazionale,     associazioni degli studenti universitari e alcuni docenti, le forze politiche del     centrosinistra) mentre la Fiom ha indetto un’ora di sciopero per permettere ai     lavoratori di partecipare alla manifestazione pomeridiana in Bra.</p><hr>     <p align="right"><strong>1 marzo 2010 - Il Messaggero Veneto</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Piazza XX settembre. Dalle 15 alle     20 giochi, animazione, musica, interventi dei migranti e cibi di più culture. Patrocinio     del Comune Associazioni studenti e sindacati<br />     Immigrati, scatta la protesta in centro<br />     «Permessi di soggiorno in 13 mesi a chi produce il 10%     della ricchezza nazionale». CHI PARTECIPA</strong></p>     <p>Pordenone - Si terrà in piazza XX settembre, dalle 15 alle     20, l’evento principale della giornata senza immigrati che si tiene in tutta Italia e     fa tappa anche a Pordenone. Saranno proposti giochi e animazioni per bambini, musica, una     mostra sulla cooperazione internazionale e interventi dei migranti, oltre a cibi da tutto     il mondo. Il fine è quello di ridurre le distanze attraverso la conoscenza.In secondo     luogo, come si legge nel volantino predisposto dai promotori dell’evento, si vogliono     sfatare dei luoghi comuni a partire dal fatto che gli immigrati non pagano le tasse. «In     realtà – affermano gli organizzatori – i migranti producono il 10 per cento     della ricchezza nazionale e pagano più di 3 miliardi e mezzo di euro di tasse, ma lo     Stato italiano spende per loro meno di 600 milioni di euro».<br />     Alla manifestazione hanno dato la loro adesione Cgil, Cobas, Rdb, Associazione immigrati     di Pordenone, Cameroon connection, Sacile partecipata e sostenibile, Ghana nationals     association, Associazione burkinabè Friuli Venezia Giulia, Iniziativa libertaria,     Rinnovamento della sinistra, Sinistra ecologia libertà, Centro culturale islamico,     Comunità congolese, Associazione Congo-Brazza, comitato Noi non segnaliamo, Rete diritti     di cittadinanza. Il patrocinio è stato offerto dal Comune di Pordenone. In caso di     maltempo la manifestazione si terrà presso la sede dell’Associazione immigrati in     via Piave con lo stesso orario. <br />     Alla manifestazione hanno aderito anche tanti studenti stranieri dei Centri territoriali     permanenti di Pordenone, Sacile, Prata e San Vito al Tagliamento. Luigina Perosa,     referente provinciale per l’intercultura, sta dalla parte dei ragazzi. Quelli     immigrati rientrati in aula per imparare l’italiano e conquistare il diploma di terza     media, anche a 30 anni. «Sono 310 gli stranieri iscritti nel Ctp della media di San Vito     - è lo spessore della demografia straniera nei centri per adulti monitorati allo     sportello sindacale Flc-Cgil -. Altri 314 nella media Lozer di Torre, 290 nella Ungaretti     di Prata e 405 nella Balliana-Nievo di Sacile». <br />     Il popolo della scuola etnica è in movimento. «Ho studenti immigrati che aspettano da 13     mesi il permesso di soggiorno - ha segnalato la Perosa -. La legge Maroni, invece prevede     il rilascio in 20 giorni. Senza questo documento non trovano lavoro a Pordenone e non     possono nemmeno andarsene. Hanno problemi economici e alcuni stanno pensando di tornare     nel loro Paese».</p><hr>     <p align="right"><strong>28 febbraio 2010 - Delta news</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Primo Marzo 2010, una giornata senza     di noi in tutt’Italia</strong></p>     <p>Roma - A ROMA il Comitato Lavoratori Immigrati e Italiani     Uniti e i sindacati di base RdB, Cobas e Sdl Intercategoriale parteciperanno alla     manifestazione che si terrà lunedì 1° marzo dalle ore 13 alle ore 17 a Piazza     Esquilino. Alla conferenza stampa, cui hanno preso parte anche i senatori Pd Roberto Della     Seta e Francesco Ferrante, la prima a prendere la parola è stata la giornalista e     scrittrice Stefania Ragusa, presidente del Comitato 'Primo marzo 2010' che ha ricordato     che il comitato &quot;nasce il 29 novembre scorso su iniziativa mia e di alcune mie amiche     poi si è alimentato sul web, grazie a mezzi come Facebook, blog e via discorrendo. Il     movimento si collega e si ispira a quello 'La journee sans immigree: 24 h sans nou' nato     in Francia su idea di una giornalista marocchina che ha immediatamente ottenuto una grande     eco&quot;. Ragusa ci tiene a specificare che &quot;il movimento non nasce come reazione ai     fatti di Rosarno, e non solo perchè è nato prima, ma anche perchè sarebbe un'ipocrisia     accorgersi del problema immigrazione in Italia solo dopo Rosarno. Il nostro è un     obiettivo culturale - continua - vogliamo dare alla gente la possibilità di riflettere     sull'importanza degli immigrati per la tenuta della società italiana. Quando saltano i     diritti di un gruppo di intervento sociale, è tutta la società che diventa più     debole&quot;. &quot;Quella del Primo marzo è una iniziativa che testimonia la volontà di     una larga parte della società civile di dar vita ad una &quot;casa&quot; comune dove non     esistono cittadini di serie B, dove ognuno possa vedere garantiti i propri diritti&quot;.     Con questa motivazione il Cocis, Coordinamento delle organizzazioni non governative per la     cooperazione internazionale allo sviluppo aderisce al movimento ‘Primo Marzo 2010 una     giornata senza di noi e alla giornata di protesta del 1° marzo’. Secondo     l’organizzazione, &quot;in Italia ed in Europa i migranti sono vittime di     discriminazioni, pregiudizi, aggressione, in molti, troppi settori della vita quotidiana:     sul lavoro, a scuola, nell'accesso ai beni e servizi pubblici. D'altro canto, la crescente     popolarità di partiti anti-immigrati al governo in molti paesi europei, le politiche     migratorie restrittive, i dibattiti politici (e mediatici) che premono sul tema della     sicurezza, della scarsa capacità d'integrazione delle minoranze (soprattutto non     cattoliche) e si centrano solo e soltanto sul fenomeno dei clandestini hanno certamente un     impatto negativo sulla società civile. Il nostro governo - continuano - non si distingue     certo per un approccio al fenomeno migratorio che possa contare su una politica di     integrazione e di cooperazione. Nel nostro paese, ad esempio, il flusso di immigrati che     sbarcano sulle coste che tanto monopolizza la stampa, i decisori politici e l'opinione     pubblica, ha un'incidenza bassissima sulla presenza regolare, contando meno dell'1% (si     veda il rapporto 2009 sulle immigrazioni della Caritas)&quot;. La &quot;Giornata europea     senza Migranti&quot; del 1° marzo a PORDENONE, piazza XX Settembre, vede stamattina 2     mila 500 palloncini ecologici che verranno lanciati in contemporanea in tutta Italia; alle     15 in piazza con giochi e animazioni per i bambini, musica, una mostra sulla cooperazione     internazionale, interventi dei migranti. Si ipotizza anche per i bambini italiani che     saranno presenti una lezione di arabo, russo e lingala; ci sarà spazio anche per la     condivisione di cibi e bevande multietniche&quot;. A UDINE una manifestazione/sit-in     prevista in piazza San Giacomo a partire dalle 17.30, che alternerà diversi interventi di     personalità locali. Si esibiranno anche i migliori dj e talenti musicali friulani. Per la     &quot;Giornata europea senza Migranti&quot; del 1° marzo PALERMO si mobilita coinvolgendo     60 tra associazioni e comunità migranti, docenti dell’Università degli Studi di     Palermo, commercianti italiani e stranieri che aderiscono a Palermo al &quot;Movimento     Primo Marzo – Sciopero degli stranieri&quot;, un collettivo non violento che riunisce     in tutta Italia persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento     politico. Oggi lunedì primo marzo, nella mattinata ad una ventina di studenti delle     scuole palermitane uno straniero racconterà la propria esperienza di migrazione e di     inserimento nella città per approfondire il contatto diretto con i migranti che vivono a     Palermo. Questo costituirà il primo contatto di un percorso formativo con le scuole che     proseguirà durante l’anno scolastico. In contemporanea, all’Università di     Palermo, presso la Facoltà di Giurisprudenza, il seminario &quot;Diritto d’asilo e     status costituzionale dello straniero&quot;. Introduce e coordina: Fulvio Vassallo     Paleologo. Partecipano: Daniele Papa – (Asgi); Paola Ottaviano – (Asgi)     Siracusa; Giovanni Annaloro – (Asg) Caltanissetta. Al termine, sarà proiettato il     video-documentario &quot;La Terra (e)Strema&quot; di Enrico Montalbano, Angela Giardina ed     Ilaria Sposito. Alle 16.00 da Piazza Bologni, il corteo giallo del Primo Marzo, si     recherà nei maggiori centri d’accoglienza migranti: Santa Chiara, Casa Professa e     Centro Astalli; passando per piazza Massimo con momenti di flash mob, la giornata si     concluderà alle 19 sotto la Prefettura, in via Cavour, per la consegna della Carta per i     Diritti e la Convivenza; la Carta per i Diritti e la Convivenza, linea programmatica del     comitato di Palermo, contribuirà alla preparazione della piattaforma politica del     Movimento Nazionale. L'iniziativa di ORINO, pensata inizialmente anche qui come uno     'sciopero degli immigrati', è stata poi trasformata in una mobilitazione diversa e     concentrata non solo il primo marzo, soprattutto perchè i primi protagonisti della     giornata, gli immigrati appunto, difficilmente avrebbero potuto partecipare a uno sciopero     nel senso stretto della parola. A MILANO appuntamento alle ore 9.30, davanti a Palazzo     Marino, con un presidio di protesta che si sposterà davanti a tre luoghi simbolo della     vita degli immigrati in città: il Centro di identificazione ed espulsione, il Tribunale e     la Questura, dove saranno srotolati degli striscioni. La manifestazione proseguirà con un     corteo che partirà da piazza Duomo (ritrovo ore 17) per concludersi in piazza Castello     con interventi dei rappresentanti delle comunità immigrate. Il comitato milanese di     &quot;Primo Marzo&quot; ha avuto l'adesione di importanti realtà dell'associazionismo: le     sezioni locali di Cgil, Cisl e Uil, Emergency, Arci, Acli provinciali di Milano, Monza e     Brianza, Peacereporter e Legambiente. &quot;Chiediamo alle Istituzioni risorse aggiuntive     per investimenti che favoriscano l'integrazione, a partire dalla scuola, che i permessi di     soggiorno siano rilasciati entro venti giorni dalla richiesta, come previsto dalla legge;     chiediamo la cittadinanza per tutti coloro che nascono in Italia&quot;. In tutto sono più     di 60 le piazze che lunedì 1° marzo si coloreranno di giallo, con diverse iniziative che     vanno dai presidi ai cortei, dai sit-in al volantinaggio informativo. Non mancano poi     attività più singolari: a VARESE, il comitato locale offrirà una cena etnica ai     detenuti del carcere e agli agenti di polizia penitenziaria, a TRIESTE entrerà un     &quot;nucleo di intervento rapido&quot; che ripulirà la città dalle scritte razziste, a     BOLOGNA verrà allestita una mostra fotografica all'aperto con i volti dei nuovi italiani.     Alle 18.30, da tutte le piazze coinvolte, verranno lanciati palloncini gialli, colore     simbolo della manifestazione. <br />     &quot;Il 1 marzo 2010 in Italia sarà una giornata di mobilitazione nazionale a sostegno     dei diritti degli immigrati, contro le politiche del governo che colpiscono tutti i     lavoratori con licenziamenti, disoccupazione e precarietà, ed in particolare i lavoratori     immigrati con leggi che li costringono a clandestinità, lavoro nero e ad una vita priva     di ogni diritto e dignità&quot;. E' quanto annuncia un comunicato delle organizzazioni     sindacali RdB, Cobas, SdL insieme al Comitato Lavoratori Immigrati e Italiani Uniti.     &quot;Sosteniamo e rilanciamo la piattaforma della grande manifestazione antirazzista del     17 Ottobre scorso per l'estensione della sanatoria per tutte/i gli immigrate/i presenti in     Italia, senza condizioni, per il prolungamento del soggiorno per chi ha perso il lavoro;     per l'abolizione della legge Bossi- Fini e il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi     che alimentano il razzismo e la divisione tra i lavoratori&quot;. I sindacati di base     chiedono &quot;la chiusura dei centri di identificazione e di espulsione (CIE), il diritto     alla casa, lavoro, scuola e sanità gratuite per tutti italiani ed immigrati, il diritto     di cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia e la sua riforma ad 'in solis',     il diritto di asilo per chi fugge da guerre, fame e disastri ambientali&quot;. </p>     <hr>       <p></p>     </p>]]></content:encoded>
			<category>Immigrati</category>
			
			
			<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 17:39:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>IL SINDACATO CHE SERVE AI LAVORATORI DELLA SCUOLA</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=23059&#38;cHash=a1461ab18d</link>
			<description>In allegato i materiali</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Le federazioni della RdB/CUB Scuola che stanno partecipando al percorso costituente, avviato con l’Assemblea Nazionale di Riccione dello scorso maggio, propongono un ciclo di assemblee pubbliche che illustri ai lavoratori le ragioni e gli obiettivi del percorso costituente e il lavoro svolto finora. Le assemblee serviranno sia per promuovere il progetto che per raccogliere le proposte dei lavoratori. Ci rivolgeremo in particolar modo a quei lavoratori che non sono già militanti o che sono in preda allo sconforto per le sconfitte subite e le politiche dei sindacati collaborazionisti.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Il nostro radicamento è agli esordi ciò ci spinge a chiedere il sostegno indispensabile di tutte le federazioni RdB per organizzare le assemblee nelle città dove non siamo presenti. Diversamente, potremmo intervenire in poche città. Questo intervento risulta fondamentale per la costruzione del nuovo soggetto anche in un settore strategico come la scuola e tanto più considerando il particolare momento che sta vivendo.</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Le assemblee si svolgeranno nei mesi di marzo e aprile 2010. Le federazioni che fossero nella possibilità di aiutarci in questo compito, possono contattare le sedi di Roma e di Bologna:</p>
<p class="bodytext"><br /><br /><br />BARBARA BATTISTA: RdB/CUB Scuola Roma: via dell’Aeroporto 129, tel\fax 06 76 96 85 14 – cell 3283639540</p>
<p class="bodytext"><br /><br />BONFINI FRANCESCO: RdB/CUB Scuola Bologna: via Monterumici 36/10, tel. 051 385932, fax. 051 310346 cell 3471215548</p>
<p class="bodytext"><br /><br /><br />Email nazionale: info@scuola.rdbcub.it</p>
<p class="bodytext"><br /><br />In allegato inviamo le istruzioni per organizzare le assemblee e i moduli per darne comunicazione nelle scuole.</p>
<h3 align="center">UNITI SI VINCE!</h3>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="right" class="bodytext"><em>RdB Cub scuola</em></p>]]></content:encoded>
			<category>scuola</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:23:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Bancari. ASSUNZIONI IN DEROGA: UN ACCORDO VERGOGNOSO</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22861&#38;cHash=1c39b02785</link>
			<description>In allegato il volantino</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">L’accordo, chiamato impropriamente “a sostegno dell’occupazione”, imposto da Intesa Sanpaolo con la complicità dei sette sindacati tappetino, più di un autogol, rappresenta una pesante sconfitta per tutta la categoria dei bancari, stracciando e modificando di fatto il CCNL.&nbsp; Fabi, Fiba, Uilca, con i loro “gregari”, si sono arrogati il diritto di svendere gli interessi di una intera categoria e portano delle pesanti responsabilità nei confronti di tutti i lavoratori bancari italiani. Confidiamo che quest’ultimi sappiano riconoscere i loro veri interessi e anche identificare coloro che, in cambio dei loro privilegi, si dimostrano disponibili a calpestarli senza ritegno, senza vergogna e senza neanche consultarli: &nbsp;<br /></p>
<p class="bodytext"><strong>una bella lettera per dimettersi da queste organizzazioni asservite non sarà mai troppo tardiva!</strong></p>
<p class="bodytext"><br /><br />Riassumiamo le puntate precedenti ed il contenuto dell’accordo, degno prodotto di anni massacranti di fusioni, condotte dalle principali aziende del settore con la delicatezza di uno schiacciasassi e subite dai sindacati trattanti con totale passività, senza mai chiamare ad uno sciopero, ad una mobilitazione, ad un’assemblea.&nbsp; L’azienda scrive gli accordi, i sindacati chiedono per favore di cambiare qualche virgola, e voilà, il piatto è servito.&nbsp; La strategia delle aziende è emersa con chiarezza fin da subito: rottamare con gli esodi più lavoratori possibile, sostituirli solo parzialmente con giovani apprendisti, usare a piacimento i tempi determinati, fare cassa vendendo i gioielli di famiglia, cedere le attività non strategiche con i lavoratori inclusi. Per tagliare i costi e sostenere i profitti non sono ammesse esitazioni: si accentrano i lavori nei back office, si peggiora il servizio alla clientela, si accorpano servizi e funzioni, si mette in crisi la rete e la struttura organizzativa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>
<p class="bodytext"><br />L’obiettivo centrale&nbsp; rimane però il costo del lavoro e le sue tutele residue.&nbsp;&nbsp;&nbsp; E’ lì che bisogna incidere.</p>
<p class="bodytext"><br />Già a ottobre era emersa la proposta di assumere giovani in aree depresse a condizioni scontate rispetto al CCNL. Le delegazioni trattanti aziendali tentennarono e rinviarono alle segreterie nazionali la decisione, sostenendo che si trattava di una questione troppo rilevante per essere di propria competenza. Fabi e Fiba però erano per il sì, così come la Uilca, a certe condizioni. La Fisac rifiutò di accettare tutto il pacchetto, ma sembrava poter aprire su una singola deroga rispetto alle tre richieste. L’azienda premeva, rilanciando a inizio gennaio e ricattando i sindacati in forma ufficiale (sulla concessione dei part-time, sulla conferma dei tempi determinati in scadenza) e in forma ufficiosa (col nuovo accordo da rinegoziare sulle “agibilità sindacali”, cioè i permessi per i sindacalisti). Il 2 febbraio i sette firmano un accordo che prevede la creazione di tre siti di back office a Lecce, Potenza e L’Aquila, con 100/150 addetti ciascuno, ed uno a Torino per attività ausiliarie, per 100 lavoratori in c.i.g. o mobilità.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext"><br />Queste le condizioni:</p>
<p class="bodytext"><br />-&nbsp;&nbsp; Inquadramento A2 L2 nel primo biennio, A2 L3 nel secondo biennio con taglio salariale del 20% sul <br />trattamento economico del CCNL e taglio del 20% sul premio aziendale&nbsp; e tutto questo dopo aver beneficiato di sgravi fiscali e contributivi per assunzioni di cassintegrati.</p>
<p class="bodytext"><br />-&nbsp;&nbsp; &nbsp;Orario di lavoro di 40 ore settimanali (si torna agli anni sessanta!), 37 ore e 30 minuti per chi fa i turni, su sei giorni, dalle 6 alle 22, senza pagamento di indennità.</p>
<p class="bodytext"><br />-&nbsp;&nbsp; &nbsp;Gli apprendisti potranno essere liberamente trasferiti al momento dell’assunzione a tempo indeterminato perché per loro non varrà il limite dei 50 Km: una conferma sotto ricatto? &nbsp;</p>
<p class="bodytext"><br />-&nbsp;&nbsp; &nbsp;Il periodo di apprendistato non sarà considerato utile per il calcolo di scatti di anzianità ed automatismi economici.</p>
<p class="bodytext"><br />-&nbsp;&nbsp; &nbsp;Buono Pasto ridotto a 3,50 euro.</p>
<p class="bodytext"><br />-&nbsp;&nbsp; &nbsp;Contributo previdenziale dell’azienda ridotto all’1% nel primo anno e al 2% dal secondo anno. </p>
<p class="bodytext"><br />-&nbsp;&nbsp; &nbsp;Polizza sanitaria per il primo biennio e adesione ad una Cassa Sanitaria del Gruppo solo dopo 2 anni.</p>
<p class="bodytext"><br />-&nbsp;&nbsp; &nbsp;Fruizione obbligatoria delle ex-festività, pena decadenza senza pagamento.<br /></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext">Risultato:&nbsp;&nbsp; per i lavoratori&nbsp;&nbsp; un taglio effettivo delle competenze&nbsp;&nbsp; di più del 30%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; per l’azienda&nbsp; una diminuzione dei costi&nbsp; di più del 40%</p>
<p class="bodytext"><br /><br />L’accordo viene spacciato come fattivo contributo alla tenuta occupazionale da parte della “banca di sistema”, nello spirito etico e sociale che la anima, ed i sindacati firmatari usano addirittura l’argomento della solidarietà intercategoriale, oltre i recinti corporativi, per giustificare il proprio “coraggio” nella scelta epocale di accettare le condizioni capestro imposte dalla controparte. </p>
<p class="bodytext"><br />Al di là di queste ingannevoli e false affermazioni, in realtà, va fatta un po’ di chiarezza persino sui numeri.</p>
<p class="bodytext"><br />Nei titoloni viene “sparata” la cifra di 600 nuove assunzioni, mentre il testo dell’accordo parla di 100 assunzioni a Torino e 100/150 negli altri tre siti: il totale potrebbe arrivare a 550, ma anche fermarsi a 400. Un contributo davvero risibile alla soluzione del problema dei 4 milioni di precari a rischio licenziamento e dei 2 o 3 milioni (dipende dai criteri usati per misurarli) di disoccupati senza prospettive concrete. Nel contempo&nbsp; l’azienda lascerà a casa circa 600 tempi determinati, perché dei circa 1000 in scadenza solo 400 verranno confermati a tempo indeterminato. </p>
<p class="bodytext"><br />Risultato:&nbsp;&nbsp; i dipendenti dell’azienda, invece di aumentare, diminuiranno e costeranno di meno!</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Inoltre nessuna traccia dei 450 apprendisti che avrebbero dovuto essere assunti in base all’accordo sugli esodi, per sostituire il personale uscito a fine 2009. Nessuna traccia neppure dell’accordo sul Consorzio: non avevano garantito che, in caso di cessione, i lavoratori sarebbero rientrati? Che l’accordo avrebbe tutelato i nuovi assunti che avrebbero avuto le stesse condizioni dei “vecchi”? L’azienda non aveva dichiarato pubblicamente che le Torri di Brasov sarebbero servite solo per le operazioni estere? Adesso l’azienda insiste nel voler cedere 395 lavoratori di Banca Depositaria, assume a condizioni derogate e manda le operazioni italiane in Romania.&nbsp; Ancora una volta l’azienda non rispetta i patti, impunemente e con l’avallo implicito di certi cosiddetti sindacati!</p>
<p class="bodytext"><br />E’ un’azienda che incasserà 1.740 milioni di euro da State Street per Banca Depositaria, che intende incassarne almeno altrettanti dalla quotazione di Fideuram, che vuole ritornare a distribuire ricchi dividendi agli azionisti già dalla prossima primavera, ma che non rinuncia a speculare sulla disastrosa situazione economica e sociale, per applicare condizioni salariali e normative scandalosamente diverse dal trattamento riservato ai suoi manager. Un esempio di dumping sociale che anche le altre banche vorranno applicare: Unicredit ha già chiesto condizioni analoghe, con ulteriori aggiunte! <br />Siamo allo smantellamento del CCNL pezzo per pezzo!</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp; <br />Nel frattempo, vengono fissati budget commerciali stratosferici, da raggiungere con i soliti metodi e da calare nelle filiali di una rete stravolta dalla riorganizzazione continua e dalle direttive contraddittorie e confuse, con organici insufficienti&nbsp; e strategie commerciali inadeguate alla situazione di mercato. L’insistenza ossessiva sull’automazione evoluta (una sostanziale bufala) e sull’accentramento delle lavorazioni (che fa aumentare il lavoro e peggiora il servizio) è l’evidente premessa per l’annuncio del tutto arbitrario su presunti ulteriori&nbsp; 2.500/3.000 posti di lavoro in esubero!</p>
<p class="bodytext"><br />E’ un modello di gestione che punta solo a tagliare, anziché mirare all’espansione dei ricavi, del fatturato, dei servizi e prodotti innovativi, delle capacità professionali vere, dei profitti sostenibili. E’ un modello di gestione che si integra con una impostazione sindacale subalterna, disponibile a firmare accordi al ribasso, a farsi carico del taglio dei costi, a contrattare il peggioramento, a ridurre il sindacato a mero esecutore degli ordini aziendali. E’ un sindacato che cambia ruolo: non più rappresentante di interessi contrapposti, ma semplice appendice, obbediente, della Direzione del Personale.</p>
<p class="bodytext"><br />&nbsp; <br />La Fisac non ha firmato ed ha fatto un comunicato duro: ma dove è stata in questi ultimi tre anni? Come ha fatto a condividere tutte queste ingiustizie senza mai proferire verbo? Quanti rospi ha trangugiato prima di decidersi a sputare quello più indigeribile? </p>
<p class="bodytext"><br />Si dice che non è mai troppo tardi, speriamo sia vero anche stavolta. Questa deriva va fermata, l’accordo separato appena firmato mina la tenuta dell’intero impianto del contratto nazionale (in scadenza a fine anno), svuota nei fatti il principio di un’unica area contrattuale (per cui abbiamo fatto 100 ore di sciopero 20 anni fa). Mai come ora la coerenza deve diventare resistenza attiva.</p>
<p class="bodytext"><br />Occorre aprire la discussione tra i lavoratori, superare la rabbia, l’indignazione, la rassegnazione, l’impotenza dei colleghi, dare spazio e prospettive alle loro esigenze. Occorre reagire.&nbsp;</p>
<p class="bodytext"> Va consolidata l’idea che si può fare sindacato senza essere asserviti, si deve ampliare l’area di chi osa resistere ai diktat aziendali: il rifiuto di questo pessimo accordo può diventare l’occasione da cui iniziare un percorso di mobilitazione, di lotta, di riconquista. Gli obiettivi della vertenza sono chiari: stabilizzare tutti i contratti in scadenza, assumere gli apprendisti rispettando gli accordi, riassorbire i lavoratori di Banca Depositaria, fare rientrare le lavorazioni appaltate, comprese quelle che vanno in Romania e creare giusta occupazione senza sfruttare la disperazione sociale. <br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Rimandiamo al mittente le panzane che i firmatari vanno raccontando! Nessuno può regalare ai banchieri i nostri diritti! Ci sarà sempre qualcuno disposto a lavorare a meno! Paga uguale per uguale lavoro! Nessuna discriminazione tra i lavoratori! Nessuna cessione ai ricatti!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />..….… Reclamiamo le elezioni delle RSU e la diminuzione delle retribuzioni dei manager! ........... </strong><br /><br /></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="right" class="bodytext"><em>C.U.B.-S.A.L.L.C.A.&nbsp; -&nbsp; Federazione di Roma</em></p>]]></content:encoded>
			<category>bancari</category>
			
			
			<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 09:37:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Unicoop Tirreno. IL CORAGGIO DI RISCHIARE: Dichiarata la nullità dei termini apposti ai contratti stipulati</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22796&#38;cHash=32a3f31d3a</link>
			<description>In allegato il volantino e la sentenza</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Dove non è riuscito il buon senso ha posto rimedio il Tribunale del Lavoro di Roma, riconsegnando ad ALESSIA la dignità di Lavoratrice. Il Giudice, Dott. Anna Baroncini, ha dichiarato la nullità dei termini apposti ai contratti a termine stipulati, a partire dal secondo, con effetti decorrenti dal 16/02/2004 e la costituzione tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a decorrere da tale data e ha condannato Unicoop Tirreno a riattivare il rapporto di lavoro e a pagare alla ricorrente le retribuzioni maturate dalla scadenza dell'ultimo contratto, 29 maggio 2007, oltre interessi e rivalutazioni, ed al pagamento dei relativi contributi previdenziali e assistenziali.</p>
<p class="bodytext"><br />La precarietà del lavoro è invisa dal nostro ordinamento nazionale in quanto non garantisce al lavoratore la retribuzione minima sufficiente alla sopravvivenza. Inoltre, non garantisce al lavoratore la possibilità di vivere in maniera libera e dignitosa visto l’assoggettamento, l’insicurezza e l’incertezza che provoca la precarietà. La nostra normativa costituzionale (art. 2 e ss., art. 35 e ss., Cost.) è esplicita in tal senso. </p>
<p class="bodytext"><br />La precarietà è contraria anche alla normativa comunitaria la quale considera i contratti stabili come unica forma di rapporto di lavoro che garantiscono anche la qualità della vita dei lavoratori e che ne migliorano il rendimento (Direttiva Comunitaria n. 70 del 28.6.1999; Accordo Quadro del 18.3.1999).</p>
<p class="bodytext"><br />In base a tutto questo, il contratto di lavoro subordinato, per sua natura, non è a termine.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Un grazie enorme ad Alessia, che nonostante i difficili momenti ormai alle spalle, non ha mai mollato ed ha affrontato le difficoltà con grande dignità, un esempio per tutti noi !!! </p>
<p class="bodytext"><br /><br />Le condizioni di lavoro sempre più gravose, i disagi causati dall’azzeramento dei tempi di vita, l’uso sproporzionato del lavoro a termine e del part- time,&nbsp; che i lavoratori COOP devono subire, sono oramai inaccettabili. </p>
<p class="bodytext"><br /><br />Basta con l’ipocrisia, Basta con i diritti negati. vogliamo democrazia, lavoro stabile, vogliamo che i principi di condotta, presenti nello statuto della coop, siano pienamente e realmente messi in atto.</p>
<p class="bodytext"><br />La RdB ringrazia tutte le Lavoratrici, i Lavoratori, le Delegate ed i Delegati che la sostengono per continuare sulla strada dei diritti e della dignità&nbsp; dei Lavoratori sempre più calpestati in nome del profitto.</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="center" class="bodytext"><strong>OGGI E’ UN GIORNO DI FESTA PER TUTTI NOI, OGGI ABBIAMO AVUTO LA PROVA TANGIBILE CHE LA LOTTA PAGA!!!<br />INSIEME A TUTTE LE COLLEGHE ED&nbsp; I COLLEGHI<br />STRINGIAMO IN UN ABBRACCIO AFFETTUOSO ALESSIA !!!</strong></p>]]></content:encoded>
			<category>commercio servizi</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 10:04:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>SCUOLA: LA REGIONE CAMPANIA STRACCI L’ACCORDO CON IL MINISTERO PER I CONTRATTI DI DISPONIBILITA’ DEI PRECARI</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22755&#38;cHash=4e7fd872ef</link>
			<description>Il 4 febbraio una delegazione RdB SdL è intervenuta presso l’assessorato al lavoro guidato da Corrado Gabriele. L’incontro con le parti sociali è stato tenuto per affrontare l’applicazione dell’accordo Regione Campania – Miur (ministero istruzione,...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Il 4 febbraio una delegazione RdB SdL è intervenuta presso l’assessorato al lavoro guidato da Corrado Gabriele. L’incontro con le parti sociali è stato tenuto per affrontare l’applicazione dell’accordo Regione Campania – Miur (ministero istruzione, università e ricerca) sul decreto che prevede i contratti di disponibilità per i precari della scuola. </p>
<p class="bodytext"><br /><br />La delegazione del sindacalismo di base ha confermato tutte le critiche e la sua ferma opposizione ai contratti di disponibilità che l’assessorato, in pieno accordo con il ministro Gelmini, intende offrire tramite progetti regionali, a circa 4.000 precari tra insegnanti e personale ATA. </p>
<p class="bodytext"><br />Queste “integrazioni al reddito” si traducono in 500 euro lordi al mese per i cinque che restano quest’anno alla chiusura estiva della scuola pubblica. I progetti riguarderanno l’impegno degli aventi diritto in percorsi complementari alla formazione di base per gli studenti e/o corsi di specializzazione per gli insegnanti. E cosa succederà negli anni a venire?</p>
<p class="bodytext"><br />RdB – SdL hanno chiesto al governo regionale di rompere l’accordo con il ministero visto che:</p>
<p class="bodytext"><br />1)&nbsp;&nbsp; &nbsp;i propagandati 10 milioni di euro che dovevano essere finanziati dal governo nazionale non arriveranno;</p>
<p class="bodytext"><br />2)&nbsp;&nbsp; &nbsp;l'INPS non eroga i sussidi di disoccupazione perché il Ministero gli ha fornito elenchi incompleti e senza istruzioni;</p>
<p class="bodytext"><br />3)&nbsp;&nbsp; &nbsp;tanti precari non sono rientrati nei criteri per avere i contratti di disponibilità e da febbraio saranno senza il sussidio di disoccupazione ordinaria;</p>
<p class="bodytext"><br />Come abbiamo denunciato da settembre, l’accordo firmato dalla Regione Campania è una truffa ai danni dei precari, della scuola e di tutti i cittadini. Si tengono parcheggiati i lavoratori nei corsi di formazione (gestiti da chi?) mentre la scuola pubblica non svolge la sua funzione istituzionale e aumentano le scuole private. Basta con la demagogia elettoralistica sulla pelle dei lavoratori! Come avviene in altri settori, la Regione può finanziare contratti nazionali statali e non un elemosina una tantum. Lo stanziamento regionale può essere usato per finanziare il lavoro vero e stabile, rilanciando la funzione della scuola pubblica. &nbsp;</p>
<p class="bodytext">A differenza di tutte le altre organizzazioni sindacali presenti, RdB SdL non intendere sottoscrivere nessuna intesa che abbia come merito i criteri di attribuzione/selezione di questi contratti di disponibilità che già dalle norme previste dal cosiddetto decreto salvaprecari rende discriminatorio ogni tipo di soluzione.</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="right" class="bodytext"><em>RdB Scuola&nbsp; -&nbsp; SdL</em></p>]]></content:encoded>
			<category>scuola</category>
			
			
			<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 13:31:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>UN ATTACCO DEVASTANTE AI DIRITTI DEI LAVORATORI</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22754&#38;cHash=215867930b</link>
			<description>Approvata dalla Camera la Proposta di Legge “Collegato Lavoro” ora passa al Senato</description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Il <a href="http://nuovo.camera.it/126?PDL=1441-QUATER-B&amp;leg=16&amp;tab=2" target="_blank" class="external-link-new-window" >Disegno di Legge “Collegato Lavoro”</a> garantisce nuove tutele per le aziende ai danni dei lavoratori: più difficile vincere cause di lavoro, impugnare licenziamenti ingiusti, ottenere giusti risarcimenti. Particolarmente garantite le aziende che fanno ricorso massiccio allo sfruttamento del lavoro precario.</em></h3>
<h3><em><br />Diventerebbe legge la possibilità di derogare ai CCNL, “certificando”, tramite commissioni, i contratti individuali contenenti clausole peggiorative: viene limitata la giurisdizione del giudice e si incentiva il ricorso all’arbitrato.</em></h3>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext"><strong>Certificazione dei contratti e arbitrato: </strong>vi è la possibilità di assumere lavoratori con il ricatto di sottoscrivere un contratto individuale “certificato”, dove si certifica la “libera volontà” del lavoratore di accettare deroghe peggiorative a norme di legge e di contratto collettivo, e dove il lavoratore rinuncia preventivamente, in caso di controversia o licenziamento, ad andare davanti al magistrato (rinunciando alla piena tutela delle leggi): in questo caso, il giudice viene sostituito da un collegio arbitrale che può decidere a prescindere dalle leggi e dai contratti collettivi; massima discrezionalità, da parte del collegio arbitrale, nei casi di vertenza per i lavoratori assunti con contratti precari e atipici (determinati, cocopro ecc…).<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Processo del lavoro:</strong> il giudice non può entrare nel merito delle scelte organizzative e produttive poste dal datore di lavoro, non può più contestare la sostanza, le ragioni più o meno giuste delle scelte dell’azienda, ma deve limitarsi alla verifica dei requisiti formali delle azioni aziendali: questo limite si rafforza soprattutto nei casi di contratti di lavoro “certificati”, dove il giudice non può contestare le deroghe peggiorative contenute negli accordi individuali; abolito l’obbligo del tentativo di conciliazione prima del ricorso al giudice.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Licenziamenti:</strong> il giudice, nelle cause di licenziamento, deve “tener conto” di quanto stabilito nei contratti individuali e collettivi come motivi di licenziamento per “giusta causa” o “giustificato motivo”, deve considerare, più che il diritto, la situazione dell’azienda, la situazione del mercato del lavoro, il comportamento del lavoratore negli anni, ecc; tramite i contratti “certificati” si possono certificare e rendere legali motivi aggiuntivi (non previsti dalla legge e dai contratti collettivi) per licenziare liberamente il lavoratore.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Impugnazione dei licenziamenti:</strong> per i licenziamenti invalidi o inefficaci, per i contratti a tempo determinato, contratti cococo e a progetto, per i lavoratori coinvolti nei trasferimenti di ramo d’azienda, per i lavoratori che contestano forme di intermediazione del rapporto di lavoro (appalti e somministrazione), a tutti questi è introdotta, per i tempi dell’impugnazione, la prescrizione di 60 giorni a cui deve seguire, pena nullità dell’impugnazione, il ricorso o la richiesta di conciliazione entro i successivi 180 giorni. La nuova procedura ha effetto retroattivo.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Risarcimento per lavoratori a termine irregolari:</strong> nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il risarcimento onnicomprensivo è limitato tra 2,5 e 12 mensilità, il risarcimento può essere ridotto alla metà se nel CCNL di riferimento è prevista una qualsivoglia procedura o graduatoria di stabilizzazione. La norma ha effetto retroattivo.</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext"><strong>Risarcimento per i contratti di collaborazione irregolari:</strong> il datore di lavoro che, entro il 30.09.2008, abbia fatto una qualsiasi offerta di assunzione al lavoratore in collaborazione, è tenuto unicamente a un indennizzo limitato tra 2,5 e 6 mensilità.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Attività usuranti:</strong> per salvaguardare i “conti pubblici” si introduce tra gli aventi diritto una ulteriore selezione per l’accesso alla pensione dei lavoratori esposti ad attività usuranti (graduatoria in base ai contributi versati).<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Riforma degli ammortizzatori sociali:</strong> già “pagata” con l’ultima contro-riforma previdenziale, il tempo concesso al Governo, per attuare la riforma, slitta di 24 mesi.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Riordino enti previdenziali:</strong> delega al Governo per semplificare, snellire gli enti previdenziali, con un rafforzamento delle competenze dei Ministeri del Lavoro e della Sanità sugli stessi enti.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Riordino della normativa sui congedi e permessi di lavoro:</strong> a costo zero si prevede una stretta sulle norme che regolano la materia, compresi i premessi per handicap già in parte resi operativi.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Mobilità ed esuberi dei dipendenti pubblici:</strong> le procedure di messa in mobilità e di esubero dei dipendenti pubblici si estendono anche nei casi di trasferimento delle competenze dalla Stato agli enti locali o in caso di esternalizzazione dei servizi.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Part time per i dipendenti pubblici:</strong> le amministrazioni possono revocare la concessione della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale già adottati.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Aspettativa per i dipendenti pubblici:</strong> a richiesta possono essere collocati in aspettativa, senza assegni e senza decorrenza dell'anzianità di servizio, per un periodo massimo di dodici mesi, ora anche per avviare attività professionali e imprenditoriali.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Apprendistato:</strong> l’obbligo scolastico può essere assolto lavorando, già dall’età di 15 anni, con contratti di apprendistato.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Assenze per malattia:</strong> obbligo di trasmissione telematica e di rilascio del certificato di malattia esclusivamente dal medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale (è esplicitamente previsto il licenziamento se la mancanza è reiterata).<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Lavoro interinale:</strong> estensione dei soggetti autorizzati all’attività di intermediazione di mano d’opera: associazioni, enti bilaterali, e anche gestori di siti internet.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Contratti di prestazione occasionale:</strong> estensione dei mini cococo per i servizi di “badantato” per 240 ore all’anno solare.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><strong>Sanzioni:</strong> modifica delle sanzioni previste per il lavoro in nero, sulle infrazioni sull’orario di lavoro, previste deroghe contrattuali a livello territoriale e aziendale.<br /><br /></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<h3><em><strong>Insieme alla norme già approvate in Finanziaria (Legge 191/2009) che hanno reintrodotto il lavoro in affitto a tempo indeterminato (staff leasing) ed esteso l’utilizzo dei “buoni lavoro”, siamo di fronte al peggior attacco di diritti dei lavoratori dopo il “Pacchetto Treu” e la Legge 30: non staremo a guardare, sin da ora proclamiamo lo stato di agitazione e la mobilitazione generale.</strong></em></h3>]]></content:encoded>
			<category>CUB Nazionale</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 18:42:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Trasporti. INFORMATIVA SUL CCNL DELLA MOBILITA'</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22464&#38;cHash=c4b33afebb</link>
			<description>In allegato il volantino</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Sono trascorsi 24 mesi dalla scadenza del vecchio contratto e l’unica cosa certa, a tutt’oggi, è il misero aumento di 65€ a parametro 175 ottenuto il 30 aprile 2008. </p>
<p class="bodytext"><br />Intanto la trattativa, anche se lentamente, sta proseguendo ma nessuno ritiene necessario informare i lavoratori sullo stato della vertenza contrattuale e men che meno ritiene necessario verificarne il mandato. </p>
<p class="bodytext"><br />Intanto FILT, FIT, UILT, FAISA CISAL, UGLT, ORSA, FAST, il 23 settembre ’09, hanno presentato ad ASSTRA, ANAV, FEDERTRASPORTO e AGENS&nbsp; una loro bozza di proposte per il confronto e definizione relativa all’applicazione, alle relazioni industriali e ai diritti sindacali, una proposta che non fissa né la data di inizio del nuovo contratto (che naturalmente dovrebbe partire dal 1° gennaio 2008) nè la durata (dovrebbe essere di quattro anni). </p>
<p class="bodytext"><br />L’aver lasciato indefinito questo punto è una implicita accettazione ed indicazione della durata di questo CCNL che, credibilmente sarà fatto partire dal 1° gennaio 2009 e durerà tre anni, come previsto dall’accordo del 20 gennaio 2009 con il Governo e le parti datoriali, non sottoscritto all’epoca dalla CGIL ma di fatto accettato anche da quest’ultima con la firma del Protocollo d’Intesa del 30 aprile e del 14 maggio sul CCNL della Mobilità. </p>
<p class="bodytext"><br /><br />Le trattative sono riprese lunedì 4 gennaio 2010 in merito al capitolo “mercato del lavoro”. La rappresentanza di ASSTRA, ANAV, FEDERTRASPORTO e AGENS, che a differenza dei lavoratori hanno potuto esaminare le proposte prodotte dalle OO.SS., le ha giudicate “non positive” poiché non conterrebbero elementi sufficienti a determinare un significativo sgravio degli oneri per tutte le aziende della mobilità e quindi “in contrasto con quanto convenuto nel protocollo ministeriale” ed inoltre ha ritenuto che le organizzazioni sindacali si attestino “su posizioni articolate e non sempre coerenti con i principi affermati nel citato Protocollo del maggio scorso”. </p>
<p class="bodytext"><br /><br />Venerdì 8 gennaio ASSTRA e ANAV hanno informato dello stato della trattativa anche il Ministro Matteoli ed il Ministro Sacconi sottolineando che le organizzazioni sindacali continuano a mantenere una posizione non coerente con gli obiettivi di accrescimento dei livelli di competitività, flessibilità, efficienza e produttività delle imprese delineati dal Protocollo sul CCNL della mobilità sottoscritto il 14 maggio 2009, rendendo impraticabile,&nbsp; per le aziende, “la condizione principale posta a garanzia dell’intera operazione di sintesi contrattuale, ovvero la mancanza di oneri aggiuntivi per le imprese (ovviamente conseguenti ai quattro punti previsti nel citato protocollo)”. </p>
<p class="bodytext"><br />Le aziende infatti pretendono di incassare oltre all’elevazione del periodo di apprendistato dai 36 mesi previsti nel CCNL del 2004 a 48 mesi (proposta presente nella bozza delle OO.SS.) l’allargamento delle&nbsp; percentuali di utilizzo degli istituti flessibili attualmente previsto dal ccnl autoferrotranviari, più in generale il ricorso: al lavoro ripartito, al lavoro a chiamata, al contratto part-time a termine per tutte le qualifiche professionali di esercizio. </p>
<p class="bodytext"><br /><br />Nonostante queste pretese, certamente non positive, FILT, FIT, UILT, FAISA CISAL, UGL, ORSA, FAST hanno convenuto sulla prosecuzione della trattativa ponendo un’unica condizione (sic!!) che questa si svolga senza interruzioni affinché, in pochi giorni, si possa fare una valutazione compiuta sullo stato del confronto ….. “ nel solco del Protocollo presso il Ministero Infrastrutture e Trasporti&nbsp; il 14 maggio 2009 “.&nbsp; Gli incontri, salvo imprevisti, proseguiranno nei giorni 18, 19, 20 gennaio 2010. </p>
<p class="bodytext"><br /><br />OCCORRE PRETENDERE UNA, PIU’ CHE NECESSARIA, INFORMAZIONE SUI CONTENUTI E SULLE PROPOSTE SIA DELLE AZIENDE CHE DELLE OO.SS. TRATTANTI DIFFIDARE DAL CONTINUARE LA TRATTATIVA SENZA UN MANDATO VINCOLANTE DEI LAVORATORI!!</p>
<p class="bodytext"><br /><br />BASTA CON LA CONCERTAZIONE!!! PRETENDIAMO PIU’ TUTELE, PIU’ SALARIO, PIU’ DIRITTI ….. TRASPARENZA, DEMOCRAZIA, PARTECIPAZIONE!!!!<br /><br /></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="right" class="bodytext"><em>SdL intercategoriale&nbsp; -&nbsp; RdB Trasporti&nbsp; -&nbsp; Cobas lavoro privato&nbsp; -&nbsp; SLAI - Cobas</em></p>]]></content:encoded>
			<category>Trasporti</category>
			<category>Patto di Base</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 00:28:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>DIPENDENTI COOP SPIATI? RDB, SIAMO SGOMENTI E PREOCCUPATI. ATTENDIAMO ANCORA RISPOSTE SU TELECAMERE A EUROMA2</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22480&#38;cHash=3bc9a037b4</link>
			<description>La Federazione Nazionale RdB esprime preoccupazione e sgomento in merito a quanto emerso dai mezzi di informazione sui sistemi di videosorveglianza e di registrazioni telefoniche che sarebbero stati messi in atto nei confronti dei lavoratori da...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">La Federazione Nazionale RdB esprime preoccupazione e sgomento in merito a quanto emerso dai mezzi di informazione sui sistemi di videosorveglianza e di registrazioni telefoniche che sarebbero stati messi in atto nei confronti dei lavoratori da parte della Coop Lombardia.<br /><br />La RdB, largamente presente nei supermercati ed ipermercati Coop di Roma e del Lazio, si augura che l’episodio, se accertato nella sua gravità, sia circoscritto alla sola Coop Lombardia. Ritiene inoltre urgente e doveroso che Coop rassicuri tutti i lavoratori sull’argomento.<br /><br />La RdB fa inoltre presente che, raccogliendo la sollecitazione di alcuni lavoratori, ha già richiesto dal 19 novembre 2009 un incontro ad Unicoop Tirreno per valutare la collocazione di diverse telecamere poste nell’area di lavoro dell’ipermercato Coop presso il centro commerciale Euroma2. A tale richiesta non è stata ancora fornita risposta da parte di Unicoop Tirreno.<br /><br />La RdB sottolinea di non aver mai sottoscritto gli accordi che consentono la videosorveglianza nella grande distribuzione e che si adopererà in ogni modo per contrastare qualunque comportamento lesivo dei diritti e della dignità dei lavoratori.<br /><br /></p>]]></content:encoded>
			<category>commercio servizi</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 00:15:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Roma. Un altro omicidio sul lavoro: COME E’ POSSIBILE FAR FINTA DI NULLA</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22459&#38;cHash=169f3c3429</link>
			<description>In allegato il volantino</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Nonostante la crisi, la cassa integrazione e la chiusura di molte aziende, gli infortuni e i morti sul lavoro non accennano a diminuire. Un paese normale non accetterebbe tutto ciò, un paese normale lotterebbe per fermare le stragi sul lavoro. Ci definiamo paese civile, una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma che paese civile è quello dove ogni anno registra 1200 assassinati sul lavoro, 27000 invalidi su un milione d’infortuni sul lavoro? Ogni giorno, perché è in corso una guerra sui luoghi di lavoro, quattro lavoratori non fanno più ritorno a casa. Una guerra che produce molti morti e tanti invalidi.</p>
<p class="bodytext"><br />Questi lavoratori però non sono persone che partecipano ad una guerra, ma persone che tutte le mattine si alzano per portare a casa il pane quotidiano per mantenere le loro famiglie e quello che si aspettavano era una cosa sola, un lavoro dignitoso e sicuro!</p>
<p class="bodytext"><br />Quello che si fa per cambiare questa situazione&nbsp; è troppo poco …… e quando dei lavoratori muoiono, pochi hanno il coraggio di chiamarli con il loro nome omicidi sul lavoro! Molti le chiamano “morti bianche” un eufemismo che andrebbe abolito, perché è un insulto ai familiari e alle vittime sul lavoro.</p>
<p class="bodytext"><strong>Antonio Forte operaio della M.E.G. (impresa appaltatrice di ACEA Distribuzione) è l’ultima vittima di questa guerra continua</strong>.</p>
<p class="bodytext"><br />Il silenzio che qui in Acea ha coperto la tragedia è preoccupante, neanche un atto di solidarietà o protesta, come se la cosa non ci riguardasse, come se i lavoratori dell’appalto fossero di serie B.</p>
<p class="bodytext"><br /><strong>Invece no, Tonino era uno di noi, perché lavorava a stretto contatto con noi sugli stessi impianti, con le stesse capacità professionali, con gli stessi problemi per arrivare alla fine del mese. </strong></p>
<p class="bodytext"><br />Le inchieste aperte troveranno i soliti capi espiatori responsabili dell’accaduto: c’è stata imperizia, negligenza o errore di procedura? Questo omicidio, come in tanti casi di questo genere, è il frutto del profitto,dello sbrigarsi,dello sfruttamento – più o meno velato- del personale operativo. Inadeguata formazione, flessibilità, tutti fanno tutto, polivalenza, monoperatore, sistema premiante “ad personam” e clientelare, sono questi gli elementi che sicuramente contribuiscono a far perdere quella specificità&nbsp; professionale e a generare oltre che confusione una competitività malsana.</p>
<p class="bodytext"><br /><em><strong>In questo momento&nbsp; di lutto ci stringiamo intorno alla famiglia di Tonino, proponendo a tutto il personale di ACEA s.p.a. di devolvere un’ora del proprio lavoro a favore della vedova e dei due figli.</strong></em></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext">.</p>
<p class="bodytext"><hr><p><em>da Corriere.it dell'8 gennaio 2010:</em></p><p align="center"><strong>IN ZONA CASSIA<br />Operaio morto folgorato a Roma<br />Un uomo di 46 anni, stava lavorando sulla cabina elettrica. E' deceduto durante il trasporto in ospedale</strong></p><p>ROMA - Un operaio italiano di 46 anni è morto folgorato questa mattina intorno alle 9 mentre effettuava dei lavori di manutenzione a una cabina elettrica in via Giulio Galli, nella zona di via Cassia a Roma.</p><p>DECEDUTO SULL'AMBULANZA - L'uomo, che lavorava per una società privata, è deceduto durante il trasporto in ambulanza verso l'ospedale San Filippo Neri. Sull'episodio indagano gli uomini del commissariato Flaminio Nuovo.</p><hr><hr><p></p> </p>]]></content:encoded>
			<category>Energia Ambiente</category>
			
			
			<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:50:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Rosarno e dintorni: contro il razzismo e la mafia</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22460&#38;cHash=13f4b14082</link>
			<description>Dietro i fatti di Rosarno la mafia che, contenta, sogghigna.
RdB Calabria propone una manifestazione regionale a Rosarno, contro il razzismo e la mafia.</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Ora che le luci su Rosarno si stanno spegnendo, ora che gli immigrati, per il Governo nazionale, sono tornati ad essere solo un fastidioso problema da risolvere, come RdB riteniamo sia giunto il momento di fare una riflessione sui fatti dei giorni scorsi.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">Finché stanno a spezzarsi la schiena sui campi, dove i boss mafiosi li costringono a lavorare quasi gratis, raccogliendo pomodori e vivendo in condizioni inumane dentro baracche cadenti e fatiscenti, in cui li confinano i “padroni”, va tutto bene. Ma se si azzardano a protestare, a ribellarsi, ecco che allora i benpensanti e coloro che hanno acquisito e accettato la cultura della paura verso il diverso, si scatenano.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">La caccia all’immigrato dei giorni scorsi è una vergogna che ci preoccupa come uomini liberi e come calabresi.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">Il ministro degli interni, poi, quasi aspettasse la scusa, non trova di meglio da fare che cogliere l’occasione per dire che bisogna alzare ulteriori paletti verso gli immigrati, non bastassero quelli già vigenti e non bastassero le condizioni in cui vengono costretti nei centri di “accoglienza”; ma tutto ciò non è secondo lui sufficiente, forse vorrebbe chiuderli nelle gabbie,</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">RdB, invece, condannando, ovviamente ogni eccesso che sfoci in violenza, sta al fianco dei lavoratori e ritiene che nelle gabbie bisogna rinchiudere questi nuovi schiavisti.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">A Rosarno, città nella piana di Gioia e zona in cui la mafia la fa da padrona assoluta, alcune centinaia di cittadini, trovano più fastidiosi gli immigrati, che comunque producono ricchezza in condizioni di schiavitù, che la mafia stessa che strozza l’economia, crea la paura, quella vera, e rende impossibile qualsiasi attività economica se non è controllata direttamente da lei.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">La Calabria che ha pagato in prima persona il dramma di milioni di corregionali costretti a lasciare la propria terra per raggiungere Paesi lontani che gli consentissero di guadagnare per sopravvivere, non può permettere adesso che la paura verso gli immigrati, indotta ad arte dai mezzi di comunicazione di massa, prenda il sopravvento.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext"><span style="color: black;">Se poi tutto questo sta avvenendo per distrarre l’attenzione da altre situazioni che in questi ultimi giorni ci stanno vedendo protagonisti sui giornali e tv di mezzo mondo (attentato a Reggio Calabria, Porto di Gioia Tauro, ecc.), ecco allora che la preoccupazione è ancora maggiore </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext"><span style="color: black;">Non è improbabile, infatti, che la ‘Ndrangheta, che, a seguito dei risultati ottenuti nella lotta alla criminalità, ultimamente ha lanciato segnali forti e gravi contro lo Stato, cerchi di spostare l’attenzione e impegnare le istituzioni e le forze sane della nostra regione, su altri campi.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext"><span style="color: black;">Ecco perché, come RdB riteniamo che occorra prendere </span>coscienza che la paura si supera esclusivamente accettando e rispettando le culture diverse dalla nostra, bandendo ogni forma di&nbsp; intolleranza e di chiusura verso gli altri.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">Sappiamo perfettamente che Rosarno non è una città razzista e per questo ci piacerebbe che i cittadini di tutta la Calabria mescolandosi ai rosarnesi, si schierassero in una <strong>grande manifestazione regionale nella cittadina della piana, al fianco dei tanti immigrati, contro chi li sfrutta come schiavi e contro chi tratta da schiavi, e non da uomini liberi, anche tutti noi, attraverso il controllo totale delle nostre vite</strong>.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">Ecco allora che occorre ribadire con forza il nostro <strong>NO alla Mafia e la nostra solidarietà ai lavoratori</strong>.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" align="right" class="bodytext"><em>Federazione regionale Calabria RdB</em></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" align="right" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" align="right" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" class="bodytext">.</p>
<p class="bodytext"><hr><h3 align="center">ROSARNO: SOUMAHORO (RDB), E’ IL FRUTTO DI UNA CONDIZIONE SCHIAVISTA</h3><p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;"><span>Roma&nbsp;–</span> 		 		<span>venerdì, 08 gennaio 2010</span>   		“I fatti di Rosarno sono soprattutto frutto di una condizione lavorativa schiavista, nella quale i lavoratori immigrati sono costretti a subire ogni tipo di umiliazione e vessazione”, afferma Aboubakar Soumahoro, responsabile Nazionale Immigrazione del sindacato RdB.<br />Continua Soumahoro: “L’introduzione del pacchetto sicurezza col reato di clandestinità e il contratto di soggiorno con la legge Bossi-Fini sono due facce della stessa medaglia che hanno, di fatto, alimentato e creato in alcuni casi una situazione di razzismo e odio sociale e lavorativo, e che tolgono ogni strumento di tutela sindacale e giuridica agli immigrati. Molti dei ragazzi sono inoltre richiedenti asilo, lavoratori licenziati per via della crisi in corso, che si ritrovano anche preda della criminalità organizzata e non”.<br />“La politica dell’essere cattivo con i clandestini, come sollecitato a suo tempo dal Ministro dell’Interno Maroni – conclude il responsabile RdB – dimostra il fallimento legislativo e la mancanza della cultura dell’inclusione, del rispetto dei diritti e delle diversità”.</p><p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;"></p><p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;" align="right"><em>RdB Immigrazione</em></p><p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;"></p><p style="margin: 0cm 0cm 6pt; line-height: 15pt; text-align: justify;">.</p><hr><p align="right"><strong>13 gennaio 2010 - La Repubblica</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Garage e sottoscala diventano un     business:<br />     un prestanome firma il contratto, poi si rivende i posti-brandina<br />     Quelle case d´inferno pagate a caro prezzo<br />     Il mercato degli affitti per gli immigrati: tuguri di     40 metri a 450 euro al mese<br />     </strong><em>di FRANCESCA RUSSI</em></p> <em>    </em><p>Bari - Garage, sottoscala, solai e scantinati, veri e     propri tuguri di trenta-quaranta metri quadri affittati per 450-500 euro al mese. Sotto lo     stesso tetto vivono ammassati da otto a quindici tra donne, uomini e bambini. Tutti     immigrati, spesso clandestini o in attesa del permesso di soggiorno. A prevalere sono     contratti completamente in nero, in caso contrario il titolare è un prestanome, nella     maggior parte dei casi un italiano o un connazionale con regolare permesso di soggiorno,     che provvede a subaffittare un posto letto nelle grandi camerate. <br />     Si tratta di stanzoni invasi dall´umidità, privi di finestre e servizi igienici. Dieci     brandine sistemate l´una accanto all´altra per trascorrere la notte al riparo dal freddo     e dai pericoli della strada. Per i migliaia di cingalesi, bengalesi, marocchini, tunisini,     indiani, nigeriani e senegalesi residenti a Bari quel materasso vuol dire casa. <br />     «Gli appartamenti assomigliano più a delle stalle che a delle abitazioni – denuncia     Chouaib Chtiwi, marocchino, responsabile dello Sportello immigrati Rdb del capoluogo     pugliese – gli stranieri vengono trattati come delle bestie». Sono 13mila in tutto i     migranti che vivono a Bari, una stima però al ribasso che non riesce a conteggiare i     tanti irregolari. Inquilini senza diritti, disseminati tra il quartiere Madonnella e il     Libertà, le zone centrali meno costose e più multietniche, condividono gli alloggi     indipendentemente dalla nazionalità. Abdul ha 21 anni, viene dal Bangladesh e vive in un     locale in via Nicolai con altri tre bengalesi e cinque marocchini. Paga 65 euro ogni mese     che divide con il fratello. Non è l´unico infatti a fare i turni per dormire: dalle 22     alle 4 del mattino c´è la prima fascia, per lo più chi lavora come ambulante o     bracciante; dalle 4 alle 10 invece tocca al secondo turno, i lavoratori della notte come     il fratello di Abdul che vende rose in giro per i pub e i bar della città. <br />     «È difficile trovare baresi disposti ad affittare ad immigrati - accusano i militanti     della Rete Antirazzista di Bari – da un lato prevale il razzismo, dall´altro     l´assenza di garanzie economiche come la busta paga». Secondo un´indagine del Sunia     nell´85 per cento dei casi il contratto non è registrato e i canoni sono maggiorati     rispetto a quelli ordinari del 30–50 per cento con la giustificazione dei rischi che     il proprietario corre ospitando irregolari. Un mercato sommerso che sfugge a ogni     controllo e in cui proliferano i fenomeni di sovraffollamento per fronteggiare il     caro-affitti. <br />     In tanti così sono costretti ad adeguarsi alle condizioni e accettano di vivere in case     inagibili, con allacci all´elettricità non a norma, senza riscaldamento né mobili e con     muri che grondano acqua per l´umidità. «Eppure - si infervora Chouaib – ci sono     migliaia di appartamenti sfitti a Bari. Ma noi immigrati non abbiamo accesso neanche alle     case popolari. Mancano vere e proprie politiche abitative. Una idea sarebbe quella di     utilizzare i beni sequestrati alla mafia per farne residenze per stranieri». Gli fa eco     la comunità somala che ha occupato il Ferrhotel: «Questo territorio è pieno di     strutture dismesse e non riutilizzate, spazi vuoti come la ex caserma Rossani e la scuola     San Nicola a Barivecchia, un enorme patrimonio di immobili sfitti».<br />     Dalla Regione Puglia arriva una prima risposta, il progetto Asia, agenzie di     intermediazione abitativa che offriranno ai cittadini immigrati in situazioni di emergenza     assistenza e supporto per l´accesso alla casa, tra le attività previste gruppi     appartamento per adulti, piccoli nuclei in fitto e centri di pronta accoglienza. </p>     <hr>     <p align="right"><strong>13 gennaio 2010 - Libertà</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Venerdì incontro su lavoro e     immigrazione promosso da Rdb</strong></p>     <p align="JUSTIFY">Castelsangiovanni - <em>(mm) </em>Venerdì 15     gennaio a Castelsangiovanni la Federazione delle Rappresentanze sindacali di Base di     Piacenza in collaborazione con quella lodigiana organizza un'assemblea pubblica che avrà     per tema: &quot;Lavoro e immigrazione&quot;. L'incontro si terrà a partire dalle ore 21     al centro culturale di via Mazzini 2. Interverranno all'assemblea Aboubarak Soumahoro,     responsabile nazionale per il settore immigrazione Rdb Cub e responsabile del comitato     immigrati in Italia, Giovanna Raffaglio, delegata Rdb Cub e responsabile dello sportello     immigrati di Castelsangiovanni e Casalpusterlengo e Rafik Touil, referente per lo     sportello immigrati di Castelsangiovanni.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>12 gennaio 2010 - Liberazione</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Riunioni in corso nei comitati,     assemblea il 24 a Roma<br />     Sciopero il 1° marzo: dal web alle associazioni,     passando per i sindacati<br />     </strong><em>di Stefano Galieni</em></p> <em>    </em><p>«Siamo partite in 4, donne normali, impegnate     nell'antirazzismo e nelle dinamiche dell'interculturalità.- racconta Stefania Ragusa -     Quando è uscita l'iniziativa francese abbiamo pensato che i tempi fossero maturi anche in     Italia e ne abbiamo parlato con tante altre persone, italiani e immigrati che conosciamo e     a cui siamo legati. Abbiamo lanciato ad ottobre la proposta di seguire l'esempio     d'oltralpe e tramite la rete hanno aderito in tanti e si sono costituiti dei gruppi locali     per promuovere quella che anche noi abbiamo immaginato come una giornata senza il lavoro     migrante». Stefania è una delle promotrici del movimento &quot;primomarzo2010&quot;, è     consapevole di aver lanciato una forte provocazione e prova a spiegarne le ragioni: «Non     pensiamo di fermare il Paese ma semplicemente provare a far capire l'importanza e il ruolo     della presenza migrante in Italia, partendo dal presupposto che non vogliamo &quot;aiutare     gli immigrati&quot; ma che in questo contesto di leggi razziali dobbiamo lottare insieme     per difendere i diritti di tutti e tutte, oggi messi a rischio. Viviamo in un contesto di     inesorabile e giusto passaggio al meticciato, le seconde generazioni in gran parte     d'Italia rappresentano il presente ma esiste una discriminazione di base da affrontare.     Sappiamo che lo sciopero è difficile da organizzare, che forse, se i sindacati non lo     indicono, potremmo fare uno sciopero della fame o una astensione dai consumi, o inventarci     altro, ma il primo marzo vogliamo uscire fuori. Anche la data è importante, se cresce     anche in Francia comincia ad assumere dimensione europea e non vogliamo rinunciarci».     Stefania è molto netta su un punto: questo movimento può crescere, costruire un     percorso, porsi obbiettivi, ma non deve essere sovradeterminato da partiti o da altri     soggetti. Sì al dialogo e al lavoro comune, no a tentativi egemonici. Il movimento     primomarzo, dopo i fatti di Rosarno ha avuto una grande visibilità mediatica, aumentano     di giorno in giorno contatti e adesioni, ma è possibile che riesca via web a dare vita a     iniziative concrete? Domenica 17 marzo, a Milano ci sarà la prima uscita pubblica con la     presentazione del lavoro sinora svolto e non mancano considerazioni da parte     dell'arcipelago delle associazioni di migranti e antirazziste. che chiedono di mobilitarsi     avendo obbiettivi più definiti - la legge Bossi Fini, il pacchetto sicurezza, il razzismo     istituzionale - e di lavorare rapidamente per costruire dal basso, con i lavoratori e le     lavoratrici migranti, questo percorso. Alcuni coordinamenti territoriali si stanno     riunendo in questi giorni per decidere il da farsi, la stessa Fiom ne discuterà il 21     gennaio e il tema verrà sicuramente posto il 24 gennaio nell'assemblea convocata a Roma,     dalla rete nata dalla manifestazione che si è svolta il 17 ottobre scorso. Aboubakar     Soumhoro, responsabile nazionale immigrazione delle Rdb: «Uno sciopero non può nascere     dal web e non può essere solo uno slogan da agitare. Chi lavorava a Rosarno o nelle     campagne del sud non ha modo di navigare in internet né di essere protagonista di un     processo del genere. Gli ingredienti per arrivare ad uno sciopero ci sono ma questo va     costruito realmente, insieme, italiani e migranti per dare voce ai veri invisibili che     oggi non hanno di che campare. Va quindi organizzato se no è solo una inutile sparata     sulla nostra pelle ma non può essere rimandato all'infinito. Le difficoltà che i     sindacati confederali evidenziano non debbono divenire un ricatto».</p>     <hr>     <p align="right"><strong>12 gennaio 2010 - City</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>Antirazzisti manifestano per Rosarno</strong></p>     <p>Bologna - Una cinquantina di persone, per la maggior parte     italiani, hanno manifestato ieri pomeriggio in centro per esprimere solidarietà agli     immigrati di Rosarno dopo i disordini scoppiati nei giorni scorsi. Al presidio,     organizzato in piazza Nettuno dalle associazioni &quot;3 febbraio&quot;, &quot;Socialismo     rivoluzionario&quot; e dai comitati antirazzisti cittadini, erano presenti anche alcuni     esponenti delle rappresentanze sindacali di base. Al centro del presidio uno striscione     con scritto: &quot;Solidarietà con i fratelli di Rosarno contro il razzismo&quot;. E da     domani, in Piazza Puntoni, sorgerà fino al 20 gennaio una &quot;tenda della solidarietà     umana&quot;, sia per &quot;la libertà in Iran&quot; che per la &quot;dignità dei     fratelli immigrati&quot;.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>12 gennaio 2010 - Il Manifesto</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>LAVORO Ma la Cgil non c'è e pensa     invece a uno sciopero generale<br />     Primo marzo italiano, un giorno senza migranti<br />     </strong><em>di Sara Farolfi</em></p> <em>    </em><p>ROMA - «Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo     di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se     a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?».     La giornata senza immigrati arriva anche in Italia, buttata lì da Emma Bonino,     concretamente lanciata da quattro donne (di cui tre immigrate) e portata alla ribalta,     «nostro malgrado» dicono loro, dai fatti di Rosarno. Astensione dal lavoro per chi     potrà permetterselo, sciopero dei consumi come alternativa, «20 mila contatti su     facebook non sono una stima realistica, lo sappiamo», dicono le organizzatrici, «ma     accanto allo sciopero ci sono molte forme di partecipazione, e quindi il primo marzo     potrà anche non fermarsi il paese, l'importante sarà che arrivi un segnale».     Soprattutto dopo Rosarno. <br />     La giornata senza migranti scompiglia ulteriormente le carte in una Cgil già presa dal     dibattito congressuale. Nessuna decisione è ancora stata presa. Contatti (finora     telefonici) tra il sindacato e il comitato promotore della giornata sono in corso. «Noi     speriamo che i sindacati aderiscano, lasciare che un'iniziativa così si frantumi sarebbe     un'occasione persa», dice Stefania Ragusa, una delle promotrici, «ma se il sindacato non     ci sarà non sarà la fine del mondo, il nostro obiettivo è quello di mandare un segnale     forte e chiaro per fare capire quanto sono importanti i migranti nella nostra società».<br />     Il maggiore sindacato italiano, la Cgil, con ogni probabilità non ci sarà. Imbarazzi e     timidezze della prima ora assumono sempre più la forma di un'alternativa: uno sciopero     generale - e il periodo, tra elezioni e congresso Cgil, sarebbe sempre quello - in cui     assorbire anche le tematiche del lavoro migrante. Sui fatti di Rosarno ieri il segretario     dell'organizzazione, Guglielmo Epifani, ha tenuto una conferenza stampa. Lo ha fatto per     proporre un'agenzia pubblica che, in collegamento con sindacati e enti locali, organizzi e     governi l'utilizzo della manodopera e anche per lanciare una serie di manifestazioni     sindacali contro il razzismo. L'11 febbraio (a Firenze, per l'anniversario dell'uscita dal     carcere di Nelson Mandela) e il 20 marzo (in occasione della giornata mondiale contro il     razzismo). Neppure un accenno al primo marzo.<br />     L'argomento è delicato e la discussione per nulla univoca. Morena Piccinini, segretaria     confederale con delega all'immigrazione, spiega: «Se per sciopero intendiamo l'astensione     dal lavoro, organizzare quella dei soli migranti è un errore, anche dopo Rosarno, un     errore strategico e politico. Dobbiamo pensare a come unificare le lotte e mobilitare     l'intero mondo del lavoro sui diritti dei migranti». In Cgil si discute (da tempo) di uno     sciopero generale - «comprensivo di tutte queste tematiche» dice Piccinini - ma le     reticenze, con la mannaia del congresso alle porte, seguitano a essere molte. <br />     Il dibattito è comunque articolato. Gianni Rinaldini, segretario dei metalmeccanici Cgil,     è convinto che il punto non è quello di dichiararsi pro o contro la giornata senza     migranti: «C'è bisogno di un'interlocuzione è evidente, il problema esiste e dunque il     confronto va costruito». Così del resto ha fatto la Fiom, continuando a partecipare ai     tavoli della rete costituitasi all'indomani della manifestazione antirazzista del 17     ottobre (tra i cui promotori c'era anche la Cgil). Nel report dell'incontro del 13     dicembre si propone espressamente «di lanciare una giornata di mobilitazione nazionale     per il primo marzo 2010, in concomitanza con lo sciopero dei migranti in Francia». Tra i     firmatari, che si ritroveranno a Roma il 24 gennaio per una nuova assemblea, c'è anche il     coordinamento nazionale migranti della Fiom, oltre ai sindacati di base, e diverse     associazioni, coordinamenti e comitati. Sveva Haerter (coordinamento migranti Fiom) dice:     «Discuteremo nei prossimi giorni di come stare dentro a un percorso di movimento che dopo     Rosarno assume una valenza ancora maggiore».<br />     Chi parla di uno «sciopero indispensabile» è invece Aboubakar Soumahoro, responsabile     immigrazione delle Rdb. Abou, come lo chiamano gli amici, ha parlato sul palco della     manifestazione antirazzista lo scorso 17 ottobre e quella piazza non se la dimenticherà     mai. Oggi è convinto più che mai che le premesse di uno sciopero ci sono tutte, «e non     si tratta solo del colore della pelle, ma di una condizione lavorativa di sfruttamento,     solitudine e miseria». Perciò lo sciopero va fatto, «si chiama sciopero dei migranti ma     noi in piazza ci vogliamo portare tutti, senza dimenticare però che, una volta espulsi     dalle fabbriche, per i lavoratori migranti c'è in gioco il permesso di soggiorno, la     condizione di &quot;clandestinità&quot;...». Ad Abou non importa un bel nulla del web,     la maggior parte delle persone di cui si occupa non ha neppure un pc: «Non è questione     di slogan - conclude - sto ai tempi e alla realtà e questa mi dice che il primo marzo     dobbiamo esserci».</p>     <hr>     <p align="right"><strong>11 gennaio 2010 - Agi</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>ROSARNO: BOLOGNA, PRESIDIO     SOLIDARIETA' AGLI IMMIGRATI</strong></p>     <p>(AGI)- Bologna, 11 gen. - Una cinquantina di persone, per     la maggior parte italiani, hanno manifestato nel pomeriggio a Bologna per esprimere     solidarietà agli immigrati di Rosarno dopo i disordini scoppiati nei giorni scorsi. Al     presidio, organizzato in piazza Nettuno nel pieno centro città, erano presenti anche     alcuni esponenti delle rappresentanze sindacali di base. Al centro del presidio uno     striscione con scritto: &quot;Solidarietà con i fratelli di Rosarno contro il     razzismo&quot;.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>10 gennaio 2010 - Julie news</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>E' l'accusa del sindacato RDB<br />     Maroni difende il Viminale con i manganelli</strong></p>     <p>ROMA - Centinaia di manifestanti hanno tentato di     raggiungere il Ministero degli Interni a Roma per far sentire al ministro in carica il     forte dissenso con le sue inaccettabili dichiarazioni su ciò che sta accadendo a Rosarno.     Nemmeno una parola sulla caccia all’uomo scatenata nei confronti dei migranti, degli     assalti a colpi di fucile, dello sfruttamento di migliaia di stagionali da vent’anni     impiegati alla giornata con paghe di fame, costretti a rintanarsi in ricoveri fatiscenti,     vessati da un’organizzazione malavitosa che nessun governo si è mai sognato di     contrastare. Maroni preferisce buttarla sull’eccessiva tolleranza nei confronti di     chi arriva nel nostro paese per necessità. Come dire che fanno bene coloro che     perseguitano gli immigrati - che a causa della loro condizione di irregolari lavorano     accettando spesso salari inadeguati e forme di sfruttamento insostenibili -soprattutto     quando si mobilitano per difendere diritti e dignità. L’ingente schieramento di     forze dell’ordine non ha impedito però che la giusta rabbia dei romani e dei     migranti confluiti in piazza Esquilino tentasse di arrivare fin sotto il Viminale, dove     ben due violente cariche hanno cercato di disperdere i manifestanti. Una volta ricomposto,     il corteo ha ripiegato verso piazza Vittorio. E’ chiaro che il comportamento nella     gestione dell’ordine pubblico fa il paio con le affermazioni del ministro Maroni e va     inquadrato nella cornice più generale dove è il governo stesso ad alimentare razzismo e     negazione del diritto ad un’esistenza degna questo nome. Nello stesso senso vanno     interpretate le indicazioni inviate ai presidi dalla Gelmini, unico esempio in     tutt’Europa, di limitare ad un tetto del 30% la presenza di studenti immigrati in     ogni classe. La necessità di porre un argine allo sfruttamento indiscriminato degli     immigrati e di rilanciare l’iniziativa contro il pacchetto sicurezza deve mettere in     connessione i lavoratori e i precari migranti con le lotte dei cittadini e delle cittadine     italiani/e. Il ministro degli interni deve comprendere che il fronte è più largo di     quanto crede, come dimostrano le lotte dei lavoratori della FIAT, dell’ISPRA,     dell’Alcoa, dell’Eutelia solo per citarne alcune e che la crisi e il disagio     sociale non si governano con i manganelli, con le deportazioni o fomentando odio razziale.     Le Rdb ritengono la resistenza messa in campo a Rosarno frutto inevitabile di una     condizione di vista bestiale, di un sistema che impedendo ai lavoratori immigrati la     possibilità di acquisire regolarizzazione e permessi di soggiorno li getta nelle mani di     speculatori malavitosi senza scrupoli. Sta a noi coniugare questi episodi, con le lotte di     tutti coloro che oggi sono impegnati nella difesa dei propri diritti , con le lotte dei     precari e di chi un lavoro non ce l’ha ed è costretto ad accettare pesanti     condizioni per garantirsi un minimo di salario, condizioni che assumono le forme della     schiavitù come a Rosarno e che producono le reazioni che abbiamo visto.</p><hr><p align="right"><strong>9 gennaio 2010 - Il Manifesto</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>I RIBELLI · Nei campi gli espulsi     dal lavoro<br />     Da nord verso il sud, gli stagionali della crisi<br />     </strong><em>di Cinzia Gubbini</em></p> <em>    </em><p>Sono gli ultimi arrivati, quelli che ancora non parlano     bene italiano, quelli che intanto trovano lavoro usando le braccia. Sono i richiedenti     asilo, quelli che hanno in tasca un documento che li salva dalle espulsioni ma che gli     impedisce di lavorare. Sono quelli più fragili, perché non riescono a trovare un     inserimento lavorativo di livello maggiore. <br />     Da quindici anni nelle campagne italiane (non solo quelle del sud) il raccolto passa per     le mani dei migranti, principalmente africani ed est europei, vittime di condizioni     paraschiavistiche del lavoro. Ultimamente il numero si è un po' ingrossato: a raccogliere     pomodori, agrumi, olive, fragole e mele ci sono anche gli espulsi dalle fabbriche, il     prodotto della crisi. Nei campi di Puglia, Campania, Sicilia e Basilicata si sente parlare     bergamasco e trevigiano. <br />     Ma il numero dei cosiddetti «stagionali» - si stima in 50-70 mila lavoratori, per quanto     sia impossibile circoscrivere con esattezza il fenomeno - non supera di certo quello degli     operai o delle badanti con passaporto straniero. Rimane un fenomeno minoritario, e     marginale per le condizioni di vita e di lavoro. La caratteristica degli stagionali è la     migrazione nella migrazione: dalla Sicilia, alla Puglia, alla Campania, su fino al     Trentino a spostarsi spesso sono le stesse persone. La Capitanata, la Piana del Sele, il     siracusano si riempiono e si svuotano come crescono e muoiono le piante. «È un numero     programmabile - sottolinea Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil - si sa     quante persone arrivano ogni anno nei vari distretti, la falla sta in un sistema di     accoglienza inesistente». Nella volontà, in parole povere, da parte dei governi     nazionale e locali di ignorare il fenomeno e di pensare che il bracciantato possa vivere     nei cartoni o negli edifici dismessi senza fare rumore. Ad accendere la miccia, secondo     Soldini, «c'è senza dubbio un clima razzista che scatena la guerra fra poveri». <br />     Ma di fatto rimane il nocciolo della questione: il lavoro nelle campagne è per     «elezione» sommerso e al nero. Tra le persone con la schiena piegata sui campi per     dodici ore al giorno, c'è anche chi un permesso di soggiorno ce l'ha ma non otterrà mai     un contratto di lavoro regolare. E su questo punto nemmeno il governo della «tolleranza     zero» è capace di mettere soluzione sul tavolo. «Persone che ieri erano nelle fabbriche     oggi vanno a raccogliere perché almeno possono guadagnare quel che basta per mangiare»,     dice Aboubakhar Soumahoro, responsabile immigrazione delle Rdb, che ricorda i numeri: nel     2009 la crisi economica ha aumentato la disoccupazione tra gli italiani dello 0,6%, tra     gli immigrati del 2,2%. «Solo che per uno straniero - insiste Soumahoro - non esistono     nemmeno quei minimi ammortizzatori sociali che permettano a un lavoratore di rimanere a     galla». Il ritorno alla campagna - o la campagna come prima occupazione in Italia - è il     simbolo dell'esclusione: da uno status sociale e lavorativo che si è perso o da uno che     si deve ancora conquistare. I supersfruttati delle campagne sono alla mercè del caporale     e della polizia che viene chiamata puntualmente a fine raccolto, e che con gli sgomberi     porta via anche le ultime paghe. Contemporaneamente lo strumento legale per l'ingresso dei     lavoratori immigrati, il decreto flussi, continua a centellinare i posti in agricoltura:     80 mila nel 2009, di cui 5.500 per la Calabria. Probabilmente non sarebbe quello il     principale strumento usato dai moderni latifondisti e mezzadri, ma almeno ci sarebbe meno     ipocrisia. <br />     Per i sindacati e le associazioni la strada rimane una: quella di utilizzare l'articolo 18     - la possibilità per la persona sfruttata di ottenere un permesso di soggiorno se     denuncia il suo sfruttatore, e finora usato solo con le prostitute - anche nelle fabbriche     e nei campi. Lo aveva promesso il governo di centrosinistra, deludendo le aspettative. Le     proposte di legge che giacciono in parlamento rimarranno lettera morta. Per l'attuale     sistema che governa l'agricoltura (che in Italia rappresenta il 15% del Pil, compreso     servizi e distribuzione) il sommerso è una ricchezza. Per i lavoratori il campo è     soltanto garanzia di esclusione. Cinzia Gubbini<br />     Sono gli ultimi arrivati, quelli che ancora non parlano bene italiano, quelli che intanto     trovano lavoro usando le braccia. Sono i richiedenti asilo, quelli che hanno in tasca un     documento che li salva dalle espulsioni ma che gli impedisce di lavorare. Sono quelli più     fragili, perché non riescono a trovare un inserimento lavorativo di livello maggiore. <br />     Da quindici anni nelle campagne italiane (non solo quelle del sud) il raccolto passa per     le mani dei migranti, principalmente africani ed est europei, vittime di condizioni     paraschiavistiche del lavoro. Ultimamente il numero si è un po' ingrossato: a raccogliere     pomodori, agrumi, olive, fragole e mele ci sono anche gli espulsi dalle fabbriche, il     prodotto della crisi. Nei campi di Puglia, Campania, Sicilia e Basilicata si sente parlare     bergamasco e trevigiano. <br />     Ma il numero dei cosiddetti «stagionali» - si stima in 50-70 mila lavoratori, per quanto     sia impossibile circoscrivere con esattezza il fenomeno - non supera di certo quello degli     operai o delle badanti con passaporto straniero. Rimane un fenomeno minoritario, e     marginale per le condizioni di vita e di lavoro. La caratteristica degli stagionali è la     migrazione nella migrazione: dalla Sicilia, alla Puglia, alla Campania, su fino al     Trentino a spostarsi spesso sono le stesse persone. La Capitanata, la Piana del Sele, il     siracusano si riempiono e si svuotano come crescono e muoiono le piante. «È un numero     programmabile - sottolinea Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil - si sa     quante persone arrivano ogni anno nei vari distretti, la falla sta in un sistema di     accoglienza inesistente». Nella volontà, in parole povere, da parte dei governi     nazionale e locali di ignorare il fenomeno e di pensare che il bracciantato possa vivere     nei cartoni o negli edifici dismessi senza fare rumore. Ad accendere la miccia, secondo     Soldini, «c'è senza dubbio un clima razzista che scatena la guerra fra poveri». <br />     Ma di fatto rimane il nocciolo della questione: il lavoro nelle campagne è per     «elezione» sommerso e al nero. Tra le persone con la schiena piegata sui campi per     dodici ore al giorno, c'è anche chi un permesso di soggiorno ce l'ha ma non otterrà mai     un contratto di lavoro regolare. E su questo punto nemmeno il governo della «tolleranza     zero» è capace di mettere soluzione sul tavolo. «Persone che ieri erano nelle fabbriche     oggi vanno a raccogliere perché almeno possono guadagnare quel che basta per mangiare»,     dice Aboubakhar Soumahoro, responsabile immigrazione delle Rdb, che ricorda i numeri: nel     2009 la crisi economica ha aumentato la disoccupazione tra gli italiani dello 0,6%, tra     gli immigrati del 2,2%. «Solo che per uno straniero - insiste Soumahoro - non esistono     nemmeno quei minimi ammortizzatori sociali che permettano a un lavoratore di rimanere a     galla». Il ritorno alla campagna - o la campagna come prima occupazione in Italia - è il     simbolo dell'esclusione: da uno status sociale e lavorativo che si è perso o da uno che     si deve ancora conquistare. I supersfruttati delle campagne sono alla mercè del caporale     e della polizia che viene chiamata puntualmente a fine raccolto, e che con gli sgomberi     porta via anche le ultime paghe. Contemporaneamente lo strumento legale per l'ingresso dei     lavoratori immigrati, il decreto flussi, continua a centellinare i posti in agricoltura:     80 mila nel 2009, di cui 5.500 per la Calabria. Probabilmente non sarebbe quello il     principale strumento usato dai moderni latifondisti e mezzadri, ma almeno ci sarebbe meno     ipocrisia. <br />     Per i sindacati e le associazioni la strada rimane una: quella di utilizzare l'articolo 18     - la possibilità per la persona sfruttata di ottenere un permesso di soggiorno se     denuncia il suo sfruttatore, e finora usato solo con le prostitute - anche nelle fabbriche     e nei campi. Lo aveva promesso il governo di centrosinistra, deludendo le aspettative. Le     proposte di legge che giacciono in parlamento rimarranno lettera morta. Per l'attuale     sistema che governa l'agricoltura (che in Italia rappresenta il 15% del Pil, compreso     servizi e distribuzione) il sommerso è una ricchezza. Per i lavoratori il campo è     soltanto garanzia di esclusione.</p><hr><p align="right"><strong>8 gennaio 2010 - Adnkronos</strong></p><p align="CENTER"><strong>IMMIGRATI: RDB, I FATTI DI ROSARNO     FRUTTO DI CONDIZIONE SCHIAVISTA</strong></p>     <p>Roma, 8 gen.(Adnkronos) - «I fatti di Rosarno sono     soprattutto frutto di una condizione lavorativa schiavista, nella quale i lavoratori     immigrati sono costretti a subire ogni tipo di umiliazione e vessazione». È Aboubakar     Soumahoro, responsabile Nazionale Immigrazione del sindacato RdB a commentare la 'rivoltà     nella cittadina calabrese. «L'introduzione del pacchetto sicurezza col reato di     clandestinità e il contratto di soggiorno con la legge Bossi-Fini sono due facce della     stessa medaglia che hanno, di fatto, alimentato e creato in alcuni casi una situazione di     razzismo e odio sociale e lavorativo, e che tolgono ogni strumento di tutela sindacale e     giuridica agli immigrati. Molti dei ragazzi, infatti, hanno richiesto asilo o sono stati     licenziati per via della crisi in corso, e si ritrovano anche preda della criminalità     organizzata e non». «La politica dell'essere cattivo con i clandestini, come sollecitato     a suo tempo dal ministro dell'Interno, Maroni dimostra il fallimento legislativo e la     mancanza della cultura dell'inclusione, del rispetto dei diritti e delle diversità».</p>     <hr>     <p align="right"><strong>8 gennaio 2010 - Ansa</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>ROSARNO: SOUMAHORO (RDB),FRUTTO DI     UNA CONDIZIONE SCHIAVISTA</strong></p>     <p>(ANSA) - ROMA, 8 GEN - «I fatti di Rosarno sono     soprattutto frutto di una condizione lavorativa schiavista, nella quale i lavoratori     immigrati sono costretti a subire ogni tipo di umiliazione e vessazione». Lo afferma     Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione del sindacato RdB. «L'introduzione del     pacchetto sicurezza col reato di clandestinità e il contratto di soggiorno con la legge     Bossi-Fini sono due facce della stessa medaglia che hanno, di fatto, alimentato e creato     in alcuni casi una situazione di razzismo e odio sociale e lavorativo, e che tolgono ogni     strumento di tutela sindacale e giuridica agli immigrati. Molti dei ragazzi sono infatti     richiedenti asilo, lavoratori licenziati per via della crisi in corso, che si ritrovano     anche preda della criminalità organizzata e non». «La politica dell'essere cattivo con     i clandestini, come sollecitato a suo tempo dal ministro dell'Interno Maroni - conclude il     responsabile RdB - dimostra il fallimento legislativo e la mancanza della cultura     dell'inclusione, del rispetto dei diritti e delle diversità».</p><hr>     <p align="right"><strong>8 gennaio 2010 - Iris</strong></p>     <p align="CENTER"><strong>ROSARNO: SOUMAHORO (RDB), E’ IL     FRUTTO DI UNA CONDIZIONE SCHIAVISTA</strong></p>     <p>(IRIS) - ROMA, 8 GEN - &quot;I fatti di Rosarno sono     soprattutto frutto di una condizione lavorativa schiavista, nella quale i lavoratori     immigrati sono costretti a subire ogni tipo di umiliazione e vessazione&quot;, afferma     Aboubakar Soumahoro, responsabile Nazionale Immigrazione del sindacato RdB. Continua     Soumahoro: &quot;L’introduzione del pacchetto sicurezza col reato di clandestinità e     il contratto di soggiorno con la legge Bossi-Fini sono due facce della stessa medaglia che     hanno, di fatto, alimentato e creato in alcuni casi una situazione di razzismo e odio     sociale e lavorativo, e che tolgono ogni strumento di tutela sindacale e giuridica agli     immigrati&quot;. &quot;Molti dei ragazzi sono infatti richiedenti asilo, lavoratori     licenziati per via della crisi in corso, che si ritrovano anche preda della criminalità     organizzata e non&quot;. &quot;La politica dell’essere cattivo con i clandestini,     come sollecitato a suo tempo dal Ministro dell’Interno Maroni – conclude il     responsabile RdB – dimostra il fallimento legislativo e la mancanza della cultura     dell’inclusione, del rispetto dei diritti e delle diversità&quot;.</p>     <hr>      <p></p> <p>&nbsp;</p>  </p>]]></content:encoded>
			<category>Immigrati</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 14:25:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Mediaset: sciopero il 10 e l’11 gennaio</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22406&#38;cHash=5cc0f79df8</link>
			<description>La CUB Informazione  e lo SLAI Cobas sostengono lo sciopero di tutti i lavoratori e le lavoratrici del gruppo Mediaset a livello nazionale ed invitano i lavoratori e lavoratrici a partecipare alla mobilitazione.
Da tempo sosteniamo che oscure...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">La CUB Informazione&nbsp; e lo SLAI Cobas sostengono lo sciopero di tutti i lavoratori e le lavoratrici del gruppo Mediaset a livello nazionale ed invitano i lavoratori e lavoratrici a partecipare alla mobilitazione.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Da tempo sosteniamo che oscure manovre si agitavano alle spalle dei lavoratori. Il rinvio del rinnovo del contratto integrativo è stato un chiaro segnale delle intenzioni di questa azienda.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />La cessione del settore trucco, acconciature e sartoria ad una società esterna è solo il primo tassello di un domino che vedrà cadere uno dopo l’altro interi settori produttivi? Alla luce di questi avvenimenti dobbiamo chiederci se l’obbiettivo dell’azienda sia la dismissione di Videotime? O di molte parti di Mediaset?</p>
<p class="bodytext"><br /><br />La cessione di rami d’azienda da parte del principale gruppo televisivo privato che fa capo al Presidente del Consiglio non trova ragione in un reale stato di crisi ma in una scelta politica. Mediaset non è una azienda in crisi, se è vero che gli incassi pubblicitari sono rimasti stabili nel 2008 il fatturato ha continuato a crescere con un aumento del 4,2 %. </p>
<p class="bodytext">La stessa Mediobanca prevede un aumento del titolo per il 2010. Dunque la scelta è quella, tutta politica, di fare di questo paese una repubblica non più fondata sul lavoro. </p>
<p class="bodytext">Un paese in cui vada definitivamente a sparire il lavoro a tempo indeterminato, il “lavoro fisso”, la garanzia del futuro e della pensione, per lasciare posto alla totale deregolamentazione, al lavoro precario e nero. </p>
<p class="bodytext">Questo il segnale che viene da Mediaset a tutti gli imprenditori del paese. Non sappiamo se l’obbiettivo finale è quello di vendere (forse già hanno venduto) Videotime o l’intero gruppo Mediaset, certo è che i segnali sono preoccupanti e che la dismissione del settore trucco, acconciature e sartoria potrebbe essere solo il primo tassello di un domino che travolgerà intere professioni, posti di lavoro, famiglie. </p>
<p class="bodytext">Per questo cercheremo di fare argine ad una simile catastrofica deriva che travolgerà non solo i dipendenti Mediaset, non solo tutti i lavoratori dell’indotto che già oggi operano in condizioni da paese incivile, ma darà il via libera alla distruzione sistematica di qualsiasi garanzia occupazionale.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Lo sciopero del 10 e 11 gennaio è solo la prima risposta di protesta a cui seguiranno altre giornate di lotta che cercheremo di organizzare allargando la partecipazione a tutta la categoria dei lavoratori del Broadcast.<br /><br /></p>
<p class="bodytext"><em>Lì, 8 gennaio 2010 </em><br /><br />&nbsp;<br /><br /></p>
<p align="right" class="bodytext"><em>CUB&nbsp; Informazione&nbsp; -&nbsp; SLAI Cobas</em></p>
<p align="left" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="left" class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="left" class="bodytext">.</p>
<p class="bodytext"><hr><p align="right"><strong>9 gennaio 2010 - Il Manifesto</strong></p><p align="CENTER"><strong>SCIOPERO Domenica 5 registrata. Per     il Tg5 precettati i quadri<br />     Niente diretta per aggirare lo stop Mediaset attiva le     contromosse<br />     </strong><em>di Antonio Sciotto</em></p> <em>    </em><p>Mediaset ha già attivato le contromosse per essere     danneggiata il meno possibile dallo sciopero deciso per domani e lunedì. La trasmissione     di punta Domenica 5 - condotta da Barbara D'Urso - non può saltare: dura diverse ore, è     infarcita di spot redditizi, qualsiasi sostituto verrebbe stracciato dalla concorrenza     Rai. Perciò si è deciso di correre ai ripari, rinunciando alla consueta diretta: alcuni     lavoratori ci confermano che è già stato fissato lo studio 10 di Cologno Monzese, dove     oggi D'Urso e il suo gruppo registreranno la puntata. Differente sarà la sorte dei     programmi sportivi come Controcampo o quelli della piattaforma Premium: sono legati alle     partite di calcio, e dovranno per forza rischiare la diretta. Così come il Tg5, che     ancora ieri veniva dato - almeno nelle edizioni della domenica - come «fortemente a     rischio» da parte degli scioperanti. Ma pare che l'azienda abbia già comandato diversi     quadri per coprire le assenze.<br />     Da Cologno Monzese, cuore dell'Impero televisivo del Cavaliere, le truccatrici si     aspettano il massimo della mobilitazione: «L'atmosfera qui è molto calda, dello sciopero     parlano tutti - conferma Anna Di Domenico, una delle lavoratrici che ha firmato la lettera     aperta al premier - Ci aspettiamo sostegno anche dai lavoratori degli altri settori. E'     chiaro che noi siamo l'&quot;apripista&quot;, che presto partiranno altre cessioni. Cosa     ci guadagnerebbe infatti l'azienda solo dall'esternalizzazione di 56 persone? Hanno     cominciato da noi, dall'anello più debole, pensando che non avremmo creato problemi». Lo     sciopero, il primo nazionale che coinvolge tutto il gruppo del Biscione (nelle sue     ramificazioni Videotime, Rti, Elettronica industriale), è nato proprio dalla decisione di     Mediaset, annunciata via fax il 5 gennaio, di cedere il reparto «Trucco, acconciatura e     sartoria» alla Pragma srl: i 56 dipendenti coinvolti perderanno così l'integrativo e -     temono - la sicurezza del proprio posto, mentre tutti gli altri colleghi si sono allarmati     per future, eventuali, cessioni. <br />     Quanto alle altre trasmissioni, sembra che i servizi di Mattino 5 e Pomeriggio 5 (in onda     lunedì), verranno montati eccezionalmente tra oggi e domani in una società esterna, la     Sea di Roma. I due programmi, però, dovranno comunque rischiare la diretta. Per Matrix,     che a volte registra il lunedì, si è deciso di slittare direttamente a martedì.     Particolare la scelta di Rita Dalla Chiesa: Forum di lunedì, quando ci sono scioperi,     viene di solito registrato il venerdì; ma la conduttrice avrebbe disposto di non     pre-registrare nè rischiare la diretta, lunedì, proprio in solidarietà con gli     scioperanti; e avrebbe chiesto di mandare in onda una puntata di repertorio con la scritta     sovraimpressa «trasmissione registrata». Quanto al Tg5, pare che l'azienda abbia     comandato diversi quadri per salvare le edizioni di domenica: in ogni caso, dalle 10 di     mattina un presidio degli scioperanti si troverà davanti al Centro Palatino, sede del tg.     Così come presidi si svolgeranno a Cologno.<br />     Proprio contro le sostituzioni abusive, Cgil, Cisl e Uil del Lazio hanno inviato a     Mediaset una lettera di diffida: minacciano di «procedere in via giudiziale», per     attività antisindacale, nel caso in cui l'azienda dovesse «porre in essere comportamenti     lesivi del diritto di sciopero, tutelato dall'articolo 40 della Costituzione». «Stiamo     cercando di sensibilizzare anche i quadri - dicono Roberto Crescentini e Dario Giordano,     delegati Cisl e Cgil Videotime - Anche perché le prossime, eventuali, esternalizzazioni     potrebbero riguardare pure loro». Si muove la Cub, che sta creando un sindacato interno,     e lo Slai Cobas: gli operai Fiat di Arese saranno al presidio di Cologno. Danno la     solidarietà anche i tecnici Broadcast della Clb, che chiede ai propri associati (spesso     operatori esterni su cui si appoggia Mediaset) di non prestare la propria opera nelle     giornate di sciopero. <br />     Va ricordato infine che le truccatrici hanno ricevuto la solidarietà di tutti i cdr dei     giornalisti Mediaset, Tg5 compreso, impegnati in una trattativa con l'azienda sulla     creazione dell'agenzia unica che assorbirà Tg4 e Studio Aperto.</p>     <hr>     <p align="right"><strong>9 gennaio 2010 - Il Giorno</strong></p><p align="CENTER"><strong>Arese, Cobas dell'Alfa: in piazza     con Videotime</strong></p>     <p>ARESE - I LAVORATORI dell'Alfa Romeo hanno dato mandato     allo Slai-Cobas di concordare iniziative di lotta comuni con i dipendenti di Videotime     (Mediaset). È l'esito di un'assemblea che si è tenuta ad Arese. «Una delegazione di     lavoratori dell'Alfa - spiega Corrado Delle Donne dello Slai-Cobas - sarà presente al     presidio organizzato nella sede Mediaset di Cologno Monzese domani, mentre all'assemblea     di mercoledì prossimo sarà discusso un vasto programma di iniziative comuni».</p>     <hr>     <p align="left"></p> </p>]]></content:encoded>
			<category>telecomunicazioni</category>
			<category>informazione</category>
			
			
			<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 09:19:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>L'ex Ministro Castelli ha ragione: colleghi smettetela di lagnarvi è l'ora della lotta!</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22396&#38;cHash=9cf91fa110</link>
			<description>I CPS propongono il blocco degli scrutini, l'RdB porterà la decisione in tutti le assemblee di scuola impegnandosi a sostenere attivamente la scelta di lotta dei lavoratori.</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">&quot;Volete la pappa pronta, dovete smetterla di lagnarvi e pensare positivo.&quot;<br />Così ha risposto alla nostra collega Barbara precaria di Palermo durante la trasmissione Annozero del 7 gennaio scorso.</p>
<p class="bodytext"><br />Ha ragione: i nostri diritti, al lavoro, alla casa, all'istruzione dobbiamo riconquistarli da noi, da questa gente possiamo solo aspettarci ipocrisia, falsità e arroganza.</p>
<p class="bodytext">Tolgono ai deboli per dare ai forti!</p>
<p class="bodytext"><br />D'altra parte la nostra Ministra Gelmini non è stata da meno in questi anni: la scuola è un luogo di fannulloni, i professori fanno politica, i “bidelli” sono delle belle presenze più dei carabinieri!<br /><br />I Comitati Precari della Scuola hanno fatto un appello ai sindacati tutti per continuare la lotta bloccando i prossimi scrutini.</p>
<p class="bodytext"><br />L'RdB Scuola, a livello nazionale, fa propria la risposta della RdB Scuola Emiliana indirizzata al CPS di Bologna che qui intendiamo interamente riportata e che trovate allegata.</p>
<p class="bodytext"><br />In particolare, riteniamo che debba stabilirsi un principio irrinunciabile (specialmente in questa fase): </p>
<p class="bodytext">la decisione di bloccare gli scrutini deve essere presa all'interno delle assemblee dei lavoratori nelle varie istituzioni scolastiche;</p>
<p class="bodytext"><br />- ancora una volta ci si pone, con evidenza, il problema delle libertà democratiche sui luoghi di lavoro e la mancanza per il sindacalismo di base così come per i lavoratori di richiedere le assemblee necessarie per esprimere le proprie determinazioni in merito alle proprie condizioni di vita e di lavoro, appannaggio esclusivo dei sindacati firmatari di contratto (CGIL,CISL,UIL,GILDA,SNALS);</p>
<p class="bodytext"><br />-riteniamo, inoltre, che proprio sulla base di una valutazione dell'andamento delle lotte di questi ultimi anni, si pone con urgenza la creazione di un nuovo soggetto sindacale di base che rimetta in discussione il ruolo attuale degli stessi sindacati di base, dei comitati/coordinamenti alla luce delle modificazioni in atto anche in termini di relazioni sindacali. </p>
<p class="bodytext">La fase della concertazione dei sindacati confederali con i governi,di tutti i colori, sta dimostrando il suo fallimento e trasformando gli stessi in sindacati collaborazionisti con le scelte più reazionarie di questo Governo e della Confindustria. </p>
<p class="bodytext">E' necessario aprire una seria, approfondita, diffusa discussione su &quot;il sindacato che serve ai lavoratori della scuola&quot; che ci coinvolga direttamente per definire con coerenza gli strumenti di lotta necessari per affermare la dignità che vorrebbero toglierci e preparare la strada delle prossime vittorie.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Siamo, dunque, disponibili a qualsiasi confronto impegnati a proseguire la lotta per la difesa della scuola pubblica contro l'avanzare del processo di privatizzazione.<br /><br /></p>
<p align="right" class="bodytext"><em>RdB Cub Scuola</em></p>]]></content:encoded>
			<category>scuola</category>
			
			
			<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 15:51:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>CRONACA DI UNA RAPINA ANNUNCIATA... ANZI DUE… ANZI TRE… ANZI QUATTRO!!!</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22365&#38;cHash=76374219db</link>
			<description>In allegato il volantino</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Nella serata di giovedì 17 aprile 2008, vi è stata una rapina all’UNICOOP di Genzano e venerdì 18 aprile l'episodio si è ripetuto anche all 'UNICOOP di Roma Laurentina. In via Laurentina è il secondo episodio nell'arco dello stesso mese. Il 30 dicembre 2009 ci risiamo, una dipendente del negozio 96 ha subito ancora una rapina.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Crediamo indispensabile che l’azienda metta in campo tutte le risorse atte a tutelare la salute psico-fisica dei lavoratori, cominciando dalle cose più semplici ma mai ovvie. </p>
<p class="bodytext">L’azienda chiede a chi opera in cassa di spedire di frequente i soldi incassati; a parte che questa operazione preserva il denaro ma non gli operatori di cassa, ma sarebbe opportuno che tale richiesta fosse accompagnata dai necessari interventi tecnici&nbsp; che consentano di rendere utilizzabile la posta pneumatica, spesso malfunzionante e che obbliga gli operatori di cassa ad abbandonare la postazione per poter effettuare l’operazione richiesta.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Inoltre non capiamo perché non si estendono le garanzie di sicurezza degli ipermercati anche ai supermercati, spesso prede più facili per i malintenzionati proprio per la carenza di controlli. Già da tempo i dipendenti avevano segnalato i pericoli di un tale evento e denunciato i non adeguati metodi di sicurezza per il personale.</p>
<p class="bodytext"><br /><br />Nel manifestare la massima solidarietà alla collega vittima dello spiacevole evento, la RdB ritiene ineludibile sollecitare un’intervento tempestivo da parte dell’azienda ed a tal fine si attiverà nelle sedi opportune per richiedere un’incontro chiarificatore.</p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p class="bodytext"><em>Roma 31 dicembre 2009</em></p>]]></content:encoded>
			<category>commercio servizi</category>
			
			
			<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 12:24:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>FIAT: BASTA COL PRENDI I SOLDI E SCAPPA</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22324&#38;cHash=209c93f55c</link>
			<description>GLI OPERAI DAVANTI MONTECITORIO CONTRO PIANO MARCHIONNE E PER L’UNITA’ DELLA LOTTA IN TUTTI I SITI PRODUTTIVI</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">Consistente, nonostante il maltempo, la partecipazione al presidio in corso a Roma dei lavoratori della Fiat e dell’indotto, che da Termini Imerese, Pomigliano, Cassino, Arese, e dalla Sevel di Adessa sono giunti in Piazza di Monte Citorio mentre a Palazzo Chigi è in corso il confronto fra vertici Fiat ed organizzazioni sindacali.<br /><br />&nbsp;<br /><br />“Se l’unione fa la forza, in tutto il gruppo Fiat una sola lotta”, grida la piazza, dove moltissime sono le bandiere di RdB, Slai Cobas e Sdl Intercategoriale, e dove gli operai di tutti i siti produttivi si oppongono a chi tenta di metterli l’uno contro l’altro.<br /><br />&nbsp;<br /><br />Così, mentre i confederali accettano il piano Marchionne, i sindacati di base lo respingono e chiedono che la Fiat restituisca le ingenti risorse pubbliche ricevute per rilanciare gli stabilimenti, anziché ristrutturare e licenziare.<br /><br />&nbsp;“Quella di Marchionne, che mantiene inalterato il suo piano, è una grave provocazione” dichiara Vittorio Gramillo, dello Slai Cobas di Pomigliano. “E’ incredibile che Cgil Cisl Uil accettino di rimanere al tavolo mentre tutta la piazza grida vergogna”.<br /><br />&nbsp;<br /><br />RdB, Slai Cobas e Sdl continueranno a mantenere alta la mobilitazione unitaria e già dai prossimi giorni rilanceranno le iniziative per difendere i diritti dei lavoratori Fiat contro gli interessi delle elite imprenditoriali e sindacali.<br /><br /></p>]]></content:encoded>
			<category>Metalmeccanici</category>
			<category>Patto di Base</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 18:16:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>Rappresentanza e democrazia del lavoro. Le nostre posizioni e la proposta di legge Fiom</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22320&#38;cHash=7ddc437a5f</link>
			<description>In allegato il documento</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="bodytext">L’assenza di una vera democrazia sindacale e del lavoro, nelle fabbriche, scuole, uffici e a livello generale, e la mancanza di trasparenti, eque e democratiche regole per verificare la rappresentanza e la rappresentatività dei diversi sindacati, sono stati in questi anni i principali ostacoli alla piena estensione del sindacalismo alternativo e conflittuale e hanno regalato a Cgil, Cisl e Uil il monopolio oligarchico dei diritti sindacali. Sia i governi di centrodestra sia quelli di centrosinistra hanno protetto e garantito tale monopolio: ma i principali soggetti si questa espropriazione dei diritti sono stati i sindacati concertativi che, a partire dalla legge 146 antisciopero in poi, sono sempre intervenuti direttamente e in prima persona, attraverso accordi legislativi, contrattuali o pattizi, per impedire il dispiegamento di una vera democrazia del lavoro e di una rappresentanza sindacale su basi giuste e democratiche.</p>
<p class="bodytext"><br />In questi giorni una componente Cgil, che, dall’interno dei sindacati concertativi, si è sempre vantata di essere all’avanguardia nelle richieste di democrazia sindacale nei posti di lavoro e a livello generale, ha presentato una proposta di legge in materia che noi, come Cobas, RdB e SdL, riteniamo inaccettabile, in quanto fondamentalmente basata sulla difesa delle proprie posizioni nel conflitto apertosi nella Cgil e con Cisl e Uil, e non rispettosa di una vera democrazia sindacale per tutti, nei posti di lavoro e fuori, che preveda norme, garanzie e meccanismi democratici che prescindano da “rendite di posizione” e da valutazioni “pro domo sua”.</p>
<p class="bodytext"><br />Non ci pare che l’unico punto davvero positivo della proposta, e cioè l’eliminazione della clausola del 33% (sempre che la formula “elezione libera e con metodo proporzionale” art.1 comma 1 della proposta FIOM intenda effettivamente cancellare il 33% riservato alle organizzazioni sindacali firmatarie), che certo allargherebbe gli spazi a livello aziendale, cambi però la situazione a livello nazionale e di settore, visto che, a tali livelli, la “maggiore rappresentatività” resterebbe comunque, per “diritto divino”, a Cgil, Cisl, Uil e Ugl.</p>
<p class="bodytext"><br />Infatti, il modello proposto è lo stesso della Bassanini, così come è stata applicata finora nel PI (art.2 comma 1) e cioè elezioni RSU nei singoli luoghi di lavoro e media tra il dato elettorale e quello associativo. Non è prevista alcuna “seconda scheda” per verificare la rappresentatività nazionale e settoriale.<br />Ad aggravare questo elemento, che per noi resta cruciale, ci sono i seguenti temi:</p>
<p class="bodytext"><br />1) “il diritto di presentare le liste per le elezioni compete a tutti i sindacati rappresentativi e a forme associative di lavoratori cui aderisca mediante firme in calce alla lista non meno del 5% dei lavoratori elettori” (art.1 comma 3). Per quanto riguarda il Pubblico Impiego qui si fa un balzo indietro anche rispetto alla Bassanini: non c'è solo il fatto che a chi non è Cgil, Cisl, Uil e Ugl non gli si dà neanche la dignità di “altri sindacati” (indicati come generica “forma associativa”) ma questi dovrebbero anche raccogliere le firme in percentuale superiore a quello indicato nella legge PI, fissato al 2%.</p>
<p class="bodytext"><br />2) laddove si parla del “diritto di tenere l’assemblea retribuita in orario di lavoro” (art.1 comma 6) viene saltato a piè pari l’aspetto fondamentale: chi ne ha il diritto? Tutte le organizzazioni sindacali e le “forme associative” o, come il testo sembra dare per scontato, solo i sindacati “rappresentativi”?;</p>
<p class="bodytext"><br />3) non garantisce la partecipazione di tutte le liste la modalità di controllo elettorale proposta nell’art.1 comma 9: gli unici abilitati al controllo e alla raccolta dei risultati elettorali sono i “Comitati paritetici, costituiti dai rappresentanti dei sindacati rappresentativi e dai Direttori delle direzioni provinciali del lavoro”; </p>
<p class="bodytext"><br />4) con il comma 11 dello stesso articolo (qui purtroppo in analogia con il Pubblico Impiego) si ripropone che il diritto alla contrattazione aziendale spetti “alle rappresentanze sindacali unitarie ... con l’assistenza delle Associazioni sindacali rappresentative”; un meccanismo perverso che annulla ogni autonomia alle RSU che vengono “circondate” dagli esponenti dei “sindacati rappresentativi” che di fatto espropriano le RSU dei propri poteri.</p>
<p class="bodytext"><br />5) C’è poi quell’art.3 sulle modalità referendarie. Non entriamo qui nel merito delle varie cifre necessarie per indicare, considerare valido e approvare o respingere una proposta referendaria, perché ci preme sottolineare come il “referendum”, in assenza di qualsiasi vera democrazia a monte, non rappresenta per se stesso una garanzia di democraticità. Respingere un accordo resta ben poco influente se poi a trattare tornano i fautori dell’accordo stesso e non la rappresentanza diretta di chi l’ha contestato e bocciato.</p>
<p class="bodytext"><br />Ma qui, oltre ad una valutazione delle proposte Fiom, ci preme soprattutto ribadire quelli che sono i principi fondamentali delle nostre proposte:</p>
<p class="bodytext"><br />- Qualsiasi legge in materia deve riguardare indistintamente tutti i lavoratori/trici ed i posti di lavoro, pubblici e privati, con le stesse modalità di fruizione dei diritti e gli stessi meccanismi elettorali.</p>
<p class="bodytext"><br />- Le elezioni sui posti di lavoro si devono svolgere con voto segreto e con meccanismo proporzionale puro senza alcuna riserva legata ai firmatari di contratto (33%).</p>
<p class="bodytext"><br />- Le “RSU - rappresentanze sindacali unitarie” vanno trasformate non solo nominalmente in “RSE - rappresentanze sindacali elettive”, in quanto la RSU come struttura “unica”, non corrisponde alla realtà, visto che prevede elezioni di liste contrapposte e con piattaforme diverse; in realtà l’imposizione dell’”unicità” della RSU si risolve esclusivamente nell'impedimento all'azione del singolo RSU (come ad esempio nella convocazione di Assemblea).</p>
<p class="bodytext"><br />- Contestualmente alle elezioni per definire le rappresentanze sui posti di lavoro si devono effettuare anche le elezioni per definire la rappresentanza a livello di settore/categoria/comparto, su scala nazionale, attraverso una doppia scheda, una per l’elezione nel posto di lavoro, una per la rappresentanza nazionale;</p>
<p class="bodytext"><br />- Se si intende confermare che la rappresentatività ai vari livelli viene misurata attraverso la media tra percentuale del numero di iscritti certificati rispetto ai lavoratori sindacalizzati e la percentuale dei voti ottenuti nelle elezioni rispetto ai votanti, allora la certificazione degli iscritti deve comportare automaticamente che la trattenuta della quota sindacale sia obbligatoria per qualsiasi ente e posto di lavoro, a prescindere dal livello di rappresentanza del sindacato. La certificazione della rappresentanza deve essere effettuata da un soggetto pubblico (INPS).</p>
<p class="bodytext"><br />- La libertà di parola, propaganda e assemblea in orario di lavoro (con un tetto di ore annue a dipendente, da portare a 20 ore che si possano usare con chi si crede) è prerogativa di ogni sindacato, che abbia o non abbia la rappresentanza.</p>
<p class="bodytext"><br />- I Contratti e gli accordi aventi valenza contrattuale, dopo la sottoscrizione dell'ipotesi di accordo, devono essere sottoposti a Referendum tra tutti i lavoratori. Il Referendum deve avere caratteristiche di trasparenza stabilite con specifico regolamento nazionale, che ha validità per tutti i posti di lavoro. Nelle Commissioni elettorali devono essere presenti rappresentanti di tutte le liste.</p>
<p class="bodytext"><em>Roma, 21 dicembre 2009</em></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>
<p align="right" class="bodytext"><em>COBAS -&nbsp; RdB&nbsp; - SDL intercategoriale</em></p>]]></content:encoded>
			<category>Patto di Base</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 13:23:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
		<item>
			<title>FATTI UN REGALO: ESCI DALLA GABBIA!</title>
			<link>http://www.confederazionecub.it/index.php?id=949&#38;tx_ttnews%5Btt_news%5D=22284&#38;cHash=a259f358e7</link>
			<description>In allegato la locandina e la scheda di adesione</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center" class="bodytext"><strong>CAMPAGNA ADESIONI<br />RdB Pubblico Impiego 2010</strong></p>
<h3 align="center">per natale fatti un regalo<br />ESCI DALLA GABBIA<br />sostieni le RdB</h3>
<p align="center" class="bodytext">In allegato puoi scaricare la locandina e la scheda di adesione a RdB P.I.<br /><em>(la scheda, compilata, va consegnata al delegato RdB del tuo posto di lavoro o, laddove non presente, contattando la <a href="http://www.rdbcub.it/index.php?id=782" target="_blank" class="external-link-new-window" >federazione RdB</a> più vicina. Nel caso di precedente iscrizione ad altro sindacato sarai supportato per le procedure di disdetta)</em></p>
<p class="bodytext">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			<category>Pubblico Impiego</category>
			
			
			<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 09:28:00 +0100</pubDate>
			
		</item>
		
	</channel>
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